Perché amare Outlander… e odiare il fandom


La sottoscritta è notoriamente misantropa. Lo sanno anche i muri di casa mia, quindi ormai dubito che qualcuno si stupisca del mio reiterato odio per gli altri… odio che si acuisce sempre quando entro in un fandom, che magari all’inizio sembra pure normale, ma poi sprofonda nel disagio.

“Cèèèèh, Tarja è la + bellixima!” “Noooo, è mejo Annnnettte!” “Tua madre puttana, w Floor!” No, Maria, io esco.

Ci sono stati i Nightwish… ho mollato il fandom quando mi sono scassata di vedere gente insultare le madri altrui per la contesa ormai storica tra i fan di Tarja e quelli di Anette, come se fosse inimmaginabile apprezzare due cantanti che, seppur diverse, hanno dato un contributo incisivo alla band. Mi dicono che ora stiano proseguendo la contesa anche con Floor, ma non voglio addentrarmi nei dettagli, tremo come una foglia al solo pensiero.

C’è stato ASOIAF… ho mollato il fandom quando ho capito che tanta gente non sa cosa sia l’epic fantasy, né come funzioni il Rinascimento, né come funzioni il proprio cervello più in generale: la totale incapacità di comprendere mentalità, situazioni e personaggi lontanissimi da noi –anche se estremamente vicini- è sicuramente il lato peggiore del fandom, nonché la principale ragione per cui, secondo me, questa saga ha tanta fortuna.

C’è stato Saint Seiya… ho mollato dopo le ship war continue e le eterne faide tra serie originale contro The Lost Canvas, The Lost Canvas contro Next Dimension, Next Dimension contro Episode G, tutti contro Omega, Omega contro tutti, Omega contro The Lost Canvas… vabbé, avete capito anche voi: all’asilo ci sono bambini treenni più maturi di moltissimi fan del Kuru.

Potrei continuare per ore, ma la storia sarebbe sempre quella: entro in un fandom animata dal mio amore per un’opera, lo abbandono schifata dai fan. Questa volta è il turno di Outlander.

La locandina di Outlander

Nel caso in cui vi foste salvati dalla sua fama, ecco a voi una spiegazione for dummies: Outlander è la storia di Claire, una giovane donna inglese che ha servito come infermiera in un ospedale da campo durante la Seconda Guerra Mondiale, la quale, durante una seconda luna di miele in Scozia col marito Frank, da cui è rimasta separata per tutta la durata della guerra –infatti, mentre lei era in Francia, Frank lavorava per il servizio di spionaggio britannico-, finisce magicamente nel 1743.

In quest’epoca a lei quasi del tutto sconosciuta –notasi che è cresciuta con un archeologo, ma dimostra, almeno nel libro, una conoscenza della storia imbarazzante-, Claire cerca di sopravvivere mettendo le sue doti di infermiera al servizio di Colum MacKenzie, un laird locale e mettendo insieme le informazioni che suo marito, professore di storia, le ha dato di tanto in tanto su quel periodo –perché Frank, come me, se non mette la storia in ogni suo discorso non è felice-. A complicare il tutto, però, ci sono Jack Randall, l’antenato di suo marito su cui Frank stava svolgendo delle ricerche, un personaggio sadico e spietato che crede che Claire –che ha ripreso ad un usare il suo cognome da nubile, Beauchamp- sia una spia francese e Jamie Fraser, un ragazzo scozzese con un passato da fuorilegge e una taglia sulla testa che si scoprirà poi essere un laird, nonché un vero gentleman e di cui Claire, nonostante tutto, si innamora.

Ovviamente Outlander, nato dalla penna della statunitense Diana Gabaldon come libro singolo, è prima divenuto una saga e poi, nel 2014, un telefilm e come succede in questi casi, il fandom è cresciuto in maniera esponenziale… con effetti deleteri.

Ma andiamo con ordine. Prima di tutto la domanda è: perché amo Outlander?

La me tredicenne di fronte a Jamie Fraser. Tranquilli, sono così anche adesso.

La risposta non è semplicissima: prima di tutto ho messo le manine su questo libro a dodici/tredici anni, quindi penso di poter scartare la componente “sesso” –che è molto presente nel libro- dalle ragioni per cui lo amo. Forse una delle ragioni è Jamie Fraser, che è un po’ l’uomo perfetto: seducente, a volte anche ingenuo ma mai stupido, colto, intelligente, galante, coraggioso, scaltro… insomma, non esiste. Non perché gli uomini veri siano dei completi deficienti, eh, ma perché, semplicemente, è troppo perfetto per essere vero e perfino i lati negativi di Jamie, alla fin fine, diventano punti in più che lo fanno salire in cima alla classifica degli “uomini ideali che creano troppe aspettative nel genere femminile” e diciamo che uno così, su una ragazzina, ha una certa presa.

Un’altra ragione è sicuramente Claire, la protagonista, una donna già molto emancipata negli anni Quaranta, figuriamoci nel XVIII secolo, che sa prendere in mano le redini della propria vita e farsi valere, senza sembrare però una femministoide scalmanata. Claire sa quand’è il momento di farsi da parte e lasciare che Jamie le salvi il culo e sa quando, invece, è il suo turno d’agire e non si lascia intimidire dalle difficoltà, anzi, sopravvive quasi egregiamente in un passato in cui buona parte di noi sarebbe morta nel giro di un’ora. Insomma, Claire è un modello a cui ispirarsi e lei e Jamie sono una bella coppia, anche se un po’ irreale.

Infine, la trama è molto avvincente e il tema dei viaggi nel tempo, secondo me, è trattato molto bene, anche se ovviamente non si tratta né di un manuale di fisica né, soprattutto, di un manuale di storia. Come mi ha fatto notare anche una mia amica laureata in storia, Outlander spesso presenta piccole incoerenze storiche, che, per carità, in un romanzo ad ambientazione storica possono anche starci, ma che non dovrebbero mai essere presenti in un romanzo con pretese di attendibilità storica no.

Purtroppo già qua partono i primi dolori.

  • La storia non è un’opinione, ma segue, a grandi linee, il metodo scientifico.

Diana Gabaldon, l’autrice.

Tantissime fan non hanno molto ben capito che Outlander è un romanzo ad ambientazione storica e non un romanzo storico. Tra le due cose c’è una bella differenza: il primo, infatti, parte da una base storica – in questo caso la Sommossa scozzese del 1746- per sviluppare una storia; il secondo, invece, tenta di inserire con la maggior precisione possibile una trama verosimile in un contesto storico determinato e quindi, teoricamente, richiede un lavoro e una conoscenza del periodo storico di un certo livello, che comprende una ricerca minuziosa delle fonti. Diciamo che l’esempio migliore è Valerio Massimo Manfredi: alcuni romanzi possono effettivamente considerarsi romanzi storici, mentre altri sono romanzi ad ambientazione storica e la differenza è ben visibile, nonostante lui sia poi uno che di storia se ne intende.

Moltissime fan, invece, prendono Outlander alla lettera e si rappresentano un XVIII secolo che non esiste e non è mai esistito: la Gabaldon ha sicuramente ricreato un Millesettecento che a grandi linee funziona ed è relativamente coerente con l’epoca storica, ma altrettanto sicuramente a farla da padrone è un ideale molto popolare e romantico di come si vivesse in quell’epoca.

Uno dei capolavori del Manzoni: Cecilia e sua madre. Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d’insolito rispetto, con un’esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, «no!» disse: «non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete». Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: «promettetemi di non levarle un filo d’intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così». Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, più per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato che per l’inaspettata ricompensa, s’ affaccendò a far un po’ di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come sur un letto, ce l’accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l’ultime parole: «addio Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch’io pregherò per te e per gli altri». Poi voltatasi di nuovo al monatto, «voi», disse, «passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola». Vado a piangere, scusate.

Certo, non vengono risparmiati dettagli truculenti o altro, ma se dovessi paragonare Outlander anche solo ai Promessi Sposi, la differenza sarebbe palese: a prescindere dal fatto che, volenti o nolenti, Manzoni sia un grande della nostra letteratura, mentre rispetto a lui la Gabaldon è effettivamente una signora nessuno, nella lettura del testo si nota una profondissima differenza nella fase di documentazione e ricerca e dove la Gabaldon si è comunque limitata ad inserire cliché o versioni romanzate dell’epoca, Manzoni ha svolto un’opera di studio minuzioso del XVII secolo. Certo, possiamo anche ribattere che comunque anche Manzoni abbia scritto qualche fregnaccia, che ci sono dati non propriamente corretti, ma se si tengono in conto sia l’epoca, sia il materiale che aveva a disposizione che l’opinione che generalmente si aveva di certi eventi o periodi del passato nel XIX secolo, sia i romanzi storici che generalmente venivano stampati nel XVII-XVIII secolo, è palese che il nostro autore abbia svolto un lavoro di tutto rispetto e che quindi il suo romanzo risulti il più storicamente attendibile, mentre quello della Gabaldon è sicuramente da prendere con le pinze: può risultare più emozionante –e per me lo è, anche perché ho citato sì Manzoni, ma è un autore che mi sta profondamente antipatico-, ma è certamente meno attendibile.

Il selvaggio felice o il buon selvaggio non è precisamente una cosa corrispondente alla realtà, figlioli.

Quindi perché cazzarola mi trovo a leggere papiri su quanto fossero meglio gli uomini dell’epoca o di gente che vorrebbe viverci per avere un Jamie tutto loro? Davvero, io posso anche capire il gusto del misterioso, del lontano, dell’”esotico” che può avere un’epoca storica passata, io stessa desidererei tanto tornare indietro nel tempo per conoscere un po’ di persone interessanti, ma moltissimi commenti delle fan di Outlander –o Sassenach, dal nomignolo affettuoso che Jamie affibbia a Claire- mi fan pensare che queste persone siano seriamente convinte che, all’epoca, gli uomini e la società fossero meglio di com’è oggi. Mito stupido che, secondo me, si ricollega al tema del “selvaggio felice” di origine romantica: non è che un livello di civilizzazione minore corrisponda per forza di cose a più felicità e non è che in passato la gente fosse meglio di oggi, soprattutto se smettiamo di considerare la facciata stuccata e ben rifinita della nobiltà e delle classi più benestanti e istruite e guardiamo un po’ al gossip dell’epoca o alle classi più basse.

Mi piacerebbe tanto tenere una lezione di storia a tutte queste persone, ma presumo che non ne avrei il tempo.

  • Tornare indietro nel tempo non è una passeggiata. E non intendo solo tecnicamente.

Io quando leggo le dissertazioni storiche delle Sassenach

Per riallacciarmi al primo punto, vorrei sottolineare che spesso, accanto alla speranza di poter tornare indietro nel tempo per vivere in un’epoca –secondo le Sassenach- più decente o per avere il proprio Jamie Fraser personale, noto anche la convinzione che sarebbero capaci di sopravvivere nel XVIII secolo. Mi dispiace smontarvi: nemmeno io ci riuscirei. E io so curarmi un’influenza con erbe e piante, per dirne una e sono vaccinata per parecchie malattie/ho fatto tutte quelle per cui non ero vaccinata e quindi non le prenderei più per dirne un’altra.

Nel caso stiate considerando di trasferirvi nel XVIII secolo, vi consiglio il vaccino antivaioloso. Ma di cuore, proprio.

Il XVIII secolo non era un’epoca facile, proprio per niente: il vaiolo all’epoca esisteva ancora e si combatteva solo con la variolizzazione –il primo vaccino antivaioloso fu inventato da Jenner solo nel 1796-, che, oltre ad essere molto pericolosa, non garantiva nemmeno il risultato; il 60% della popolazione europea lo contraeva e tra questi, il 20% moriva, il 40% rimaneva cieco, il resto gravemente sfigurato o sviluppava altri effetti collaterali tra cui disabilità di varie entità. In Svezia il vaiolo rappresentava il 10% delle morti infantili. Non parliamo delle altre malattie: tifo, colera, semplice influenza, polmonite, morbillo, parotite –i volgari orecchioni-, difterite, varicella, poliomielite,tubercolosi, infezioni virali e batteriche di vario tipo, malattie a trasmissione sessuale, parassiti, micosi affliggevano l’umanità in maniere che non potremmo immaginare e spesso chi sopravviveva rischiava la disabilità o qualche forma di ritardo mentale, tanto che la letteratura è piena di queste storie: dalla poliomielitica Clara di Heidi alla Nanà di Zola che muore di vaiolo, alla Silvia leopardiana morta probabilmente di “consunzione” –ovvero la tubercolosi- al piccolo Dante, figlio di Carducci, morto di tifo all’età di tre anni. La speranza di vita media nei ceti più poveri arrivava a circa quarantacinque anni –anche meno, in realtà-, l’alimentazione, sia per i poveri che per i ricchi, era squilibrata: i ricchi mangiavano troppa carne, i poveri se la sognavano di notte e, se mangiavano, mangiavano pochissime verdure e molti cereali. In pratica i primi erano più tendenti all’obesità, alla gotta e a malattie cardiache, mentre i secondi sviluppavano malattie come la pellagra che, nel Nord Italia, era endemica e causava gravissime forme di ritardo mentale. In tutto ciò, ovviamente, gli ospedali e i sanatori erano rari ed erano più un posto dove andare a morire che uno da cui sperare di uscirne guarito, senza contare che la sanità pubblica non esisteva e, dunque, per essere curati da un medico bisognava avere di che pagarlo.

Una delle più belle poesie di Carducci fu scritta per il figlio Dante, morto all’età di tre anni a causa del tifo. Provate a non piangere leggendo ciò che ha scritto.

Fotografia post-mortem vittoriana di una donna morta di parto assieme a due dei suoi trigemini.

Per non parlare delle donne e dei bambini. Nel Millesettecento le conoscenze ginecologiche e pediatriche erano scarse, frammentarie, spesso basate più su stereotipi di genere e precetti religiosi che non sul metodo scientifico di raccolta dei dati e formulazione di ipotesi da comprovare: ad esempio, per arrivare alle prime teorie sensate sullo sviluppo del bambino e dell’importanza della figura materna e del soddisfacimento dei bisogni sociali e affettivi si dovrà aspettare fino agli anni Sessanta dello scorso secolo, con gli studi di Harlow. Le donne generalmente partorivano in casa –in ospedale generalmente partorivano le poverissime- assistite solo dalle levatrici, che nel migliore dei casi erano donne con anni di esperienza alle spalle, nel peggiore persone che non sapevano nulla di parti e neonati; le cure prenatali non esistevano, l’igiene personale latitava, l’ecografia ancora andava inventata e persino il banalissimo esame dell’albumina per scongiurare la presenza della gestosi, oggi conosciuta come pre-eclampsia –basta orinare in una provetta e metterla per qualche secondo su una fiamma- era sconosciuto. Le donne morivano di parto spessissimo, vuoi perché il bambino era podalico o troppo grosso –ed infatti la preferenza, nella scelta della moglie, cadeva sulle donne dai fianchi grossi-, vuoi perché perdevano troppo sangue e all’epoca nessuno avrebbe mai eseguito un’isterectomia totale per bloccare l’emorragia, anche perché l’utero era una specie di grande mistero della fede, vuoi perché erano presenti patologie –e.x.: pre-eclampsia, ipertensione, diabete gestazionale- o condizioni –e.x.: placenta previa, distacco della placenta- che anche oggi sono un pericolo serio per la madre e il feto, vuoi perché le madri venivano falcidiate da una misteriosa “febbre puerperale”, sia in casa che negli ospedali, di cui nessuno capiva l’origine, finché non si capì che era dovuta alla scarsa igiene personale e all’abitudine dei medici di passare da un’operazione o un’autopsia ad un parto senza sterilizzare le mani in modo adeguato, causando il passaggio di microrganismi, di cui molti patogeni, da altri malati alle puerpere, che quindi si ammalavano e morivano… dovrà passare quasi un secolo prima che i dottori inizino a lavarsi le mani tra un intervento e l’altro e quasi due per portare anche nei bassifondi delle città un minimo di cultura dell’igiene personale. Per i bambini era ancora più complicata: quasi la metà di loro moriva prima di compiere i cinque anni di vita, buona parte decedeva nei primi due giorni dopo il parto, generalmente entro le prime dodici ore. Le cure prenatali, ovviamente, non esistevano, quindi era impossibile diagnosticare malattie e malformazioni o posizioni sbagliate del feto: nascere era come giocare alla roulette russa, i bambini che nascevano morti non si contavano, quelli che andavano incontro ad ipossia durante il parto nemmeno; non c’era nemmeno la possibilità di praticare un cesareo –tecnica applicata quasi solo in caso di morte materna durante il parto-, farlo significava uccidere la madre –i casi di sopravvivenza all’operazione erano considerati dei miracoli, tanto erano rari- e la prima donna a sopravvivere ad un cesareo effettuato con metodi moderni fu Giulia Cavallini -ragazza incinta che era stata affetta da rachitismo durante l’infanzia, con conseguente deformazione delle pelvi che, in epoche meno illuminate, significava generalmente la morte della partoriente o del feto-, che, operata dal professore Edoardo Porro nel 1876, segnò l’inizio di una rivoluzione in campo ostetrico.

Se sopravvivevano al parto, alle prime ore di vita e avevano la fortuna di avere una madre che poteva allattarli o che poteva permettersi una capra, i piccoli dovevano comunque sopravvivere ad una serie di malattie devastanti, prima tra tutte il morbillo, che, se non li uccideva, distruggeva il loro sistema immunitario per anni, lasciandoli esposti e senza difese davanti alle malattie opportunistiche. I bambini, semplicemente, morivano come mosche e i casi di malattie, disabilità e ritardi mentali erano numerosi; spesso una donna partoriva un numero inconcepibile di pargoli, ma meno della metà arrivava all’età adulta.

Senza parlare delle carestie e delle guerre che segneranno la storia dell’Europa almeno fino alla Seconda Guerra Mondiale –se si viene da zone rimaste fuori dagli stati che aderirono prima alla CECA, poi alla CEE e alla CE e poi all’UE, anche fino agli anni Novanta-, delle epidemie, dei soprusi, delle persecuzioni religiose, della povertà, delle morti traumatiche –traumatologia dovevano ancora inventarla- ma anche del semplice shock culturale o della differenza nella lingua e allora mi sembra più che evidente che no, almeno il 99% delle Sassenach nel passato creprerebbe in modo vergognoso: un viaggio indietro nel tempo non è solo difficile da realizzare in termini tecnici, dato che per ora è solo un’ipotesi e che per realizzarlo, a quanto ne so, servirebbe accelerare la velocità degli atomi fino al punto in cui tempo e spazio di scambiano, è anche un bel terno al lotto in termini di sopravvivenza.

  • Jamie Fraser non esiste. E non perché sia un personaggio letterario, ma perché non è umanamente possibile che esista.

Pubblicità progresso: Sansa è uno dei personaggi migliori di Martin.

Ci sono personaggi letterari caratterizzati da un fortissimo realismo, nonostante facciano magari parte di un mondo irreale: prendo come esempio Sansa Stark della serie ASOIAF. Checché se ne dica, Sansa è un personaggio caratterizzato da un enorme realismo, dato che tutto il suo personaggio è perfettamente coerente sia all’epoca a cui si è ispirato Martin, sia alla sua storia personale; può piacere come può non piacere, ma lei è un personaggio molto reale e come lei molte altre donne della saga come Cat e Cersei lo sono. Jamie Fraser, invece, non è reale: è un bel personaggio, certamente, non lo metto in dubbio, ma la Gabaldon con lui si è scordata il realismo a casa.

Partendo dal presupposto che Outlander sia un romanzo d’amore scritto da una donna per un pubblico di donne  -e che io non abbia ancora letto un romanzo spiccatamente rosa che abbia come protagonista un uomo vero, di quelli che puoi trovare in metro o al mercato- mi pare abbastanza scontato che Jamie sia un concentrato di cliché del gentleman di altri tempi e dell’uomo che tutte le donne vorrebbero… e certo, chi non vorrebbe un uomo non solo intelligente ed istruito, ma anche coraggioso, spiritoso, capace di guidare uomini in battaglia piuttosto che di improvvisarsi mercante con successo, che sa ascoltarti, che ti ama più di ogni altra cosa, che praticamente bacia la terra su cui cammini, che è bravo a letto e magari è pure manzo? Appunto.

Jamie “Sono figo” Fraser

Insomma, la Gabaldon ha creato un bel personaggio –lo ammetto, ci vuole comunque talento per creare un Jamie Fraser che non risulti troppo pesante nella sua inumana perfezione, vedesi quella piaga di Edward Cullen, con le sue pretese di perfezione che causano una profonda irritazione nel lettore-, ma si tratta comunque di un personaggio irreale, che nella realtà è più unico che raro –e di solito è già fidanzato o è gay o sta entrando in seminario, giusto perché l’universo ha un senso dell’umorismo molto particolare-… e qualcuno lo spieghi alle Sassenach, vi prego, perché se leggo ancora un commento in cui si lamentano del marito/fidanzato che non è come Jamie –troppo poco galante, troppo poco manzo, troppo poco tutto e da come scrivono sembra quasi che ne siano pure un po’ schifate-, do di matto.

So che alcune scherzano, che altre lo considerano un po’ quel bel sogno da tirar fuori quando senti che la tua vita fa schifo –tipo trailer di Inside Out-, cose giustissime, per carità, ma ce ne sono alcune serissime e quindi mi chiedo che seri problemi con la realtà abbiano e, soprattutto, perché stiano assieme a gente che, da come la descrivono, verrebbe scartata pure per il girone degli ignavi nell’inferno dantesco e che, tutto sommato, sembri schifarle dal profondo. Mah.

  • Claire non è Wonder Woman…

Caitriona Balfe nel ruolo di Claire.

Prima ho sottolineato come Claire sia una donna molto forte e molto indipendente per la sua epoca ed è vero, è così.

È vero, paradossalmente le donne europee degli anni 20-40 del secolo scorso –tedesche in testa-, erano molto più progredite della loro controparte statunitense, ma Claire raggiunge comunque livelli di emancipazione ragguardevoli, che ne hanno fatto, per alcune riviste e molte fan, un simbolo del femminismo. Come interpretazione potrebbe starci, se non fosse che vedo spesso come considerino questa forza di Claire interamente farina del suo sacco.

Non è così e mi stupisco che soprattutto le fan del libro ignorino bellamente il percorso di formazione della protagonista, su cui vorrei spendere due parole. Claire è nata in una famiglia nobile –probabilmente nobilotti di bassa lega facenti parte della gentry– e probabilmente benestante –infatti i genitori, negli anni Venti, possedevano un’auto-, ma rimane orfana di entrambi i genitori prestissimo, all’età di cinque anni. A questo punto, non avendo evidentemente altri zii o nonni in vita che potessero prendersi cura di lei, viene affidata allo zio paterno, Lamb Beauchamp, che, invece che mandarla in un collegio per signorine di buona famiglia, decide di tenerla con sé.

Claire e la sua infanzia.

Claire passa l’infanzia e l’adolescenza viaggiando per il mondo al seguito dello zio, che è archeologo giramondo –e sappiamo per certo che nel 1926 si trovava in Egitto-, con ogni probabilità entra in contatto con pochissime donne –che non siano le indigene dei posti dove, letteralmente, si accampa- e le viene imposta un’educazione raffazzonata, che si basa probabilmente più sulle nozioni di lettura, calcolo, geografia e storia, miste a conoscenze su come si conduca uno scavo e si allestisca un accampamento che non sulle doti che una signorina perbene dell’epoca dovrebbe avere. Insomma, è una piccola selvaggia che si sposa molto presto, all’età di diciannove anni, con Frank, che ha quindici anni più di lei e nei libri non pare intenzionato o capace di piegare lo spirito libero e testardo di Claire. Forse smussa qualche angolo, ma nulla di più e, per di più, il matrimonio dura malapena due anni, perché poco dopo l’invasione della Polonia, Hitler dichiara guerra al Regno Unito e i due vengono separati: Frank è destinato allo spionaggio, Claire al corpo medico dell’esercito, ossia la ragazza si è fatta almeno cinque anni di guerra da sola, lontana dal marito che, effettivamente, conosceva appena, rischiando la vita, vedendo più gente andare al Creatore di quella che avrebbe voluto vedere. In una situazione poteva fare solo due cose: spezzarsi o diventare ancora più coraggiosa e dura e Claire ha scelto la seconda opzione.

La Claire dei libri, la Claire forte e indipendente non è così perché è nata come tale: sicuramente è nata testarda, ma se i suoi genitori non fossero morti, se suo zio l’avesse lasciata in collegio, se avesse sposato un uomo più intransigente, allora, forse, non sarebbe stata così forte, così indipendente.

Per di più tutto ciò che fa non lo fa perché dotata di superpoteri: conosce le erbe perché ci si è appassionata, sa ricucire un uomo perché era infermiera, “predice” il futuro perché

Durante la guerra furono loro a tirare avanti le Nazioni.

Frank gliel’ha raccontato… insomma, esaltare Claire come se fosse una novella Wonder Woman che salva la situazione in virtù di qualche superpotere ed eliminare completamente sia il contesto storico –durante la Seconda Guerra Mondiale persino le fabbriche furono mandate avanti dalle donne, dato che gli uomini erano al fronte e questo causò una maggiore emancipazione del genere femminile-, sia il contesto in cui Claire cresce è sbagliatissimo e ignorare il suo background e la sua crescita come personaggio, ignorare anche i momenti di debolezza che ha, gli errori che commette sono il modo migliore per non capire che è un personaggio, a mio avviso, di grande realismo e attualità e che sicuramente ha molto da insegnare, ma non se viene letto come ha fatto la stampa e come hanno fatto moltissime fan.

  • Ma non è nemmeno una damina svenevole il cui unico merito è quello di aver accalappiato il manzo.

L’altra faccia della medaglia è chi non considera minimamente l’aspetto caratteriale di Claire –per quello che le riguarda potrebbe essere la copia sputata di Ana Steele o Bella Swan e non se ne accorgerebbero-, soffermandosi solo sull’aspetto fisico di Caitriona Balfe, l’attrice irlandese che la interpreta, e sul fatto che sia sposata con Jamie Fraser.

Per carità, Cait è una donna bellissima e Jamie è un incentivo per invidiarla, ma è mai possibile che davanti ad un personaggio tanto bello come Claire ci siano fan che la considerano solo per il fatto che riesce ad accalappiare il manzo della situazione? Davvero? Proprio non riuscite a pensare ad altro?!

E già qua la situazione sarebbe abbastanza brutta da giustificare una strage, ma si sa che i fandom non mancano mai di stupirci, data la capacità dei fan non solo di raggiungere il fondo, ma di scavare pure per andare più in profondità.

Ecco a voi la seconda parte delle ragioni per cui il fandom di Outlander è spesso da evitare. E tranquilli, gli spiegoni sono quasi finiti e si torna alla mia solita ironia.

  • Bashing immotivato contro Frank, colpevole di non essere il manzo della storia.

Frank. Cornuto e pure beffato, ma taccio o è uno spoiler.

Frank Randall, meglio noto come “il becco”, è il primo marito di Claire… nonché uno dei personaggi più odiati dopo il suo alter ego/antenato Black Jack Randall e devo dire che mi piacerebbe tanto avere una spiegazione sensata per tutto questo odio, ma l’unica ragione è che non è Jamie.

Lui è l’altro, quell’essere brutto e cattivo che ha fatto il madornale errore di sposare Claire per primo –e se non l’avesse sposata col piffero che lei sarebbe mai finita indietro nel tempo-, di essere disperato e di rivolere indietro la moglie e di cercala. Oh, sì e di essere discendente di Jack Randall e quindi, non ho capito bene per quale legge della genetica, malvagio come lui.

Nobel per la Medicina 2015 mi dicono.

  • Scene di sesso sì… ma il resto?

Immaginate di aver appena visto un episodio indimenticabile: pathos ovunque, recitazione da dio, trama eccezionale. Vi sentite elettrizzati, non vedete l’ora di partecipare a conversazioni piene di contenuti sugli ultimi quaranta, splendidi minuti della vostra vita. Aprite la pagina del gruppo di Outlander con la speranza negli occhi e la gioia nel cuore… e improvvisamente volete uccidervi.

Ho capito, è una bella visione, ma ‘sti cazzi, se in una stagione hai notato solo questo, qualche problemino ce l’hai!

Ecco, questo è quello che ho provato ogni singola domenica –pausa stagionale a parte- dopo aver visto un episodio: se per i primi tempi beccavo anche commenti intelligenti sulle puntate, molto velocemente questi sono diminuiti vertiginosamente, lasciando spazio ad una valanga di commenti completamente inutili sulla bellezza dei due protagonisti e le scene di sesso. Oh, per carità, anche nel libro il sesso abbonda e sapevo che sarebbe stata una parte importante della serie… ma seriamente le Sassenach notano solo quello?! Davvero vedono solo il culo o i pettorali di Sam Heughan o la scenetta di sesso? Ma siamo sicuri sicuri che io e queste qua abbiamo guardato lo stesso telefilm?

Poi si dice degli uomini!

  • Sam è manzo, ma abbiate un minimo di dignità!

Sam Heughan è un bel ragazzo e si era capito. Certo, il Regno Unito ha partorito anche figlioli cinque o sei volte più belli, ma non è affatto da buttare, anzi, io mi accontenterei di lui più che volentieri!

Detto questo, è possibile mai vedere un intero fandom di donne arrapate? Io capisco che quando l’ormone chiama, tu devi rispondere, è natura e non rispondere fa male alla salute, ma insomma… un po’ di dignità! La cosa triste è che il fandom non è composto solo da ventenni mie coetanee –gente che, insomma, è ancora nel pieno della tempesta ormonale post-pubertà-, le quarantenni/cinquantenni si sprecano! È vero, anche a quell’età la sessualità è importante e una donna comunque ha il diritto a fare sesso, masturbarsi o a pensare a cose zozze finché campa, ma credo ci sia un limite stabilito dall’intelligenza e una persona teoricamente adulta e matura dovrebbe capirlo.

Per intenderci, molte di queste donne non hanno nemmeno presente come reciti Sam per il semplice motivo che erano più impegnate a sognarlo nudo o ad ammirare i suoi muscoletti che a prestare attenzione al telefilm e, giustamente, ci tengono a farlo sapere al mondo, dando il via all’ennesima conversazione priva di contenuti che si basa solo sull’aspetto fisico di Sam e alle fantasie di queste signore e ragazze.

Un vero peccato, sono sicurissima che apprezzerebbero molto anche il telefilm, se solo la smettessero si calcolare solo Sam/Jamie.

  • Il Millesettecento non è il Ventunesimo secolo!

Come se non bastasse il fatto che, evidentemente, le Sassenach considerino Outlander storicamente attendibile, spesso noto come molte di loro non sappiano nemmeno dove stia di casa la storia. Le lagnanze su certi comportamenti arretrati infatti si sprecano, così come si sono sprecati i commenti negativi su una scena in cui Jamie sculaccia Claire dopo che questa a momenti si fa quasi stuprare e fa quasi ammazzare lui e i suoi compagni facendosi rapire dalle Giubbe Rosse dopo che, giustamente, Jamie le aveva detto di non muovere un solo muscolo –uno dei lati negativi di Claire è che a volte la sua testardaggine non le permette di capire le situazioni in cui si trova-.

Tranquilli, lei gliel’ha fatta sudare.

A parte il fatto che comunque nemmeno Jamie ne è uscito troppo bene, perché qualche calcione da parte da Claire se l’è preso, ma il comportamento potrebbe essere perfettamente coerente con l’epoca –e, sinceramente, anche se la storia fosse ambientata nella nostra epoca io tiferei per Jamie, perché se ti dico di non muoverti e tu non sai nulla del posto in cui sei e dei pericolo che corri e ti fai rapire dal mio peggior nemico, rischiando la tua e la mia pelle, io vengo sì a riprenderti, ma per tirarti il collo-, che non è precisamente nota per i movimenti a favore dei diritti delle donne. Il femminismo, care figliole, lo inventerà Olympe de Gouges solo una cinquantina di anni dopo gli eventi di Outlander e prima di allora in moltissime culture la donna non aveva praticamente diritti e che il marito picchiasse la moglie, anche a sangue, era considerato normale. Persino nel codice napoleonico del 1804 la donna è considerata subalterna all’uomo e il codice napoleonico è ciò che ha ispirato la creazione del nostro codice civile.

Jamie, tutto sommato, ci va giù leggerissimo con lei, eh e forse sarebbe anche il caso di mettersi nell’ottica di leggere un libro ad ambientazione storica tentando anche di capire l’epoca di cui si parla, prima di dare giudizi etici e morali usando il nostro sistema di valori.

  • Considerazioni randomiche sui personaggi.

Mi è capitato anche di leggere critiche che, per quanto plausibili, erano spesso o immotivate –ad argomentare te lo insegnano alle elementari, eh- o più dovute ad un’impressione puramente personale che ad altro e ci stanno, eh, il problema è quando queste opinioni, ovviamente pubblicate in gruppi sotto forma di domande tipo “ma perché X mi sembra *inserirequacriticarandom*?”, “ma sono l’unica che non capisce Y?”, “ma solo io credo che X *inserirequacriticarandom*, a ben vedere, si potrebbero risparmiare, perché il libro e/o il telefilm ti forniscono la chiave per capire le cose e no, lo so che siete ottimisti, ma non si tratta di confronti su opinioni personali: piuttosto direi che si tratta di un modo alquanto triste di mostrare agli altri critiche finto-serie.

Il problema, secondo me, è che molte fan, come ho già detto, hanno prestato molta più attenzione al sesso o agli attori che interpretano i protagonisti invece che alla trama e quindi, sistematicamente, mi trovo a chiedermi se quella stupida sono io o se siano gli altri a non essere in grado di leggere un testo semplice come Outlander e capirlo.

Disgraziatamente non sono io.

  • Cait e Sam non stanno assieme.

Me lo chiedo spesso anche io, Tina.

Come in ogni fandom che si rispetti, le ship sono estremamente presenti –anche se qua impera la ship “ClairexJamie”- e, come al solito, sono presenti anche persone che non sanno distinguere la finzione dalla realtà: Caitriona Balfe e Sam Heughan non stanno assieme, mi dispiace. Vanno d’accordo, si stanno evidentemente simpatici a vicenda, ma non stanno assieme, quindi è inutile che passiate il tempo a: 1) spettegolare come delle lavanderine al lavatoio; 2) a dire cattiverie su qualsiasi donna si azzardi anche solo ad avvicinarsi a Sam: ragazze, lui non ve lo darà mai e non sta con Cait, quindi mettetevi l’anima in pace e capite una benedetta volta che Sam è un uomo adulto e può frequentare chi vuole; 3) a dir cattiverie sul ragazzo di Cait: potrebbe anche essere il mostro delle paludi, ma se a lei piace e ci sta bene assieme, credo che siano fatti suoi, non vostri. Smettetela di scrivere cattiverie per poi pararvi il culo con la storia dell’ironia, perché non è ironia, è che avete evidentemente un limone infilato su per il culo.

Nel complesso, insomma, direi che c’è gente che non è mai uscita dall’infanzia o non si spiegherebbe come mai abbiano tante difficoltà a separare la fantasia dalla realtà.

  • Sam non ve lo darà mai, mi dispiace.

Corollario del punto precedente è l’esistenza di fan assolutamente convinte che prima o poi Sam glielo darà. Ragazze, parliamoci chiaro: difficilmente incontrerete Sam in occasioni che non siano première e altro, difficilmente entrerete in intimità con lui e altrettanto difficilmente ci andrete a letto, quindi smettetela. Davvero, siete penose e non sto parlando del sanissimo desiderio di farsi un ragazzo belloccio, ma di gente che spera in maniera quasi maniacale di poterselo portare a letto o che è sicura che prima o poi si farà dare una botta da lui. Ehm… no.

  • Laoghaire e Nell non sono la stessa persona, esattamente come Frank e Tobias ed è ora che lo capiate!

Laoghaire

Lo so che Laoghaire è odiosa fino al midollo e Frank a molti non piace, per non parlare di Jack Randall, ma Nell Hudson e Tobias Menzies non sono Laoghaire e Frank/BJR! Per Odino, capitelo! Loro interpretano i personaggi, ma non sono i personaggi, quindi è inutile che li odiate, perché non vi hanno fatto nulla e no, Outlander non è una cosa reale, quei due poveracci non sono davvero così –o magari lo sono, ma comunque noi non lo sappiamo- e quindi è da stupidi prendersela con gli attori se interpretano personaggi infami.

Questo è decisamente un comportamento stupido ed infantile!

In realtà di motivi per odiare il fandom ce ne sono altri, ma sono troppi e se andassi avanti, spoilererei le prossime stagioni. Insomma, come al solito una bellissima opera viene rovinata da dei fan con evidentissimi problemi a venire a patti con la realtà e a comportarsi come adulti e non posso fare a meno di pensare che, purtroppo, i fandom siano il grande male della tv, del cinema, della musica, della letteratura, ecc…: se da un lato ti permettono di scambiare opinioni con gli altri, di reperire materiale e di avere magari qualche spoiler di opere in uscita, dall’altro sono un ottimo modo per allontanare i fan o disgustare chi è fuori dal fanbase, che si fa un’idea spesso sbagliata dell’opera o comunque la giudica male non tanto per le effettive pecche tecniche, di trama, di personaggi o altro, ma per la gente che professa di adorare l’opera X e che si comporta nei modi peggiori.

Spezziamo però una lancia a favore delle Sassenach: i soggetti sani ci sono. Forse pochi, ma ci sono e sono persone che amano davvero Outlander e sono capaci di ragionare ed intavolare conversazioni sensate, profonde e splendide. Sono quelle persone che ti fanno tornare un minimo di fiducia nell’umanità, insomma.

E spezziamo una lancia anche a favore dell’opera: se ancora non avete letto/guardato Outlander, fatelo. Non fatevi scoraggiare da quello che ho scritto o dalle vostre esperienze con le fan –se ne avete avute-: comprate il libro o scaricatevi gli episodi e guardateli. Non vi assicuro che vi piacerà tutto, ma ci sono sicuramente personaggi e scene che meritano tantissimo e potrebbe anche essere un bel momento da condividere, perché no, col vostro moroso/marito.

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Se vi riconoscete come autori delle immagini usate, battete un colpo che vi cito.

Sì, mi è presa la mania della Tina Cipollari. Non ci posso far niente, è troppo trash per non amare i suoi meme.

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8 risposte a Perché amare Outlander… e odiare il fandom

  1. Calamity John ha detto:

    Non guardo Outlander e non credo lo farò. ma posso dire che hai colto molte cose riguardo ai fan. I fan sono dei RI-TAR-DA-TI.
    La prova più recente? Le polemiche per lo stupro di Samsa Stark in GOT. Ma devi vedere certe minchiate assurde che hanno scritto! Minchiate a dir poco odiose, in certi passaggi. Tipo: “perckèè??!!1! è ininfluente per la trammaahh!!1!”
    Ma porco dio! Hai letto la sceneggiatura? Hai già visto tutta la serie in anteprima? Magari sei uno della troupe e sai già come va a finire? In quel caso zitto e non spammare, per favore.
    Se invece non lo sei zitto/a e smetti di respirare finchè morta non sopraggiuga. Almeno alziamo un po’ il Q.I. del pianeta.
    “nel libborohh non succedeeee!!1!”
    Non esattamente. A subire gli stupri (e le torture) di Ramsay è una serva che gli viene data in sposa spacciandola per Arya Stark (sì, nel libro Ramsay avrebbe dovuto sposare Arya) mentre quest’ultima si trova al sicuro da tutt’altra parte, sotto falso nome. Quella poveretta (la serva) viene picchiata, torturata, molestata, violentata non solo da Ramsay ma anche dai suoi cani e da Theon\Reek.
    Beh? Le violenze su una serva valgono meno di quelle su una principessa? Perché nessuno ha avuto da ridire? O siete semplicemente degli irrazionali coglioni fanboy tipo Kathy Bates in Misery non deve morire?

    Ripeto: lieto di sapere che esiste anche gente normale. Comlimenti.

    • lizzytempest ha detto:

      Ma più che i fan, io credo che ci siano molte persone che colgono al balzo la possibilità di sembrare intellettuali grazie ai fandom e persone che si aggregano alle opinioni altrui perché non ne hanno di loro o magari non vogliono rimanere escluse e questo causa un bel problema.
      Per quello che riguarda GoT, io ho smesso di guardarlo proprio perché è diventato un po’ un what if di ASOIAF e mi seccava la mole di cambiamenti apportata alla trama del libro oltre a quelli sicuramente necessari per la trasposizione tv -è ovvio che la trasposizione non potrà mai essere fedele al 100%, anche in termini di costi si parlerebbe di una bella spesa da sostenere-, quindi non mi scandalizzo troppo, ormai lo considero come un’opera a sé, però posso anche capire la gente che si trova spiazzata davanti a tutti questi cambiamenti. L’importante è non menarla! Son due stagioni che libri e serie tv non c’azzeccano più nulla gli uni con l’altra, quindi keep calm e abituati, molto semplicemente!
      E per ciò che riguarda Sansa, io rimango molto scettica su come andrà a finire questo cambiamento nella trama, però effettivamente non capisco questo scandalizzarsi di gente che poi, magari, quando Cersei fece assassinare i figli di Robert, tra cui Barra, che era una neonata, non hanno fatto una piega. GoT è pieno di cose truculente e, disgraziatamente, Sansa ha subito sì uno stupro, ma è viva e ha ancora tutti i pezzi ed è molto più di quello che possono dire molti altri personaggi, come i suoi genitori e suo fratello.

      • Calamity John ha detto:

        Giustissimo. L’altra cosa inquietante è che a nessuno fa schifo la “romance” tra Cersei e Jamie.
        Che poi, se posso aggiungere, onestamente ancora fatico a capire come si possa amare un personaggio come Cersei. Lo trovo mediocre, sopravvalutato e odioso. Non funziona neanche come villain. Au contrair del padre.

        • lizzytempest ha detto:

          A me Cersei piace, perché la trovo realistica: alla fine fine è il risultato delle azioni di chi le stava intorno e delle proprie decisioni e trovo che sia molto coerente con sé stessa, nonostante di fondo Cersei sia molto irrazionale.
          E’ odiosa, ma non è stata creata per essere simpatica e questo me lo fa piacere, a differenza di altri “cattivi” creati per attirare il pubblico -come Melisandre, che secondo me è molto noiosa e che pare riprendersi solo nei propri POV- e poi penso che uno dei motivi principali della sua fama sia il suo essere madre. Lo è in modo spesso disfunzionale e quasi malato, ma ama i suoi figli e questo duplice aspetto -la Cersei spietata, vanesia, egoista e un pelo folle e la Cersei madre pronta a tutto- creano un delizioso contrasto. E’ un personaggio sfaccettato. E’ vero, non ha nulla a che spartire col padre, Tywin si pone su un altro livello, ma non sono sicura che Cersei sia un “villain”: è più una vittima degli eventi e di sé stessa e del resto Martin ci ha abituati all’essenza di cattivi assoluti in ASOIAF -forse l’unica eccezione è Walder Frey-: prendiamo Joffrey. E’ vero, era un sociopatico di prima categoria, ma poi, pian piano, si capisce che è stato la vittima dei suoi genitori -tutti e tre, sia quelli naturali che il padre putativo-: di Cersei e Jaime, perché probabilmente ha ereditato una tara genetica dai genitori -cosa che però non è accaduta con gli altri suoi fratelli-, di Cersei, che si è sempre rifiutata di vedere suo figlio per ciò che era finché non è stato tardi e non le era più possibile mettergli un freno e di Robert, che era un violento patentato e picchiava la moglie e il “figlio” maggiore -mentre viene detto che con Mya Stone lui aveva un buon rapporto, almeno finché se n’è interessato. Cersei è della stessa risma e secondo me viene sopravvalutata molto come villain, più che per il personaggio in sé: ha questa fama di cattiva di alto livello, ma difficilmente la gente va al di là di questa fama.

        • Calamity John ha detto:

          E pure qui hai ragione. Cersei è vittima del morboso familismo dei Lannister. Questo spiegherebbe anche la relazione incestuosa col fratello. Però, lo ammetto, è un mio limite: detesto le persone irrazionali. Poi lei oltre a essere irrazionale è pure stronza e psicotica. Mmm non credo che venisse picchiato quello stronzetto di Jeoffrey, se non erro c’era un servo che si beccava lui le mazzate al posto suo. (cosa che nel Medioevo esisteva sul serio)
          Melisandre non la trovo molto interessante neppure io.
          Anche Walder Frey, mmm sinceramente non lo vedo come “villain”: è uno che fa i suoi interessi, solo che lo fa in una maniera molto più vigliacca e spregiudicata degli altri. Ma non è molto diverso da altri lord.

        • lizzytempest ha detto:

          Io sono quasi sicura che venisse detto che Joffrey ne avesse beccate salate da Robert… credo che lo dicesse Stannis, ma non ci metterei la mano sul fuoco.
          Walder Frey secondo me è invece un villain nel senso forse più banale del termine: è il classico tizio che tenta goffamente di ottenere benefici personali e questo lo rende davvero poco interessante. E’ di quel genere “visto uno, visti tutti”… se devo proprio scegliere, preferisco Bolton.

        • Calamity John ha detto:

          Ecco, Bolton è già più interessante. Attualmente sto leggendo A feast for crows e ricordo bene che Cersei si incazza con Tommen e lo minaccia di far frustare il “capro espiatorio” che poi era lo stesso di Jeoffrey.

        • lizzytempest ha detto:

          Sì, ma appunto Joff da Cersei non ha mai preso una sberla che sia una, era Robert il violento di famiglia -e diciamocelo, l’odio della moglie se l’era meritato tutto-.

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