Surrogacy facts debunking- Un po’ di chiarezza sulla surrogazione di maternità


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Monica Cirinnà

Nell’ultimo periodo il tema della surrogazione di maternità –o “utero in affitto”- è tornato a far discutere l’Italia… più che altro perché gli italiani in media sono ignoranti, Alfano un pochino tanto infame e allora per dar contro al ddl Cirinnà ha tirato fuori l’argomento.

Ma quanto c’è di vero in ciò che si legge sul web negli ultimi giorni? Il ddl Cirinnà davvero legalizza la surrogazione? Il mercato della surrogazione è davvero lo schiavismo del Terzo Millennio? Cos’è la surrogazione di maternità? Non ve lo siete mai chiesti? No? Fate male.

Fate male perché questo è il classico argomento di cui tutti parlano, ma nessuno sa nulla e dunque mi chiedo io: come si può esprimere un’opinione sulla moralità o meno dell’atto –e io più che di moralità, parlerei di eticità, ma dettagli-, se non si conosce l’argomento? Non si può, ma disgraziatamente è ciò che stanno facendo gli italiani al momento.

Ecco perché la vostra Lizzie -in collaborazione con C.V. e C.N.- oggi vi spiegherà cos’è e come funziona la surrogazione.

Prima di iniziare questo favoloso viaggio, voglio darvi qualche dritta: quando troverete scritto birthmother, mi riferirò alla madre portante, meglio nota come “madre surrogato”; quando invece troverete scritto intended parents/mother/father, mi riferirò alla famiglia a cui verrà consegnato il bambino –la terminologia in italiano fa schifo, uso l’inglese per questo-. Birthmother e intended parents non sono un sinonimo di genitore biologico, come vedremo a breve.

Per gli esempi pratici mi riferirò ad un’ipotetica coppia, formata da Carla e Marco, gli intended parents, e Giulia, la birthmother.

 

N.B.: questo articolo non esprime giudizi etici, ma fatti. Se per voi esprimere dei fatti è un giudizio etico… niente, compratevi un vocabolario.

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  • Perché una coppia ricorre alla surrogazione di maternità? La surrogazione di maternità generalmente è l’ultima spiaggia per una coppia ed è una scelta generalmente dovuta all’impossibilità di avere figli altrimenti o di portare avanti una gravidanza: gli intended parents, infatti, possono avere problemi di infertilità o sterilità –che hanno varie cause, che spaziano da una precedente terapia contro il cancro al diabete mellito alla vaginismo all’ostruzione del dotto deferente- o a portare avanti una gravidanza in sicurezza –la coppia può andare incontro a ripetuti aborti oppure potrebbe esserci un sensibile rischio per la salute della donna-.

Diversamente da ciò che molti credono, la maggior parte dei Paesi dove la surrogazione è concessa richiede che la intended mother abbia validi motivazioni mediche per ricorrere a questa pratica.

  • Cos’è la surrogazione di maternità? La surrogazione di maternità è una pratica medica mediante la quale una donna estranea alla coppia sterile o che non ha alcun rapporto con l’intended parent si fa carico si portare a termine la gestazione per conto della coppia o dell’individuo che poi si occuperà del bambino. La surrogazione può essere di due tipi: gestazionale e tradizionale.
  • Che differenza c’è? Nella surrogazione gestazionale vi è l’impianto di un embrione ottenuto con la fertilizzazione in vitro nell’utero della birthmother; l’embrione in questione è completamente privo di legami con la birthmother, ossia quest’ultima non è la madre biologica del bambino.

Vi sono vari tipi di surrogazione gestazionale:

con embrione ottenuto dai gameti di entrambi gli intended parents: Carla e Marco –ricordate i nostri intended parents?- vogliono un figlio, ma per tutelare la salute di Carla, non possono permettersi che sia lei a portare avanti la gravidanza. La coppia si rivolge a Giulia, che accetta di essere la loro birthmother. Visto che sia Carla che Marco producono gameti, si procede alla fecondazione in vitro usando un ovulo di Carla e uno spermatozoo di Marco: l’embrione così ottenuto, biologicamente figlio della coppia, viene impiantato nell’utero di Giulia, che porterà avanti la gravidanza;

con donazione di ovuli: in questo caso, per un motivo X, non è possibile usare gli ovuli di Carla. Carla e Marco si rivolgono quindi alla clinica per ottenere gli ovuli di una donatrice; tali ovuli, una volta fecondati con gli spermatozoi di Marco, vengono impiantati dentro Giulia: l’embrione è biologicamente figlio di Marco, ma non di Carla;

con donazione di sperma: in questo caso, per un motivo X, non è possibile usare lo sperma di Marco. Carla e Marco si rivolgono quindi alla clinica per ottenere gli spermatozoi di un donatore; tali spermatozoi vengono usati per fecondare l’ovulo di Carla, che viene poi impiantato nell’utero di Giulia: l’embrione è biologicamente figlio di Carla, ma non di Marco;

con donazione di embrione: Carla e Marco non hanno la possibilità di usare gameti propri per la fecondazione in vitro, quindi possono ottenere l’embrione di un’altra coppia che, sottopostasi a fecondazione in vitro, ha deciso di donare gli embrioni in eccesso. Tale embrione viene impiantato nell’utero di Giulia: l’embrione non è figlio biologico di Carla e Marco né di Giulia.

Nella surrogazione tradizionale, invece, si procede all’inseminazione naturale –chiamasi sano coito- o artificiale della birthmother con lo sperma dell’intended father –o con quello di un donatore-: l’embrione sarà quindi figlio biologico di Giulia e Marco –o del donatore- ma non di Carla.

Di solito si preferisce ricorrere alla surrogazione gestazionale, che, a livello legale, risulta meno complicata –nella surrogazione tradizionale con donatore, ad esempio, gli intended parents devono procedere con una normale adozione-.

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  • La surrogazione di maternità procede come una normale gravidanza o possono esserci rischi per la birthmother? La gravidanza, nell’essere umano, è sempre un’incognita, dato che la maggior parte dei problemi si manifesta durante il parto, ma in generale non esistono rischi particolari legati alla surrogazione.
  • Esistono rischi psicologici? Sì, possono esserci rischi per la psiche della birthmother, ma nella maggior parte dei casi quest’ultime non riportano traumi dall’atto di separazione dal bambino, come dimostrato da varie ricerche. Le birthmothers tendono a mettere in atto diversi meccanismi che creano un certo distacco emotivo dal bambino e tendono a dirsi soddisfatte del loro gesto. Come però detto all’inizio, esiste il rischio, legato soprattutto alla mancanza di adeguato supporto psicologico, che il distacco dal bambino diventi traumatico e che la birthmother manifesti problemi come la depressione o il rifiuto di lasciare il neonato. In generale, però, si tratta di casi abbastanza esigui: diciamo che è molto più probabile che una donna che si veda costretta a dare in adozione il proprio figlio manifesti problemi psicologici –quasi la totalità di queste donne è incapace di riprendere una vita normale-, piuttosto che ne manifesti una madre portatrice.
  • Esistono rischi psicologici per il bambino? Attualmente nessuna ricerca ha evidenziato rischi per la psiche del bambino.
  • Chi richiede la surrogazione di maternità? Mentre per ciò che riguarda le birthmothers ogni Paese presenta profili abbastanza precisi, i profili degli intended parents sono molto variegati. In generale si tratta comunque di coppie eterosessuali –anche se la pratica è diffusa in misura minore tra le coppie omosessuali e , in alcuni sporadici casi, tra i single- e le intended mothers hanno un’età che spazia dai circa trent’anni ai circa cinquanta.
  • Come si contattano le donne che offrono questo servizio? Vi sono aziende? Siti? O è possibile che le coppie e le madri surrogato facciano tutto in autonomia? Generalmente esistono aziende e siti che offrono la possibilità di mettere in contatto coppie “bisognose” con potenziali birthmothers –potete trovare le loro pagine web semplicemente googlando-, ma esiste anche la possibilità che le coppie e le volontarie si mettano in contatto autonomamente. In molti casi le birthmothers possono essere amiche di famiglia o parenti degli intended parents.
  • Dal punto di vista legale la surrogazione è una sola o conta varie tipologie? La surrogazione, dal punto di vista normativo, si divide in altruistica e commerciale. Nella surrogazione altruistica la birthmother non percepisce alcun compenso a fronte della gestazione, ma viene semplicemente rimborsata per le spese che deve sostenere –per esempio le spese mediche-; nella surrogazione commerciale gli intended parents e la birthmother stipulano un contratto in cui viene specificato anche il compenso che spetta a quest’ultima per l’aver portato avanti la gravidanza. Non tutti i Paesi in cui è permessa la surrogazione accettano quest’ultima tipologia ed in tutti si cerca di favorire la surrogazione altruistica.
  • Di solito l’opinione pubblica accusa chi ricorre alla surrogazione di incoraggiare la tratta di esseri umani, di negare i diritti alle madri portatrici e tanto altro. Si può chiarire da un punto di vista legale questo? Chi ha diritti e chi doveri? C’è un contratto? Il contratto è stipulato solo in presenza di una surrogazione commerciale, come precedentemente detto. Per ciò che riguarda i diritti e i doveri, questi sono precisati dalle leggi nazionali o dalle linee guida pubblicate dai singoli Stati: infatti non tutte le legislazioni prevedono gli stessi diritti e gli stessi doveri per i soggetti della surrogazione.
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A scanso di equivoci, questa è la Georgia.

Faccio l’esempio della Georgia –lo Stato che faceva parte dell’URSS, non quello che fa parte degli USA- e il Regno Unito: in Georgia la birthmother non ha alcun diritto legale sul neonato, che per la legge è figlio degli intended parents; per quanto riguarda il Regno Unito, a dispetto delle leggende urbane che circolano, la legge prevede che la birthmother sia la madre legale del neonato e quindi gli intended parents devono fare richiesta, entro il sesto mese di vita del bambino, per un trasferimento della potestà genitoriale –il bambino deve tassativamente vivere con loro fin dalla nascita- e la birthmother non può autorizzare il trasferimento per le prime sei settimane dalla nascita del neonato.

La legislazione, come si vede, è molto varia e bisognerebbe analizzare ogni singolo caso e le singole leggi nazionali o, come nel caso dell’Irlanda, le linee guida.

  • La madre che offre il proprio utero in affitto può avere ripensamenti? E in quel caso cosa succede? Sì, può succedere che la birthmother abbia dei ripensamenti e, dove è previsto, può intentare un’azione legale per tenere il bambino o rifiutarsi di consegnarlo agli intended parents; ci sono già stati casi simili, in uno in particolare il giudice nominò la birthmother tutrice legale del bambino, che però venne affidato agli intended parents, ritenuti meglio in grado di occuparsi del piccolo. Alla birthmother, però, venne garantito il diritto di visita al bambino. Anche in questo caso, però, si rimanda alle leggi nazionali.
  • Può succedere che sia la coppia ad avere dei ripensamenti? Sì, può capitare e alcuni casi, come quelli del piccolo Gammy, hanno fatto scalpore. In questo caso, a seconda di quanto previsto dalla legge, la birthmother può decidere di tenere il bambino e fare quindi domanda di affidamento, se previsto dalla legge, o questo può venire abbandonato, dando il via agli iter previsti dalle leggi nazionali per ciò che riguarda i minori in stato di abbandono. Anche per questo argomento si rimanda alle leggi nazionali in tema di surrogazione di maternità.
  • In quali Paesi si pratica? I Paesi in cui la surrogazione di maternità è praticata o legale sono: Australia, Canada, Georgia, Grecia, India, Irlanda, Israele, Belgio, Olanda, Nuova Zelanda, Russia, Sud Africa, Spagna, Svezia, Tailandia, Ucraina, Regno Unito, Stati Uniti.

Alcuni di questi Paesi non permettono la surrogazione ai non residenti –per esempio la Tailandia ha recentemente modificato le proprie leggi in tal senso inseguito al caso del piccolo Gammy-, quasi tutti richiedono che gli intended parents soddisfino determinati criteri –tra cui quello di non poter poter portare avanti in maniera naturale una gravidanza per valide ragioni mediche e, in alcuni Stati, rientrare nei limiti di età-, così come le birthmothers.

In Israele la surrogazione è concessa dallo Stato stesso e solo a particolari condizioni, tra cui la professione della medesima religione all’interno della coppia; in Svezia la situazione è abbastanza controversa per via della mancanza di regole chiare,  in altri Paesi solo le coppie legalmente sposate possono accedere alla surrogazione ed in altri non è permessa la procedura di fecondazione in vitro a scopo di surrogazione sul territorio, ma è permessa la surrogazione. Ogni Paese ha, dunque, le proprie leggi, ma per quanto riguarda la tipologia di surrogazione, possiamo riassumere in questo mondo la situazione attuale:

-Australia: surrogazione altruistica;

-Belgio: surrogazione altruistica;

-Canada: surrogazione altruistica;

-Georgia: surrogazione altruistica e commerciale;

-Grecia: surrogazione altruistica e commerciale;

-India: surrogazione altruistica e commerciale;

-Irlanda: nessuna legislazione, solo linee guida;

-Israele: surrogazione altruistica e commerciale;

-Nuova Zelanda: surrogazione altruistica;

-Paesi Bassi: surrogazione altruistica;

-Russia: surrogazione altruistica e commerciale;

-Spagna: surrogazione non legale sul territorio, ma legale all’estero usando una birthmother spagnola;

-Sud Africa: surrogazione altruistica;

-Svezia: surrogazione non chiaramente regolata. Comparata ad adozione, illegale sul territorio;

-Ucraina: surrogazione altruistica e commerciale.

-Regno Unito: surrogazione altruistica;

-Stati Uniti: situazione variegata, alcuni Stati permettono solo la surrogazione altruistica, altri anche quella commerciale e altri ancora nessuna delle due.

Ogni Stato può decidere di adottare diversi criteri per l’accesso alla surrogazione di maternità e non tutti la permettono ai non residenti, ecc…

Si rimanda alle leggi nazionali.

  • In quali è vietato e perché? Nei Paesi non citati la surrogazione è vietata o non esiste alcuna legge al riguardo; le ragione di questi divieti sono dovute a motivazioni morali e religiose.

In Italia la surrogazione di maternità è vietata dalla legge 40/2004, sia nella forma altruistica che in quella commerciale, ma non è vietato, nelle coppie regolarmente sposate, il riconoscimento da parte di uno dei coniugi del figlio dell’altro ottenuto tramite surrogazione all’estero. Il riconoscimento non è però automatico nel caso in cui l’ovulo non appartenga alla intended mother o nel caso di coppie omogenitoriali. Per meglio capire, se Carla, la nostra intended mother, non potesse fornire ovuli per la fecondazione e ricorresse ad una donatrice, il riconoscimento del bambino sarebbe subordinato ad una delibera del giudice.

  • Ma quindi il ddl Cirinnà legalizzerebbe la surrogazione in Italia? No, il ddl Cirinnà introduce solamente la stepchild adoption, ossia la possibilità da parte del coniuge di riconoscere il figlio del proprio/a compagno/a, come già avviene per le coppie eterosessuali regolarmente sposate, nei casi citati nel punto precedente, ossia nel caso in cui Carla sia costretta a ricorrere ad una donatrice di ovuli o in quello in cui il bambino sia figlio di una coppia omogenitoriale, ossia formata da genitori dello stesso sesso biologico oppure nel caso in cui il bambino sia nato da una precedente relazione del genitore biologico, che ha successivamente iniziato una relazione con una persona dello stesso sesso o che si trova a vivere in quella che è un’unione di fatto. In questi casi, secondo la normativa vigente, l’adozione è impossibile e ci si deve rimettere alla decisione del giudice nel caso del decesso del genitore legale o di separazione dei genitori.

adozione-gay-1024x660La stepchild adoption non renderebbe legale la surrogazione, ma sarebbe soltanto un modo per garantire ai bambini dei diritti che, per ora, non sono loro riconosciuti, condizione che causa un gravissimo pregiudizio nei confronti del loro benessere psicofisico.

  • Il bambino (in futuro, se volesse e venisse a sapere la verità) può conoscere la madre surrogato? Oppure il discorso funziona come l’adozione: cioè l’anonimato? Questo dipende dai genitori e da ciò che è previsto dalle leggi nazionali –esattamente come per le adozioni, dato che non in tutto il mondo è previsto l’anonimato, né sono previsti gli stessi meccanismi per reperire informazioni sui genitori biologici-. Per esempio negli Stati Uniti o nel Regno Unito ci sono molti casi in cui la birthmother è in contatto con la famiglia del bambino o ha rapporti con bambino stesso. In altri Paesi, invece, il suo nome non figura nemmeno sul certificato di nascita o sui documenti del neonato.
  • A che età una donna può iniziare con l’utero in affitto? L’età varia a seconda delle leggi nazionali, ma in media le birthmothers hanno già compiuto i ventuno anni di età. La maggior parte di loro ha circa trent’anni e ha già avuto almeno due figli prima della surrogazione, ma queste statistiche possono variare, ovviamente, da Paese a Paese.
  • Le tariffe per una gravidanza in affitto? Le tariffe dipendono da Paese a Paese e dal tipo di surrogazione, si parte dai ventimila euro per arrivare anche ai duecento mila. Nei Paesi in cui è permessa solo la surrogazione altruistica gli intended parents pagheranno ovviamente tutta la procedura di fecondazione ed impianto e rimborseranno le spese che la donna sosterrà per portare avanti la gravidanza, mentre in caso di surrogazione commerciale, la birthmother ha diritto ad una ricompensa che varia a seconda delle leggi, del Paese e del contratto stipulato prima della fecondazione e dell’impianto dell’embrione.
  • Siccome sento spesso di donne che praticano l’utero in affitto in paesi non proprio ricchissimi (tipo Ucraina, India e via dicendo) puoi affrontare anche questa sfaccettatura della questione? Questa è in effetti una questione spinosa: in alcuni Paesi, effettivamente, le leggi nazionali paiono non essere sufficienti per tutelare in maniera corretta tutte le parti che prendono parte alla surrogazione e il bambino che nascerà. Purtroppo questo è un problema di leggi nazionali che solo i singoli Stati possono risolvere legiferando sul tema e non è risolvibile dall’esterno. Certo, si possono spronare questi Stati ad approvare leggi che offrano una maggiore tutela e si può consigliare alle coppie interessate di tentare la surrogazione in altri Paesi –dove però, molto spesso, la procedura costa di più-, ma questo comunque rimane di loro competenza e, nei casi di vuoti normativi, alla buona fede e al buonsenso delle parti coinvolte.
  • Quali obiezioni vengono, di solito, espresse da i gruppi pro vita e simili? Che peso ha nella nostra politica tale argomento? E perché tanti contrari? Le obiezioni di solito sono di carattere morale e religioso, anche se penso che nella nostra politica questo tema ed in generale quello dei metodi di riproduzione che esulano dal paradigma “uomo-donna-coito” abbiano poco peso se non quando vengono tirati in ballo da autorità religiose e politiche. Credo ci sia molta poca attenzione e molta poca informazione su queste tematiche e spesso le notizie e le informazioni a disposizione della gente sono poche, frammentarie, spesso errate –a volte sono state snaturate in malafede da gruppi religiosi e politici- e quindi non permettono un dibattito serio tra parti debitamente informate.

 

 

Eccoci a termine di questo breve viaggio all’interno del mondo della surrogazione di maternità.

Ovviamente ho tentato di ricostruire un quadro generale che possa essere di riferimento se vorrete approfondire e ho preferito non scendere nello specifico di ogni singola fattispecie, perché sarebbe sicuramente stato pensante per voi e per me e avrebbe rischiato di confondere le idee più che chiarirle, perché si tratta di un mondo molto ampio, che comprende diverse legislazioni, diversi casi, persone ed eventi diversi e quindi è impossibile trattare tutto in poche pagine.

Io, da parte mia, vi invito sia ad informarvi sul ddl Cirinnà, lasciando perdere le dichiarazioni di Alfano, sia sulla surrogazione, perché credo che ci sia stata molta poca informazione, spesso manipolata a fini politici e che quindi non ci sia un dialogo onesto sull’argomento e per averlo, a prescindere da quello che poi ne pensiate personalmente, è necessario avere un’idea di ciò di cui si parla e in questo caso si parla della vita e delle speranze di altri esseri umani.

Spero di avervi fornito informazioni sufficienti, in modo chiaro e magari coinvolgente, anche perché questo è il primo, vero articolo di debunking che io abbia mai scritto, i precedenti articoli erano più un’esposizione a volte sarcastica, a volte sottoforma di narrazione di fatti, mentre qui ho deciso di coinvolgere C.V. e C.N. in modo da avere questo scambio di battute che poi sono le domande che credo chiunque si faccia sull’argomento.

Se volete commentare o aggiungere qualcosa i commenti sono aperti, ma vi pregherei di mantenere toni civili, altrimenti prenderò i dovuti provvedimenti.

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