No! Io, donna, non voglio Mr Grey: breve spiegazione del perché Christian Grey NON è l’uomo dei sogni.


Ave, lettori.

Se siete qua oggi, è perché evidentemente avete lo stomaco forte. Ma forte sul serio, eh, visto che il titolo dice tutto, ma proprio tutto.

Non è la prima volta che scrivo di questo argomento, l’ho già fatto una volta nel vecchio blog –link– e, sinceramente, speravo che fosse anche l’ultima. Ovviamente E.L. James non era della mia stessa opinione e dopo le varie Sfumature ha deciso di pubblicare Grey… in pratica una versione ancora più triste e squallida di 50 sfumature di grigio narrata dal protagonista maschile, Christian Grey.

Perché? Be’, vorrei essere tanto ottimista da pensare che fosse solo a corto di grana, ma non sono nemmeno così stupida e molto probabilmente quella donna davvero crede di essere una grande scrittrice e quindi voilà, l’ennesima minchiata in salsa pseudo-BDSM è servita. Poveri noi.

Poveri noi sì, perché ovviamente il disagio che segue quella serie l’ha seguito a ruota come al solito, attirato come le mosche dal miele e così la solita carrellata di tristi ritornelli, analisi del testo inesistenti e mistificazioni è giunta a peggiorarmi l’umore già nero per il caldo e so bene che buona parte del popolo del Web sa bene di che disagio parlo, ma per facilitare le cose, questo articolo sarà il più completo possibile, in modo che tutti capiscano di cosa parlo.

Premessa #1: anche se non vorrei, DEVO scrivere questo articolo. Lo devo a me stessa e alle cose in cui credo, perché 50 sfumature con annessi e connessi e le grigette –le fan della serie- vanno contro ogni mio principio morale, contro il buonsenso, contro l’istinto di autoconservazione, contro qualsiasi cosa buona e corretta esistente a questo mondo.

Premessa #2: se siete fan del libro e vi sentirete in dovere di insultarmi al termine della lettura, chiedetevi il perché. Io dirò le cose esattamente come stanno, perché anche questo libro, come ogni cosa al mondo, ha una ricaduta pratica sulla vita delle persone.

Premessa #3: questo sarà un mattone. Armatevi di santa pazienza.

Estate 2012. Con la forza di un uragano nelle librerie, in tv, sul web, alla radio irrompe il nuovo fenomeno letterario del momento: 50 sfumature di grigio di E.L. James, edito da Mondadori nella sua versione italiana.

Scatta il caso letterario: centinaia di donne si riversano nei supermercati, reparto libri e nelle librerie. Molte di loro, probabilmente, avevano smesso di metterci piede dopo aver letto di Gian Burrasca per la scuola elementare –media nel migliore dei casi-, ma 50 sfumature di grigio va letto assolutamente! Ovunque viene pubblicizzato come la rivelazione dell’anno, il libro che tutte le donne vogliono, un inno alla libertà sessuale e quella bella copertina nera con la cravatta argentata, dopotutto, era attraente.

Ben presto molte mie conoscenti lessero il libro e gli altri due volumi della trilogia, 50 sfumature di nero e rosso –sì, lo so, viva la fantasia-, vennero tradotti alla velocità della luce e pubblicati anche in Italia. La febbre da 50 sfumature cresceva.

In tutto ciò io dov’ero? Se non ricordo male a casa a bestemmiare mentre tentavo di capire qualcosa delle ossidoriduzioni o in libreria a bestemmiare perché L’uccello del malaugurio non ne voleva sapere di uscire –è uscito qualche giorno prima del mio compleanno, alla fine. Mi dispiace un po’ per la povera commessa che mi trovava davanti al bancone ogni santo sabato-. Ero insomma troppo presa e troppo in ansia da “la Marsilio mo’ fa l’infame e me lo fa uscire l’anno prossimo ‘sto libro, meglio che mi impari lo svedese e me lo legga così![1] per curarmi della febbre da rivelazione dell’anno. Iniziai ad interessarmene solo nel settembre di quell’anno, quando iniziai ad imbattermi dei primi articoli e nelle prime pagine di protesta contro questo fenomeno. Le cose che dicevano erano anche abbastanza inquietanti, ma visto che avevo recuperato il mio debito in chimica e quel dannato libro della Läckberg ancora non usciva recuperai il PDF e lo lessi: insomma, non è una novità che i libri un po’ scabrosi vengano recensiti malissimo da parte dei lettori e della critica.

Me al termine della lettura.

Non avrei mai dovuto farlo. Mai. Ma proprio mai.

La prima reazione fu quella di vomitare l’anima.

La seconda di chiedermi chi cacchio aveva potuto scrivere tante stronzate e scriverle pure così male.

La terza fu di leggere i sequel –che lessi a pezzi, in realtà, ma poi vi dirò-.

L’ultima fu di iscrivermi a tutte le pagine possibili contro quell’obbrobrio.

Capiamoci: non è che quel libro non mi piacque… mi lasciò proprio disgustata e più disgustata ancora mi lasciarono le sue fan, le grigette.

Ma di cosa parla 50 sfumature di grigio? Perché ebbe e tuttora ha tanto seguito?

Jamie Dornan e Dakota Johnson, gli interpreti di Anastasia e Christian. Povero Jamie, dal Cacciatore al minorato mentale, ma gli si vuol bene lo stesso… e a quanto pare non tornerà nel sequel, è rimasto schifato la personaggio.

Ebbene, la trilogia parla, almeno in teoria, della storia di amore tra Anastasia Steele, timida ed impacciata laureanda in Letteratura inglese e Christian Grey, un imprenditore bello ed impossibile dai mille segreti oscuri e dal passato ancora più oscuro. I due si incontrano quando Anastasia, o Ana per gli amici, sostituisce la sua migliore amica/coinquilina Kate durante un’intervista al multimilionario Grey e da qui in poi, sempre in teoria, è un crescendo di pathos ed emozioni, mentre la coppia viene messa a dura prova dai segreti di Grey, amante del BDSM e del controllo, nonché figlio di una prostituta tossicodipendente morta davanti al figlioletto di quattro anni e sottomesso all’età di quindici da un’amica dei genitori adottivi, fino all’happy ending per la coppietta. Detta così sembra né più né meno che la trama di un Harmony strappalacrime, di quelli che ti smerciano in edicola assieme ai gialli di bassa lega.

Detta così è anche piuttosto clemente: in realtà 50 sfumature di grigio assume fin da subito una tinta che sfuma, per lo appunto, tra il ridicolamente paradossale e l’inquietante.

Perché ridicolamente paradossale? Prima di tutto, la trilogia non è farina della James: in realtà nasceva come fan fiction su Twilight. Nel caso non sappiate cos’è una fan fiction, ecco a voi la definizione: Una fanfiction o fan fiction (abbreviato comunemente in fanfic, FF o fic) è un’opera scritta dai fan (da qui il nome) prendendo come spunto le storie o i personaggi di un’opera originale, sia essa letteraria, cinematografica, televisiva o appartenente a un altro medium. (da Wikipedia)

Ora, posto che esistono fan fiction a volte persino migliori dell’opera originale, la versione originale di 50 sfumature di grigio era una fyccina alla Dark: insomma, la James -pardon, all’epoca era ancora Erika Leonard- aveva preso la trama di Twilight, aveva cambiato i nomi ai personaggi, aggiunto un bel po’ di self-insert –perché, disgraziatamente, quel libro presenta le sue fantasie sessuali-, creato una Mary-Sue e un apparente Gary-Stu e voilà: Master of Universe di Snowqueens Icedragon –peggio del mio primo nick su EFP, ragazzi…- venne pubblicato su un sito di fan fiction. Nessuno sa bene cosa accadde dopo: la versione ufficiale è che la storia fu rimossa quando la James pubblicò il libro, quella meno ufficiale ma ritenuta più credibile è che quell’accumulo di pattume fu ritenuto talmente contro alle regole per il suo contenuto che venne eliminata dagli admin del sito.

Inizialmente il libro fu pubblicato sotto forma di e-book –e credo che questo la dica lunga-, di cui era possibile avere una copia cartacea a richiesta, poi… be’, sappiamo tutti com’è finita.

Ma questo non è l’unico motivo per cui definisco la trilogia ridicola: Erika Leonard è stata, secondo la sua biografia, assistente di un direttore di studio presso la National Film and Television School di Beaconsfield; insomma, dovrebbe saper scrivere, se non come Leopardi, almeno decentemente. Ed invece no, E.L. James scrive malissimo: grammatica che anche in inglese traballa, lessico povero e ridotto all’osso, privo di sfumature e tristemente ripetitivo, sintassi che farebbe pietà anche all’ultimo degli analfabeti… persino la traduzione italiana, che non si distingue certo per la sua qualità, rende più giustizia a quei poveri alberi massacrati per stamparci quei libri.

Presumo che mentre la James scrive, assomigli ad una di loro.

Vogliamo poi parlare dello stile? A parte la totale assenza di un’evoluzione da un libro all’altro, cosa possibile solo se sei talmente convinto di scrivere da dio da non leggere mai nemmeno le etichette della Nutella, lo stile di E.L. James è piatto, privo di mordente, di capacità descrittiva e anche narrativa: non è leggero e scorrevole, è superficiale e molto sciapo. L’autrice evidentemente non sa dove inserire parti descrittive e narrative, dandoci una marea di dettagli inutili in momenti che avrebbero richiesto più azione o riflessione e momenti di “riflessione” superficiale, banale e scontata in momenti assolutamente inopportuni. Inoltre scrive in prima persona singolare: cosa altamente insidiosa, perché si rischia di cadere nella trappola del self-insert e della Mary-Sue, rendendo il libro odioso. Ovviamente la James c’è caduta in pieno;  manca poi l’introspezione: nonostante la storia sia raccontata in prima persona da Anastasia, non c’è nessuna profondità nei suoi pensieri, nessun presentare al lettore una fetta più consistente della ragazza. Vorrei poter dire che la James ha usato il flusso di coscienza, ma dubito persino che lo conosca: semplicemente si è limitata a creare un personaggio privo di spessore e a darle pochi pensieri di una banalità e di una superficialità disarmanti. Non è ingenua… è proprio un’ameba.

Altra cosa ridicola è l’assenza di pathos: le 50 sfumature dovrebbero essere un racconto ricco di emozione, di sentimento, se non altro per il fatto che dovrebbero far parte del genere erotico e che Grey continua a ripetere incessantemente di avere un lato oscuro. Insomma, date le premesse l’autrice avrebbe dovuto inserire più momenti intensi, più emozioni, più plot twist… manco a parlarne: tutto è spiccicato lì. Non c’è nemmeno gusto a leggere, perché alla fin fine sai già come andrà avanti e dopo un po’ il polpettone melenso viene a noia. Il lettore non viene coinvolto, non ha stimoli ad immaginare cosa si nasconda dietro il passato di Grey, non ci sono momenti in cui fare supposizioni, nulla: dall’inizio alla fine della trilogia si sa perfettamente come finirà. Troppo “già visto” e troppa incapacità dell’autrice, che assieme sono una fatality mica da ridere.

(Fatalities are everywhere)

Tre libri così?! Lilo, aspettami!

Ma non è solo il pathos ad essere uccel di bosco: anche la trama non scherza. Tre libri –con questo quattro e dall’anteprima si può evincere che nulla sia cambiato- e la trama latita in modo preoccupante. Qua il problema non è che la storia sia comunque qualcosa di già visto e pure mal gestito, ma che l’abbozzo di trama rimane, appunto, un abbozzo. Non c’è la volontà né la capacità di svilupparla e così è un susseguirsi di pagine noiose, scene tutte uguali, colpi di scena che non sono tali, dialoghi al limite dell’idiozia più totale, ragionamenti che presuppongono una totale assenza del sistema nervoso centrale che si ripetono all’infinito. Per tre dannati libri. Quando ho detto che il secondo e il terzo li ho letti saltando i pezzi ero seria e sapete cosa? Ho capito tutto comunque, non perché la storia sia chiara –di chiari ci sono solo i disturbi mentali dell’autrice-, ma perché è talmente ripetitivo da non necessitare di una lettura integrale: anche leggendolo a pezzi si capisce tutto.

Un vero peccato, perché la bozza di trama avrebbe potuto dar luogo ad un thriller psicologico da manuale ed invece ogni accenno di potenziale viene buttato nel WC dalla James, che si premura anche di tirare la catenella.

E’ sempre una scena più credibile di quelle di 50 sfumature di grigio.

Il clou, però, sono le scene di sesso. Capiamoci, io non sono una santa, ormai vivo di het e slash, quindi non mi scandalizzo per due che scopano come ricci: c’est la vie… come credete che arrivino i bambini? Però se un’autrice ha la presunzione di pubblicare un libro erotico –genere non facile, eh, perché l’eros scritto bene è difficile da trovare-, dovrebbe anche saper scrivere scene di sesso, altrimenti punta al romantico. Insomma, che una mi venga perché le viene palpato il seno è fattibile solo negli hentai e che una verginella mi esegua un perfetto deep throat la prima volta in cui fa una fellatio senza avere lo stimolo a vomitare… be’, non è che la cosa sia molto credibile: o la protagonista è Cicciolina e allora amen, o la James, semplicemente, non sapeva cosa stava facendo. Opterei per la seconda.

Insomma, è tutto così paradossale, così terribilmente ridicolo, che sembra quasi impensabile che abbia avuto successo ed invece così è stato: solo il primo libro ha venduto 100 milioni di copie in 37 Paesi.

Amici scrittori, se state pensando di cestinare i vostri manoscritti, siete in ottima compagnia.

Dunque abbiamo capito perché “ridicolamente paradossale”, ma perché inquietante?

Avvertenze: ciò che segue può causare epilessia, nausea, ulcera, depressione cronica, cardiomiopatie, infarti, colpi apoplettici, sanguinamento degli occhi e delle mucose, dissenteria, cecità, scompensi psichiatrici, insufficienza epatica meglio nota come “rodersi il fegato”, risate incontrollate, asfissia, fantasie omicide, abbattimento, pessimismo, misantropia, suicidio, omicidio premeditato.

Come ho detto prima, Christian Grey, protagonista maschile della serie, nasconde molti segreti e un passato oscuro: in mano ad un Martin o ad un giallista coi controcoglioni sarebbe stato un villain stupendo. Disgraziatamente per noi, Grey non è nelle mani di gente capace, ma è una fantasia erotica di E.L. James e, come se non bastasse, è l’oggetto dei desideri delle fan della serie, che l’hanno eletto a maggioranza come l’uomo perfetto, quello che tutte le donne vorrebbero –io, evidentemente, sono un uomo-.

Ma chi è Christian Grey? Perché tutte lo amano? Ma, soprattutto… tutta ‘sta perfezione ‘ndo cazzo sta?

Estate 2012 –sì, di nuovo; no, non siamo in Ritorno al Futuro-. Le librerie sono prese d’assalto, probabilmente i librai non hanno mai visto così tanta gente e incassato così tanto: donne di ogni età svaligiano gli scaffali, reclamano la loro copia, la prenotano. Quelle più moderne scaricano l’e-book, quelle più scrocche se lo fanno prestare da una parente o da un’amica. In tempi record vengono inaugurati siti, forum e blog dedicati alla serie e, in particolare, a Christian Grey.

Il ritratto di quest’uomo rasenta la perfezione: bello, attraente, affascinate, elegante, sicuro di sé, colto, intelligente, raffinato, carismatico, un leader nato, amante premuroso e appassionato, miliardario –e si sa, un conto in banca con più di sei zeri non fa mai schifo-, proprietario di un bell’attico nella zona chic di Seattle, di uno yacht, un elicottero e probabilmente di buona parte dello Stato di Washington, filantropo… sì, dai, avete capito anche voi. Grey ha solo una piccola, oscura pecca: ama il BDSM.

Sorpresa!

Ed ama il BDSM perché ha un passato oscurooooooo!

Christian Grey nasce come il dolce e puccioso –nemmeno un po’- figlio di una prostituta bruna, tossicodipendente e… morta stecchita. Sì, perché la tizia pensò bene di farla finita con il bimbo in casa –causa problemi di droga e magnaccia malvagio che abusava di lei e del figlio-, che rimase per un periodo di tempo rinchiuso col cadavere della madre. Venne salvato dalla polizia e poi adottato dalla dottoressa che si occupò di lui in PS. Potrei sottolineare i plot hole, ma starò zitta. Ovviamente, visto che era troppa poca sfiga per una persona sola, una decina di anni dopo il quindicenne Christian incappò in Elaine Lincoln, un’amica della madre che lo sedusse e lo iniziò alle pratiche BDSM, descritte, per tutta la storia, come qualcosa di oscuro, pericoloso e frutto dei suoi traumi infantili.

I furry. Non chiedete, non lo so, non voglio saperlo!

Ora, è chiaro che uno con un passato simile non può venir su particolarmente sano di mente, ma di sicuro il dichiarato amore per il BDSM non è originato dalla sua terribile infanzia: il bondage non è una devianza sessuale, non è un comportamento nocivo di origine traumatica, è semplicemente un modo come un altro di vivere la propria sessualità. C’è a chi piace il missionario, ci sono i furry –loro sì che sono inquietanti- e poi ci sono le coppie D/s. Amen, non c’è nulla di malvagio in tutto ciò, ma già qua iniziano a vedersi le profonde contraddizioni dell’autrice, che vuole osare ma non può. Sì, perché se il BDSM è, come ho già detto, una pratica perfettamente normale e accettabile, basata su una commistione di piacere e dolore e che ha le proprie fondamenta nel consenso di entrambi le parti, nella fiducia e nel rispetto reciproco –un Dom e un sub, fondamentalmente, si rispettano e il Dom conosce i limiti e i divieti imposti dal suo sottomesso-, per la James questo diventa una perversione sessuale, una fantasia erotica pericolosa che si basa sul gusto che trasgredire le regole della “normalità” le da, ma l’autrice non va più in là, non ne da un ritratto veritiero e corretto, ma lo interpreta secondo un malcelato bigottismo che continuerà a manifestarsi per tutta la storia: i comportamenti sessuali fuori da quelli canonicamente accettati sono una perversione che può essersi originata solo da traumi gravi che hanno causato disturbi psichici. E così va in vacca l’elemento innovativo del libro, l’intento di trasgredire, di sdoganare il sesso nelle sue forme più “estrose”.

Il ritorno di Tina Cipollari: Erika, ascoltala, da buoni consigli.

Insomma, tutte queste promesse di novità, di proibito, di trasgressione con cui ce l’hanno venduto, naufragano miseramente nella classica storia d’amore tra un lui bello e dannato e una lei affetta dalla sindrome della crocerossina che tenterà di farlo passare dal giusto lato della Forza con il proprio amore indomito.

Vi sembra conosciuto? Sì, è la stessa, identica, trita e ritrita idea di fondo che buona parte della letteratura e del cinema romantico ci smerciano da anni. Oh, per carità, non c’è nulla di male… o meglio, non ci sarebbe niente di male se Christian Grey non fosse Christian Grey.

Eh sì, perché Grey non è solo complesso, non è un bravo ragazzo un po’ difficile con la tendenza a mettersi nei guai, uno con qualche problemino risolvibile con l’aiuto di un terapista mediocre; Grey è davvero più oscuro di quello che sembra, ma in senso assolutamente negativo, infatti questo libro sdogana soltanto una cosa: non la trasgressione, non il bondage, non l’emancipazione sessuale femminile. L’abuso.

La serie 50 sfumature è niente meno che un libro che narra, in una patina dorata e forviante, una storia d’amore malata e disfunzionale tra una ragazza debole e manipolabile ed un uomo pericoloso e manipolatore, il tutto presentato dall’autrice come una situazione ideale, come la storia che tutti vorrebbero e da cui trapela un messaggio abbastanza inquietate: “se lui è ricco e bello, non importa quanto manipolatore, sadico o intenzionato ad annichilirti sia, è una povera vittima incompresa, tu lo salverai col tuo amore e non è abuso”.

Le grigette, ovviamente, hanno fatto subito loro il messaggio e l’hanno diffuso sul web e nella vita reale facendo proseliti, spesso anche tra donne abbastanza fragili, facilmente manipolabili e ragazzine poco più che pubescenti.

Ma quindi cos’è Christian Grey?

Christian Grey è un caso umano, un manipolatore, uno stalker: a lui non importa niente delle sue donne, ha in mente solo sé stesso e tutto quello che fa è finalizzato al proprio piacere e alla soddisfazione del proprio bisogno di controllare e manipolare gli altri -e la cosa è chiarissima nelle prime pagine di Grey-. Trae godimento dal completo annientamento della personalità di Anastasia -personalità in ogni caso inesistente, ma su questo torneremo dopo-, che manipola e ricatta emotivamente in ogni modo. Fondamentalmente soffre di un disturbo narcisistico di personalità e non è una bella cosa, anzi: per disturbo narcisistico di personalità si intende un disturbo della personalità, appunto, che comporta che le persone con questo disturbo siano caratterizzate da “senso di superiorità, esigenza di ammirazione e mancanza di empatia. [Le persone affette da tale disturbo] Esprimono una credenza esagerata nel loro proprio valore o importanza, comunemente denominata “grandiosità”. Possono essere estremamente sensibili ai fallimenti, alla sconfitta, o alla critica. Se incontrano un fallimento, a causa della loro elevata opinione di se stessi, possono facilmente manifestare estrema rabbia o depressione. Dal momento che si vedono superiori agli altri spesso pensano di essere ammirati o invidiati. Credono di essere autorizzati a soddisfare i propri bisogni senza attendere, per cui possono sfruttare gli altri, i cui bisogni e opinioni vengono ritenuti di scarso valore. Il loro comportamento risulta solitamente offensivo per gli altri, che li vedono come auto-centrati, arroganti o egoisti. Questo disturbo di personalità si presenta tipicamente in uomini d’azione, ma può essere riscontrato anche in soggetti con scarsi successi.”[2] Insomma, non è una bella cosa ed il fatto che Grey abbia avuto una brutta infanzia non lo giustifica: ci sono bambini che vengono stuprati fin dalla nascita e non diventano pedofili a loro volta, ci sono persone che fin da bambini sono vittime di violenze inenarrabili e non diventano violenti a loro volta, ci sono figli di tossicodipendenti che non diventano tossici e magari si fanno carico dei genitori quando i bambini della loro età vanno all’asilo e giocano con le bambole. Puoi avere l’infanzia più traumatica di questo mondo, ma non sei mai giustificato se diventi una persona di merda.

Ogni giorno, in ogni Paese del mondo, i bambini sono vittime di abusi e violenze di ogni tipo, alcune talmente orribili da non poter essere spiegate. Essere vittima di violenza non ti rende automaticamente un potenziale mostro, ma questo è ciò che insegna la James!

Un bravo psicologo sa che la storia pregressa del paziente deve essere una spiegazione, non una scusante e Grey non ne ha nessuna: è una persona orribile e pericolosa, una di quelle che, nella vita reale, ti riempie di mazzate, ti segrega in casa, ti priva dello stipendio e a volte del lavoro e magari ti mette pure i figli contro per tenerti sotto controllo.

Potremmo anche definire Grey un gaslighter, volendo, ma anche lì non ne uscirebbe bene. Cos’è il gaslighting? Il gaslithing è “un crudele comportamento manipolatorio messo in atto da una persona abusante per far si che la sua vittima dubiti di se stessa e dei suoi giudizi di realtà, cominci a sentirsi confusa, creda di stare impazzendo. Il gaslighter, così viene definito colui che mette in atto tale manipolazione mentale, fa credere alla vittima di stare vivendo in una realtà che non corrisponde alla realtà oggettiva, la fa sentire sbagliata, mina alla base ogni sua certezza e sicurezza, in sostanza agisce su di lei un vero e proprio lavaggio del cervello. La ricerca dimostra che nella stragrande maggioranza dei casi la vittima e il gaslighter sono relazionalmente vicini, quasi sempre partner o parenti stretti.[3]

Insomma, Grey è un manipolatore il cui unico scopo è quello di annichilire le sue vittime –in questo caso Anastasia- e lo fa minando le sue certezze e operando un lavaggio del cervello? Esagero? Forse no.

Per gran parte della trilogia, infatti, Grey si sostituisce ad Anastasia anche nelle decisioni che la riguardano più intimamente: è Grey a decidere che Anastasia prenderà la pillola e sempre lui le sceglie la ginecologa, è Grey a decidere come si deve vestire, come e quando deve mangiare, con chi deve uscire, dove deve andare, con chi deve lavorare, cosa le deve piacere.

Anastasia non decide nulla, la sua opinione non è richiesta e anche se inizialmente sembra avere qualche ripensamento, alla fine si sottomette completamente alla volontà del suo manipolatore, smettendola di avere un’opinione in merito a qualsiasi cosa. Non solo: Grey la controlla anche in senso più materiale, leggendole le mail e spiandola –memorabile una delle scene iniziali in cui, pur essendo ancora due perfetti sconosciuti, lui le traccia il telefonino e va a prenderla. A parte che la cosa è illegale, ma è anche estremamente creepy-. Anastasia, insomma, cessa di essere un individuo a sé e diventa una proprietà esclusiva del suo gaslighter, che la manipola fino a renderla completamente dipendente da lui.

Un compagno/una compagna manipolatore/manipolatrice non vuole il vostro bene: vuole annientarvi. Che siate uomini o donne non importa: guardatevi sempre le spalle e diffidate delle personalità manipolatrici.

Com’è possibile che Anastasia non si sia accorta di nulla? Be’, la risposta è molto semplice: è completamente stupida, è un personaggio privo di raziocinio o di qualsivoglia facoltà cognitiva non sarebbe stato difficile raggirarla in nessun caso; è un’ameba: priva di volontà, di spessore, di… di tutto.

Anastasia non esiste o meglio, esiste in funzione di Christian Grey; è una bambola di carta buttata lì, vittima passiva degli eventi, che non si impone mai, che non pretende mai, che non sceglie mai, la parola del suo manipolatore è legge, anche se le dovesse venire qualche scrupolo alla fine si piegherebbe -e s’è abbondantemente visto nel corso dei tre libri-: è evidentissimo come non sia il personaggio forte e caritatevole che le grigette descrivono, al contrario, è un personaggio debole e molto negativo, una parodia a tinte foschissime della donna facilmente manipolabile ed infatti è manipolata fino all’ultimo dalla sua “dolce metà”.

Chi la prende come esempio sbaglia in pieno, perché promulga un’idea sbagliata, ossia quella che va bene essere completamente prive di spina dorsale, che va bene farsi manipolare fino ad annullarsi, che va bene non avere un briciolo di non dico amor proprio, ma almeno di istinto di autoconservazione.

Altrettanto sbagliato è tentare di difendersi affermando che Anastasia è consenziente, che Grey Ottimo Direi non le fa violenza, non abusa di lei: no, carine, Anastasia Steele non è consenziente. Come ho ben sottolineato, è vittima inconsapevole di una manipolazione operata da un uomo che vede nelle donne brune dei sostituti della madre biologica da punire per la sua infanzia –e ogni buon fan di Criminal Minds sa cosa significhi-: Christian Grey la manipola prima di portarla a letto, a momenti le apre in due il cranio e ci mette dentro i pensieri che vuole lui -cosa non complicata, dato che comunque Anastasia non è capace di pensare da sola-.

Manipolare una persona per indurla a fare quello che vuoi è violenza: i pedofili spesso non stuprano i bambini con la violenza, ma li manipolano affinché stiano buoni buonini mentre li violentano. Molti uomini manipolano le compagne affinché pensino di non valere un cazzo e di meritarsi gli abusi e le manipolano ancora affinché queste coprano le violenze di cui sono vittime. Care grigette, vorreste dirmi che le vittime dei pedofili e di abusi domestici sono consenzienti? No, perché avete appena definito consenziente una ragazza nella stessa situazione e non ci vuole una laurea in psicologia per vederlo.

Manipolare una persona affinché ti lasci fare o ti dica sì è violenza.

Violenza non è solo “ti metto le mani addosso”, “ti insulto da mattina a sera“; violenza è anche non rispettare le volontà altrui e costringere la propria vittima, con le buone o le cattive, a fare qualcosa che non vogliono e/o che non sono certi di voler fare: Anastasia non era certa di quel primo rapporto, una persona normale e sensata si sarebbe fermata, avrebbe aspettato i suoi tempi; Grey, invece, che pensa solo a pucciare il biscotto e al proprio piacere, la manipola e la ricatta emotivamente per avere ciò che vuole, le fa capire chiaramente che “o scopi con me o la porta sta là“, facendo leva sull’insicurezza e il bisogno di affetto della ragazza.

A casa mia è un ricatto emotivo e disgraziatamente non accade una volta sola: Christian Grey manipola continuamente Anastasia e quando sembra che lei voglia alzare la cresta, usa il ricatto emotivo. Questo non è essere consenzienti, è essere costretti ad avere rapporti sessuali o a fare azioni che Anastasia non avrebbe voluto fare.

Manipolazione, controllo, ricatto emotivo, privazione della privacy e delle libertà personali, sminuimento delle scelte personali, delle doti/qualità e della capacità di scelta autonoma della vittima sono esattamente il modus operandi di molti mariti/compagni abusanti e sono, guarda caso, anche la descrizione di Christian Grey: Anastasia non decide nulla all’interno della coppia, non decide nulla per sé stessa, si limita a seguire ciò che le dice il suo partner, viene controllata ad oltranza, le viene continuamente ricordato chi comanda tra lei e Christian, ecc…

Se vi riconoscete in questa situazione, uomini o donne che sia, chiedete aiuto.

Inutile anche tentare di difendersi additando gli altri di bigottismo, di disprezzare il libro e vedere in Christian Grey il demonio solo perché pratica del sesso un po’ stravagante.

Grey non porta avanti pratiche sessuali “stravaganti”: Grey è un sadico che trae godimento dall’annichilimento e la mortificazione delle compagne. Lui non pratica BDSM, lui tenta in tutti i modi di umiliare e controllare le donne con cui va a letto in maniera insana solo per vendicarsi della defunta madre. Questo non è BDSM estremo -che si basa comunque sulla consensualità, la fiducia reciproca e la conoscenza dei limiti accettati dal soggetto dominato, come detto prima-, questa è la descrizione di una persona estremamente disturbata che ha bisogno di andare in terapia per il bene degli altri.

Christian Grey è una persona pericolosa, nella vita reale sarebbe un compagno abusante, un gaslighter, uno stalker e, probabilmente, un pluriomicida: la sua bellezza, la sua pseudo-cultura, i suoi miliardi non ne fanno una persona migliore.

Christian Grey è il marito che uccide la moglie, il padre che manipola i figli, il pluriomicida che odia le donne e 50 sfumature non è una storia di amore e redenzione: al massimo, è la storia di una relazione malata e disfunzionale, che solo una scrittrice incapace avrebbe potuto scrivere in questo modo: ci sono fior fiore di gialli che trattano relazioni simili, ma non se li è mai filati nessuno, quindi perché alle donne piace Grey?

Semplice: è bello, ricco, amministratore delegato di una holding che nella realtà fallirebbe subito -o straccio il mio diploma da ragioniere e no, la James l’ha fatto così filantropo solo per renderlo più appetibile agli occhi delle lettrici, anche perché del suo lavoro si parla pochissimo e dal quel poco che si dice non sta né in cielo, né in terra-, ha appartamentoni, yacht, elicotteri e probabilmente possiede mezza Seattle, sembra colto -sembra, appunto. Se Anastasia non fosse ignorante come una capra gli riderebbe in faccia ogni volta che apre bocca per fare il fenomeno- e spara frasette pseudo-erotiche –“io fotto senza pietà”… ma che, sei serio? Devi proprio avercelo piccolo piccolo per cercare di darti un tono con cazzate simili- che io mi sono vista rivolgere solo da maniaci.

(Io fotto senza pietà… Ahahahahahahahah!)

Perché Grey, nella vita reale è questo: un pazzo, un maniaco, uno che, se ti si avvicina in metro, ti spinge a chiamare il controllore o chiedere aiuto. Nella vita reale voi Grey lo schifereste o gli augurereste di morire male, nella vita reale Grey è né più né meno che un Ted Bundy o un Paul Bernardo, come ricordava giustamente Aibell: a voi Grey piace perché è ricco, perché fa del “bondage” che tale non è e questo vi distrae dalle vostre vite tristi.

Paul Bernardo era un bel ragazzo. La sua ragazza, Karla, rimase subito affascinata dalla sua bellezza e dalla sua eleganza. Assieme hanno ucciso tre ragazzine -tra cui la sorella quindicenne di Karla- e stuprato diverse altre ragazze -15 ufficialmente, più di 30 secondo Karla-. Ma ehi, era così carino e simpatico!

Care grigette, voi non siete donne moderne, emancipate e dignitose: siete degli zerbini senza un minimo di dignità e io tremo al pensiero di quelle donne che, influenzate dalla vostra merda andranno a cercare il loro Grey, magari trovandolo per pura sfiga: allora sì che capiranno chi è davvero quell’uomo. Ma lo capiranno troppo tardi, lo capiranno quando verranno annullate nello spirito, quando diranno di essere cadute dalle scale, quando semplicemente smetteranno di voler combattere.

Non siete moderne ed emancipate a desiderare un Christian Grey, non siete delle geishe esperte perché vi siete comprate un paio di manette, non siete delle esperte di letteratura perché avete letto tre libri scritti coi piedi: rimanete degli zerbini, delle bigotte –tanto quanto il vostro caro, omofobo sogno proibito-, delle ignoranti che si atteggiando ad intellettuali.

La verità è che fate solo tanta pena.

In conclusione:

NO, IO DONNA NON DESIDERO CHRISTIAN GREY!

IO VOGLIO L’UOMO CON UN PO’ DI PANCETTA, CHE MAGARI PASSA LE DOMENICHE SUL DIVANO A GUARDARE LA PARTITA, QUELLO FORSE NON BELLISSIMO, MA CHE MI TRATTI CON RISPETTO E AMORE!

L’ABUSO NON E’ AMORE, E’ VIOLENZA! 


See also:

https://liberamenteaibell.wordpress.com/2015/02/15/popcorn-50-sfumature-di-peli-sulle-cosce/

https://langolodelrecensore.wordpress.com/2015/02/17/vr_cinquanta_sfumature_di_rage/

[1] Volutamente sgrammaticato.

[2] http://www.apc.it/disturbi-psicologici/personalita-narcisistica-cluster-b

[3] http://www.psicoterapiapsicologia.it/articoli-psicologia-psicoterapia/il-gaslighting-o-manipolazione-mentale

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4 risposte a No! Io, donna, non voglio Mr Grey: breve spiegazione del perché Christian Grey NON è l’uomo dei sogni.

  1. Olimpia Petruzzella ha detto:

    GRAZIE! Grazie perché finalmente c’è qualcuno che mi da ragione! Sono ANNI che lo ripeto alle mie amiche. Sono ANNI che scrivono di questi personaggi maschili che onestamente a me terrorizzano (per i motivi che hai detto), perché 50 Sfumature – purtroppo! – è stato SOLO l’inizio.
    Finalmente qualcuno che ne parla e ne scrive! Credevo di essere praticamente l’unica. GRAZIE!

  2. Calamity John ha detto:

    Bel post. Tempo fa pure io ho smerdato quell’orrenda schifezza, anche se il mio punto di vista maschile è certamente diverso dal tuo. Un piccolo appunto, riguardo la coppia di assassini che hai citato, Paul Bernanrdo e Karla Homolka, soprannominati Barbie & Ken dalla stampa, in realtà la donna ha avuto un ruolo molto meno marginale di quanto abbia voluto far credere. E’ riuscita a strappare una condanna minore grazie a un accordo (parzialmente rispettato) con le autorità canadesi, all’epoca del tutto disabituate ad avere a che fare con mostri del genere (a contrario dei vicini USA). Al momento è libera con molti malumori.
    Comunque secondo me le fan non hanno la minima cognizione del sesso trasgressivo e sono le classiche mediocri che giustificano uno stronzo psicotico purché bello e ricco.

    • lizzytempest ha detto:

      Be’, sì, presumo che anche gli sciuri omini abbiano il loro bel da ridire su questo schifo e ci mancherebbe altro, infama tutta la categoria!
      Per ciò che riguarda Barbie&Ken -se non sapessi chi sono, giuro che riderei come un’idiota ogni volta che li sento nominare… la stampa riesce sempre a cadere in basso- so del ruolo di Karla, però volevo più sottolineare che puoi sembrare adorabile quanto vuoi, se sei figlio di meretrice, sei figlio di meretrice a prescindere, aspetto, cultura e denaro non sono certo una garanzia di bontà, come invece credono le grigette.Per quanto mi riguarda sono entrambi da pena di morte e lo dico senza troppi problemi: dubito che questi due fulgidi esempi di umanità siano socialmente recuperabili e non pericolosi per gli altri. E lo dico da grande sostenitrice del sistema carcerario volto a riabilitare i detenuti, fa te…
      E per le grigette vale lo stesso discorso della James, né più nè meno. Comunque, non so se lo segui, ma nell’ultima stagione di Criminal Minds trasmessa negli Stati Uniti c’è un episodio proprio basato sulla moda delle 50 sfumature -ovviamente hanno ribattezzato il libro, ma si capisce che è quello-… guardarlo, perché merita: espone esattamente il problema di quello che un uomo malintenzionato può fare usando il libro e di come le donne arrivino impreparate di fronte alla realtà, in più c’è una scenetta simpatica in cui alcuni degli agenti parlano con una donna che organizza incontri tra coppie che praticano il BDSM e si lamenta proprio di come i fan di 50 sfumature fraintendano e storpino il BDSM. Una vera perla.

      • Calamity John ha detto:

        No non vedo criminal minds. Io amo i thriller hard boiled anni 30, tipo Marlowe. O la roba malata tipo Audition.

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