Somewhere over the rainbow way up high and the dreams that you dreamed of once in an otaku delirium


Lizzie in back. As evil as always.

L’argomento di oggi è l’eterna contesa tra giappominkia e il resto del mondo conosciuto: anime o cartoni? Gli anime sono un metodo fantasioso inventato da Cthulhu per contattare qualche sua vittima? I cartoni sono armi del NWO per plagiare le menti dei bambini? Ma, soprattutto… anime e cartoni sono la stessa cosa?

Oggi cercheremo di far luce su una questione irrisolta che ha lasciato sul campo innumerevoli vittime e, da persone evolute quali siamo, faremo uso di materiale video per addentrarci nelle profondità del mistero.

 (Concedetemela)

Ma che cosa sono gli anime?

*Momento SuperQuark on*

Sono cartoni animati giapponesi. Né più né meno che cartoni, a cui hanno dato un nome diverso perché i giapponesi sono come i francesi: sono evidentemente troppo pesoculo dire una parola per intero e così animation –animazione in inglese- è diventato anime. La parola è entrata nel vocabolario giapponese negli anni Settanta del secolo scorso, da che prima i film di animazione e i cartoni venivano definiti “dōga eiga” o “manga eiga”.

*Momento SuperQuark off*

Ma quindi che differenza c’è tra un cartone americano e uno giapponese? Nessuna, tranne i contenuti –in certi casi-, ma è abbastanza ovvio: anche tra cartoni francesi e americani ci sono differenze dovute alle diverse culture. Siamo in un mondo globalizzato, sì, ma mi risulta che esistano ancora diverse culture ed è quindi scontato che i prodotti dei vari Paesi rispecchino queste peculiarità culturali.

Data la premessa, è ora di tirare fuori il mio poker d’assi. Lui. Il genio.

A parte lo stile che ricorda abbondantemente Zeb89 –come se l’originale non bastasse…-, già uno che mi parla di differenza “abissale” tra anime e cartoni mi fa pisciare: come detto prima, le differenze “abissali” possono aversi al massimo nei concetti proposti che vengono ovviamente influenzati alla cultura del Paese dove vengono prodotti, ma non è nulla di strano o nuovo, succede con qualsiasi cosa, compresa la cucina.

Se la tesi di partenza è questa, il resto come può essere? Non siete curiosi di saperlo? No? Io vi avverto, siete ancora in tempo per chiudere la pagina, lo sapete bene.

“I cartoni animati, per cominciare, hanno una grafica terribile. […] Mentre gli anime hanno una bellissima grafica[…].”

Chi di voi ha guardato il remake di Sailor Moon o Saint Seiya Omega e Soul of Gold starà ridendo come un coglione. A ragione, peraltro.

Grafica giapponese scadente:

Grafica francese che spacca i culi:

Grafica israeliana stupenderrima:

Grafica italiana che fa piangere:

Paradossalmente sono meglio con l’animazione 3D.

Grafica giapponese stupenda –tra parentesi questi sono stati quattro tra i minuti peggiori della mia esistenza-:

La grafica scadente non è prerogativa dell’animazione occidentale, disgraziatamente: anche in Giappone c’è sempre stata e col calo della qualità del mercato dell’animazione è diventata endemica, basti vedere il dilagare di disegni poco curati alla PreCure.

“Mentre se guardi un cartone animato ti domandi: “è stato fatto negli Stati Uniti? E’ stato fatto in Cina?”

A parte il fatto che lo stile cinese è molto simile a quello giapponese, quindi a rigor di logica dovrebbe essere il contrario, ma a grandi linee lo stile di molti cartoni occidentali è riconoscibilissimo e, soprattutto… ti serve davvero sapere dov’è stato fatto per apprezzarlo? Davvero? Eh, ma allora sei un poser, né più né meno come quelli che guardano solo film di registi cecoslovacchi girati in azero e sottotitolati in swahili, perché il resto del cinema è merda. Poi non conoscono film come Il figlio dell’altra o Una separazione, ma loro, zii, guardano cinema di qualità.

“Quindi, se guardate un anime giapponese, non potete chiedervi se è stato fatto in Europa, perché si vede dalla grafica.”

Dico solo una cosa: Avatar- La leggenda di Aang.

Stile del disegno di chiara ispirazione giapponese, ma prodotto negli Stati Uniti.

Come direbbe il vecchio zio Joe:

(Giuro, settimana prossima vado dall’estetista)

“Un’altra cosa è che… se facciamo conto che un cartone è ambientato in (perché dire a è troppo mainstream) New York, un cartone animato, escludendo quelli della Marvel, sarà fatto alla cavolo: i grattacieli saranno più o meno alti o bassi, il centro di Manhattan sarà più o meno come se lo immaginano o come l’hanno visto, mentre un anime in Giappone è fatto che il dove si svolge, se si svolge nella vita vera, sul pianeta Terra, il posto è ben dettagliato, si vede che quel posto… tanto che puoi prendere l’immagine di un posto che esiste nella realtà raffigurato nell’anime, scarichi l’immagine, vai su quel posto, confronti l’immagine, […] e ti accorgerai di questa piccolissima differenza.”

Infatti questa è una fedelissima riproduzione dell’Italia del Settecento, mentre questo non ci azzecca un cazzo con la guerra del Libano:

No, assolutamente. Hai ragione te.

Vogliamo poi parlare di Gunslinger Girl?

A parte la sonora grattata di palle, vista la trama, ma l’ambientazione, anche se evidentemente ispirata all’architettura di alcune città italiane –per meglio dire, di alcuni quartieri di quelle del Nord e alcune città turistiche-, è stereotipata al massimo. Venezia a parte, certe città sono riconoscibili solo perché hanno piazzato lì monumenti alla mentula canis.

Ma ripeto: hai ragione te.

“Una grande differenza è la storia, perché la storia dell’anime è fatta in modo che c’è tutta una storia in modo che in un episodio, quel che accade in un episodio dopo influenzi le altre storie, tranne in alcuni casi di alcuni episodi vuoti […]. Mentre i cartoni animati, quello che si fa in un cartone animato non rispecchia gli altri episodi.”

No, ma Code Lyoko non ha assolutamente una trama, figuriamoci.

Infatti è risaputo che gli anime abbiano solo trame complete e complesse, che non ci siano intere stagioni o interi blocchi di episodi inutili usati come riempitivi per tirarla lunga e che i cartoni animati non abbiano una vera trama, infatti Avatar è composto solo da episodi singoli che non c’entrano nulla l’uno con l’altro, esattamente come Code Lyoko, Wakfu e perfino le Winx, mentre buona parte delle serie di Naruto non sono composte da filler che ti fanno girare le palle modello pale di un elicottero dopo il secondo.

Per rimanere in tema di filler: Naruto ha un filler su uno struzzo ninja. Capiamoci, qua gli autori avevano proprio grattato il fondo.

Esattamente com’è risaputo che i cartoni siano pieni di plot holes mentre gli anime hanno sempre una trama linearissima, che non si scorda mai chissà dove i dettagli delle serie precedenti e che non esistono cartoni con puntate volutamente autoconclusivi per il semplice fatto che hanno una forma tale da rendere inutile una trama sempre continuativa –come I Simpson, che sono un cartone satirico che si concentra su dei singoli aspetti degli Stati Uniti-. Assolutamente.

Tra parentesi, anche Dragon Ball ha dei bellissimi plot hole e personaggi che compaiono e scompaiono senza una logica. Just saying.

“Io tutto questo tempo non ce l’ho.”

Evidentemente non hai nemmeno il tempo di googlare per controllare se stai dicendo cazzate o meno. Ma si sa, Chrome è lento quanto Explorer, non parliamo degli altri browser! Povera stella, ha mica il tempo di verificare la veridicità delle cose.

Salto gli insulti finali, perché potrei essere troppo cattiva e non vorrei mai che il soggetto si mettesse a piangere e chiamasse la mamma.

Come si è capito, i giappominkia non solo hanno torto, ma per darsi ragione ricorrono a tesi che dimostrano sia il fatto che hanno irrimediabilmente torto, sia che sono di un’ignoranza abissale.

Btw, questa è solo la punta dell’iceberg, perché si sa che il disagio non ha mai fine e la gente, quando arriva sul fondo del barile, inizia a scavare:

  • Gli anime sono più profondi dei cartoni: faccio umilmente notare che accanto ad anime di un certo spessore come Là sui monti con Annette ci sono cose come Shin-chan e Doraemon, che sono profondi come delle pozzanghere. Non tutti i cartoni animati giapponesi sono profondi, ce ne sono tantissimi che, fondamentalmente, sono cazzate. Lo stesso vale per i cartoni occidentali: accanto ad un Daria o un Persepolis, ci sono le Winx piuttosto che It’s a kind of magic. Il mondo è bello perché è vario.

I think Daria is planning to kill you.

  • In Giappone non esiste la censura, in Italia sì: negli hentai vengono censurate le parti intime. Alcuni cartoni vengono censurati perché hanno tematiche non in linea con la cultura/il pensiero giapponese e le versioni non censurate vengono trasmesse da reti private. Gli attacchi alla famiglia imperiale e alla politica nipponica vengono spesso censurati. La censura non è solo un problema nostro.
  • In Giappone gli otaku sono rispettati: in Giappone gli otaku sono considerati dei rifiuti e dei parassiti della società in quanto unità non produttive. Altro che rispettati, sono considerati né più né meno come venivano considerati i poveri nella Germania nazista o nella Londra vittoriana.

Otaku, rendetevi conto che state sul cazzo pure a lui.

  • Il Giappone è come negli anime: sì, e in Francia tutti portano la maglia a righe e il basco, girano con la baguette sotto l’ascella, bevono vino pure a colazione e mangiano lumache a merenda. Oh, sì, e sono tutti pittori!

  • I cartoni contengono messaggi subliminali!: e usare tre ragazzine disegnate come degli anime per invogliare i cittadini giapponesi ad arruolarsi nell’esercito invece è fare pubblicità in modo corretto, vero, Shinzo Abe?

A questo punto preferisco lo Zio Sam: è più onesto e dignitoso.

  • Gli anime sono per adulti, i cartoni per bambini: veramente no. Tutti i cartoni animati comprendono prodotti con target diversi, quindi esistono anime spiccatamente per bambini e cartoni che eviterei di far vedere ad un pupo, tipo American Dad. Ma ehi, quale genitore europeo non farebbe vedere al proprio pupo un cartone satirico pieno di violenza, allusioni sessuali, razzismo e altro?

Quale cartone per bambini non spiega ai pupi come sintetizzare la meth?! Eh, su!

  • Gli anime hanno una morale: infatti Doraemon o Doremì hanno una morale spiccatissima, mentre Le Tableau o Kirikou non hanno nulla da insegnare a parte il rispetto, l’uguaglianza, la tolleranza o varie questioni filosofiche, vero?
  • Gli anime si basano interamente sulla cultura giapponese, che è superiore a tutte le altre: è infatti risaputo che il Canton Sciaffusa, le Alpi e Francoforte si trovano in Giappone, che Maria Antonietta era un’imperatrice giapponese, che Hector Malot era di Tokyo e Anne Frank era una Ainu, senza contare che elfi, suore, Satana, alchimia, corti rinascimentali e compagnia bella sono elementi di spicco della cultura nipponica.

Questo è chiaramente un paesaggio giapponese, è la Svizzera ad essere tarocca.

  • Gli anime hanno tematiche diverse, i cartoni invece solo temi umoristici: eh, c’hai raggggione! Valzer con Bashir, infatti, è da spaccarsi dalle risate, Persepolis è di un’allegria unica, Kirikou non parla assolutamente della discriminazione, Aida degli alberi non è basata sull’opera di Verdi e non tratta tematiche come lo schiavismo e le questioni ambientaliste, per non parlare della Gabbianella e il Gatto, Momo alla conquista del tempo, Azur e Asmal, La Reine Soleil –dove, per altro, si fa esplicito riferimento all’incesto-, La bottega dei suicidi, La collina dei conigli –che tutti i ragazzini degli anni 80/inizio anni 90 hanno visto, con i conseguenti traumi infantili perché era un gioco al massacro, non un cartone per bambini-, La fattoria degli animali, Il signore degli anelli –sì, esiste anche la versione animata ed è bella-, ecc…

  • Gli anime hanno uno stile dettagliato, i cartoni sono stereotipati: sì, immagino che questo sia dettagliato:

e questo no:

  • Legalize gay marriage, così ci saranno più yaoi per me: non commento nemmeno. Dico solo che, chiunque tu sia, mi fai schifo. Tanto.
  • Guardo gli anime, ormai sono madrelingua giapponese!: io ho ancora problemi a definirmi madrelingua italiana, ma sì, immagino che sia altamente plausibile che tu, bimbominkia che passi il tempo tappato in camera a guardare anime, abbia magicamente appreso una lingua con un sistema fonetico e una grammatica completamente diversi, che per di più non usa l’alfabeto latino, ma tre alfabeti diversi basati solo su ideogrammi.
  • Le ragazze degli anime sono delle belle tope: hanno occhi grandi come piattini, irrimediabilmente la 4° di seno come minimo o sono delle tavole da surf, buona parte di loro ha un QI pari a quello di Adinolfi e della Miriano messi assieme, parlano spesso in modo ridicolo e in molti anime si lasciano fare di tutto dagli altri… ma zii, va bene così.
  • In Giappone hanno gli anime, in Italia Peppa Pig: a parte che Peppa Pig è inglese, in Italia abbiamo prodotto cose come Aida degli alberi, Momo alla conquista del tempo, Street Football- La compagnia dei celestini –tra parentesi Tag era figlio di due desaparecidos argentini-, Diabolik, Corto Maltese, Il Corsaro nero, Jolanda- La figlia del corsaro nero e Sandokan –basati sui romanzi di Salgari-, Kim –basato sul romanzo di Kipling- e mi dispiace dirlo, ma molti valgono di più di tantissimi prodotti giapponesi degli ultimi anni.

Dago fa il culo a tutti, mi dispiace. Si è fatto più donne lui di Rocco Siffredi.

Insomma, c’è gente che ha tanti problemi ad accettare la realtà: il Giappone non è il mondo dei sogni, la loro produzione non è per forza superiore alla nostra –anzi, crescendo mi sono resa conto che spesso sono proprio i prodotti nostrani ad essere di gran lunga migliori, anche se, paradossalmente, molto più di nicchia e guai a chi mi tocca Dago e Nathan Never– e cercare di sminuire la cultura occidentale in tutti i modi per elevare quella nipponica dimostrando, oltretutto, di essere peggio delle capre non vi aiuta certo a passare dalla parte della ragione. Al massimo peggiora la vostra reputazione di perfetti imbecilli.

Disgraziatamente il disagio sta pure dalla parte opposta e dopo questo:

penso di aver visto tutto. Niente, anche tra le cosiddette “persone normali” è pieno di deficienti.

Siamo proprio messi bene.

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2 risposte a Somewhere over the rainbow way up high and the dreams that you dreamed of once in an otaku delirium

  1. porcapaletta ha detto:

    cito:
    “i prodotti nostrani ad essere di gran lunga migliori, anche se, paradossalmente, molto più di nicchia e guai a chi mi tocca Dago e Nathan Never”
    il progetto Nathan Never nacque da 400 pagine e passa di fotocopie degli anime jappi, come patlabor, akira, gundam, Bubblegum Crisis. più altre gozilioni di altre note relative ai vari film come blade runner, terminator, alien etc etc…
    (che bello fare l’insider)

    • lizzytempest ha detto:

      Anche se nato come “fotocopia” -e su questo potremmo disquisire per ore, perché ci sono un’infinità di prodotti nati come omaggio o comunque ispirandosi ad altri lavori che poi sono diventati dei mostri sacri e hanno una qualità elevata che non ha nulla da invidiare ai prodotti originali-, Nathan Never è qualitativamente superiore ad almeno tre quarti degli anime e dei manga giapponesi creati nell’ultimo decennio -e che sono quelli che, fondamentalmente, il giappominkia nostrano conosce, perché tu prova a parlare di Akira con uno qualsiasi di loro, e buona parte ti chiederà cosa sia, nonostante, a mio parere, sia molto ben fatto, forse non la cosa migliore che si può trovare sul campo, ma è molto ben fatto-, senza contare che i temi trattati da quegli anime e quei manga sono comunque rielaborazioni di temi già fortemente presenti nella letteratura fantascientifica occidentale, il cui inizio è databile, per lo meno, alla fine dell’Ottocento, quindi, effettivamente, potremmo dire che quei lavori hanno copiato opere pre-esistenti e, fondamentalmente, molte tematiche della fantascienza, seppur riviste e corrette con il progresso scientifico -ovviamente gli autori più seri non potevano tener buone teorie del secolo scorso-, vengono continuamente riciclate -al momento, ad esempio, seguo Humans, una serie che parla delle singolarità tecnologiche e che ricorda molto romanzi e film già letti e visti sullo stesso tema.
      Già solo avere un anime che, ad esempio, parla di singolarità tecnologica significa avere un anime che si è ispirato a Von Neumann e alla letteratura occidentale che tratta di robotica e AI -esempio: Asimov, che è forse l’autore più conosciuto in questo campo-. Perfino i vari Alien, Terminator, ecc… comunque riprendono temi già trattati in precedenza da altri, ma non mi sembra di aver mai letto, se non, forse, su qualche forum di nerd puntigliosi, che queste tematiche o anche il modo di trattarle sia stato copiato.
      Forse non si può definire Nathan Never originale al 100%, ma sicuramente è un fumetto validissimo.
      Possiamo stare qua per ore a discutere su chi abbia copiato chi e potremmo andare indietro fino agli Antichi Greci -perché, a ben vedere, abbiamo un mito che parla di un automa-, il problema è che il mio discorso è qualitativo: i fumetti della Bonelli sono superiori a buona parte dei manga più mainstream e più commercializzati in Italia, che sono quelli che il giappominkia -non l’intenditore, ma il giappominkia- generalmente conosce. In più ho verificato io stessa che anche quando fingono di conoscere cose superiori, in realtà non ci capiscono un tubo e quindi non avrebbe nemmeno senso portare avanti con loro un discorso di questo tipo, perché sentirsi rispondere “chi è Asimov?” è demotivante: puoi non averlo letto, ma devi sapere chi è.

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