Il Caso “Francesco Sole”: quando la gente viene presa per il culo


Antefatto: Francesco Sole, “nom de plume” –si fa per dire, visto che il fanciullo ha scritto ben poco e plagiato tanto- di Gabriele Dotti, è noto al web per le sue frasi da Tumblr boy –e palesemente copia-incollate da Tumblr e altre pagine, cosa che gli è valsa già altre critiche-, farcite di filosofia spicciola e talmente banale e ovvia da spingermi a dubitare dell’effettivo QI di chi scrive queste frasi e di chi le condivide spacciandole per chissà quale verità rivelata, nemmeno si trattasse della scoperta precisa dei meccanismi del Big Bang. In ogni caso si tratta di una figura apparentemente “acqua e sapone” –con vaghe tendenze

Il Tumblr boy, specie alloctona che minaccia autori e poeti seri, si distingue per le frasi finto-filosofiche degne dei pensierini di terza elementare e per il look acqua e sapone inframezzato da tatuaggi, capelli di colori improbabili, dilatatori o altre “espressioni artistiche della personalità” -in gergo dette “‘sti paperi stanno semplicemente seguendo una moda facendo gli splendidi“- che riscuotono forte successo nelle loro simili, le Tumblr gurlz, ragazze finto depresse che, a loro detta, hanno addosso più sfiga loro di uno jettatore.

all’hipster made in Tumblr-, di un ragazzo sveglio, se non proprio intelligente, che ha avuto fiuto nel capire ciò che il mercato chiede e che prontamente ha creato il prodotto giusto, scalando le vette del successo sul web italiano e che, tutto sommato, si è fatto da solo nonostante la scarsa qualità di ciò che offre.

Il già citato Sole poco tempo fa, grazie ad una provvidenziale botta di culo, pubblica un “libro” –leggesi “un insieme di carta sprecata e che avrebbe avuto un destino migliore finendo nei cartoni della pizza o nella carta igienica Foxy”- che raccoglie tutte le sue “massime”, vantandosi, per altro, di averci messo tre giorni e tre notti –come si suol dire: grazie al cazzo! Hai plagiato frasi a destra e a manca e poi le hai ricopiate in un documento Word o in un PDF! Immagino la difficoltà! Stendhal ci ha messo circa tre, quattro mesi per scrivere Il Rosso e Il Nero, mica bruscolini, quindi non è che tu abbia compiuto chissà quale impresa eroica, M. Sole!-. Sembrerebbe, insomma, che un semplice ragazzo del web, toccando i tasti giusti e lavorando sodo almeno dal punto di vista del marketing, sia riuscito a farsi notare e a gettare le basi per una promettente carriera –diamogli il beneficio del dubbio credendo che sappia anche cacciar fuori farina dal proprio sacco-.

Appunto, sembrerebbe. La realtà, invece, è un po’ diversa e salta fuori con la prepotenza di

La Lucarelli ha il dono di dire cose serie e sensate, illudendoti su una sua ritrovata capacità di ragionare come un’adulta, per poi ricadere nel baratro della banalità e dell’infantilismo più totale.

un’esplosione termonucleare, anche grazie a Selvaggia Lucarelli –altra persona che, salvo rari interventi sensati, solleva nel pubblico molti dubbi sul suo QI- che spamma il libro di Sole incensandolo tanto che pare che il ragazzo abbia riscritto la Divina Commedia: Francesco Sole è stato creato a tavolino dalla stessa Lucarelli, da Eugenio Scotto e Facchinetti. Ma bene, guarda te che novità! A pubblicare sono i soliti raccomandati! Ma che sorpresa!

Ovviamente la cosa scatena le ire del web e a ragione: capiamoci, il web è una giungla. Davvero una giungla. In un posto in cui i diritti di autore sono sconosciuti, pubblicare i propri lavori significa essere pronti a mangiarsi vivo chiunque te li plagi –e lo dico per esperienza-, però il web è anche la Merica di scrittori, videoamatori, fotografi, pittori, fumettisti, ecc…, perché è davvero la terra delle occasioni: con un po’ di accortezza, si può aprire una pagina, un blog o un sito e farsi pubblicità, si può perfino arrivare ad essere contattati per poter pubblicare un proprio lavoro, vuoi come libro/fumetto/quello che volete a sé, vuoi in un’antologia. Insomma, il web è lo spazio delle grandi occasioni, a maggior ragione in Italia, dove di occasioni ce ne sono ben poche per tutti i “creativi”. Del resto, in tv abbiamo la Rodriguez, mentre gente uscita da scuole di arti sceniche, dotata di talento e controcoglioni viene scartata perché priva della spintarella… e magari fosse solo in tv: in questo Paese senza spintarella e senza conoscenze è difficile fare strada, molto, molto difficile e lo dico per esperienza.

Provate ad informarvi su ciò che dovete fare per pubblicare una semplice antologia di racconti e vi cadranno le braccia, per non dire altro: solo le case editrici minori –sempre a pagamento e a volte pure truffaldine, tanto per gradire- danno la possibilità di pubblicare, assieme a nomi come la Feltrinelli o Amazon, che hanno aperto spazi appositi per poter pubblicare modeste quantità di vostri scritti –sempre a pagamento, eh, che nessuno regala niente in questo mondo- negli store online. I grandi nomi dell’editoria, al 99.9%, vi sbattono la porta in faccia e cestinano i vostri scritti senza

E per la serie “I paradossi dell’editoria”: E.L. James, meglio nota come l’autrice di “Cinquanta sfumature di grigio”, che ha furbescamente evitato l’accusa di plagio chiamando i suoi personaggi Christian e Anastasia invece che Edward e Bella, dato che i suoi romanzi sono nati come fan fiction di Twilight. La signora è diventata famosa dopo aver pubblicato una trilogia “erotica” -come un triglia- incentrata sul bondage -che però BDSM non è- e sul rapporto di una timida vergine -che si trasforma in una porcona da far invidia a Cicciolina- e di un povero imprenditore miliardario che possiede circa mezzo emisfero boreale -a nemmeno trent’anni e avendo fatto tutto da sé, a quanto sembra. Probabilissima come cosa…- e che è stato la povera vittima di una madre tossica e di una pedofila. Nella vita reale la descrizione di Mr Grey Ottimo Direi è quella che, nei manuali di psichiatria e psicologia, viene fatta degli stalker, degli erotomani e dei gaslighter. Per intenderci, è da metterlo in una stanza con le pareti imbottite e gettare la chiave ma, ehi, è il sogno erotico di un sacco di donne. Convinte loro…

nemmeno guardarli, perché “non ci interessa”, “al momento non c’è mercato per questo genere di cose”, ecc… -che mi spieghino come possono non essere interessati se nemmeno leggono i manoscritti-. Poi però pubblicano la James, Moccia e Sole. Per farvi capire i livelli paradossali a cui si arriva.

È vero, da che esiste la letteratura esistono libri di m… scritti solo per vendere –a maggior ragione quando l’editoria è diventata un “fenomeno di massa”, grazie all’ampliamento del mercato iniziato nel XIX secolo-, ma, per lo meno, qualcuno quei libri li scriveva e, generalmente, erano scritti con una sintassi corretta ed è altrettanto vero che l’editoria in generale sia in crisi e che la maggior parte dei lettori si accontenti di letture simil-intellettuali con un livello di difficoltà addirittura inferiore a quello della Pimpa –e non parlo di chi, occasionalmente, si lasci andare anche a letture sceme, perché quelle servono a tutti: io parlo di gente che al massimo, nella vita, ha letto Dan Brown e gli Harmony e li considera alta letteratura-, ma è indubbio che moltissimi talenti vengano tagliati fuori dal mercato perché non hanno agganci –e quindi gli editori nemmeno si sprecano a leggersi i plichi che vengono loro recapitati- e che anche un romanzo di nicchia possa avere un successo inaspettato –vedesi Martin. Prima di lui quanto tiravano gli epic fantasy? Appunto.

Quest’uomo -George Martin, meglio noto come Il Ciccione o Il Sadico Assassino di Personaggi– ha fatto conoscere al grande pubblico l’epic fantasy meglio di quanto non abbia fatto la buonanima di Tolkien -che ha il difetto di non avere uno stile semplice ed immediato, per quanto sia stato un vero e proprio genio-. Notiamo che l’epic fantasy è sempre stato un genere abbastanza di nicchia e che, in generale, buona parte dei sottogeneri fantasy non siano precisamente la cosa più mainstream del mondo.

Dunque, facendo il punto della situazione, abbiamo un mercato editoriale che non funziona, un soggetto che più che plagiare non fa e che è stato creato a tavolino da dei loschi figuri e un successo immeritato che ha fatto girare le cosiddette a molti, che sul web sputano sangue anche solo per raggiungere i cento like a disegno o le duecento visualizzazioni a storia.

Ma, ehi, la verità è che io di Sole me ne sbattevo: sì, il plagio è un comportamento scorretto e molto triste, lui non mi è mai piaciuto e questa storia fa davvero pietà, ma, dopotutto, quelli davvero da criticare erano la Premiata Lucarelli & co., non Sole… almeno finché il Pulitzer de noaltri ha tenuto il becco chiuso.

Fine antefatto –vi rimando all’articolo di D, che spiega ancora meglio di me quanto questa storia ce le stia facendo girare-.

Dicevo: Sole, finché non ha tenuto chiusa quella boccaccia, alla fine era sì il target dello scazzo, ma, dopotutto, poteva godere del beneficio del dubbio. Capiamoci, abbiamo fatto tutti i duri e i puri, ma quanti davvero rifiuterebbero la possibilità di avere un contratto vendendosi per poi avere la possibilità di pubblicare un lavoro vero e sudatissimo in futuro? In pochi –e sono una di quelli. Mi dispiace, ma non ci posso fare niente: non sono Shakespeare, sono un concentrato ambulante di disagio e trash allo stato puro, roba che risulto più trash di un videoclip degli anni Ottanta, ma a certi livelli non mi abbasso nemmeno a pregarmi. Brutto difetto-, perché comunque si tratterebbe di una chance non da poco. So che è brutto dirlo, ma ci vuole un minimo di realismo nella vita e negli affari: a volte vedersi paga… ma bisogna anche avere la consapevolezza di essersi venduti e che quello che stai pubblicando con il tuo nome è lavoro di altri e che di tuo c’è giusto la faccia e, forse, il nome, perché quella consapevolezza è importante: ti sei fatto strada con un lavoro di m… e non tuo e quindi, per guadagnarti davvero quella fortuna, devi non solo a te stesso, ma anche ai poveri diavoli che non ce l’hanno fatta –nonostante il talento, eh, perché purtroppo è così: puoi avere tutto il talento che vuoi, ma il fattore C è

Il fattore C è quello che ti serve quando vuoi sfondare nel mondo dello spettacolo, della musica o dell’editoria. Nei primi due casi, se sei una donna, va bene anche il fattore Poppe, tanto Autotune e l’ignoranza del pubblico fanno il resto.

preponderante-, il massimo impegno per dimostrare ciò che vali, pena il linciaggio –mediatico, se ti va bene- ed il dimenticatoio.

Sole, evidentemente, questa consapevolezza non ce l’ha e, altrettanto evidentemente, non ha nemmeno quel minimo di sale in zucca che gli avrebbe fatto capire che è meglio tacere quando si ha a che fare con gente che, molto giustamente, vorrebbe incaprettarlo, sgozzarlo come un agnello e buttarlo in un pozzo: ecco che il raccomandato pubblica sulla pagina YT di Fanpage.it un bel video in cui tenta di darsi un tono e di rispondere a chi lo critica.

Premessa n°1: questa balla del “nessuno mi può giudicare” inizia a sfrancare le cosiddette, ergo Sole non avrà nessuno sconto, non da parte mia, almeno.

Premessa n°2: WARNING, l’ironia ed il sarcasmo, a questo punto, potrebbero raggiungere livelli altamente tossici.

Premessa n°3: no, non sono invidiosa di Sole, perché non sono abituata a vendere il culo per arrivare in alto. Se proprio ci devo arrivare, voglio farlo dimostrando quanto valgo, fine e ci sono altri motivi molto più seri per darlo via che pubblicare un libretto per pezzenti e zoticoni –sì, sono una dannata classista borghesotta, blablabla, non mi dite nulla di nuovo e no, vengo fuori dalla classe operaia, ma dettagli-. E no, non rosico perché ha pubblicato un libro: una mia conoscente ha appena pubblicato un romanzo e non me la sono mangiata a colazione, perché la ragazza –ed il suo libro- merita e sono contenta per lei, dato che so per esperienza tanto sia difficile scrivere bene. Quindi non iniziate con “ma tu sei solo invidiosa, gnégné”, perché giuro che vi strappo la pelle di dosso e mi ci faccio degli stivali. Capito?

Finite le premesse, vi dico che questi sono stati i 4.47 minuti più lunghi della mia vita. Davvero. Non saprei dire se a renderli così lunghi sono state le boiate di Gabriele Dotti, in “arte”-sì, quella della truffa- Francesco Sole o la mia voglia di trovarlo e tirargli un cartone. Forse la seconda… in ogni caso, credo di aver tirato giù tutti gli angeli e i santi del Paradiso –e qualche divinità norrena e romana, tanto per gradire-; non tanto per quello che dice -insomma, non c’è nulla di nuovo sotto al sole, dopo le directioner e le Tumblr gurlz ero mentalmente preparata a questo genere di cavolate cosmiche-, quanto per la faccia di tolla nel dirlo.

Il video parte con due scenette tenere e pucciose: Sole che fa le smorfie davanti alla telecamera –dafuq?!- e Sole circondato dalle sue fan -guarda caso quasi tutte ragazze tra i quindici e i venti… chissà come mai- che strillano e piangono da far impallidire le groupie del vecchio Sid –e vi ricordo che Nancy era una sua groupie -, prontissime a farsi selfie,

Sid e Nancy. Sì, sono una loro fan e no, non credo nemmeno un po’ che Sid l’abbia uccisa.

sorridere raggianti, farsi abbracciare e fare una fila kilometrica per farsi autografare il “libro” –gli Aforismi di Wilde sono un libro di aforismi. Questo categoricamente no!-. Insomma, vogliono darci l’immagine di un ragazzo semplice, alla mano, molto gentile, disponibile e anche simpatico che ha raggiunto il successo facendosi amare dalla massa e la cosa potrebbe anche funzionare, se non fosse che le porcate della Premiata Teleditta che lo ha lanciato le conosciamo bene e che lo stesso Sole sputtana tutto appena inizia a parlare.

“Questo libro […] è una raccolta di pensieri, stati d’animo, esperienze, […] che ho provato, condiviso su Facebook… che ho letto, mangiato, sentito. Insomma, una serie di frasi che mi hanno coinvolto, mi hanno emozionato e mi hanno aiutato […].”

Già qua vorrei tirargli un cartone… facciamo più di uno. Perché? Semplice: il nostro grande scrittore si è dimenticato di dire che più di una volta sono stati riscontrati plagi nel suo lavoro. Ora, è vero che quelle frasi sono di una banalità talmente eclatante che anche una scimmia ubriaca potrebbe scriverle, ma comunque rimane estremamente scorretto plagiare consciamente e volontariamente il lavoro altrui facendolo passare per proprio ed evitando accuratamente di citare le fonti. Non si fa, punto. Quelle frasi non sono di Sole, ma di chi, per primo, le ha messe sul web: lui si è limitato a copiarle su dei post-it e ad aggiungere turpiloquio a random. Fine della fatica.

Ti hanno emozionato? Bene, son felice per te. Ma facci il favore di non farle passare per farina del tuo sacco, grazie, perché è squallido quasi quanto pubblicare una raccolta di proverbi cinesi e farli passare per idee proprie: non esiste!

“[…]l’ultimo anno della mia vita, in cui, grazie a Facebook, grazie ai social network, sono riuscito a realizzare nel mio piccolo un sogno.”

Ti conviene ringraziare la Premiata Teleditta, Sole, dato che sono state le loro strategie di marketing –di tutto rispetto, perché questa gente sa benissimo ciò che fa e lo ha fatto dannatamente bene, anche se poi si son sputtanati da sé- a portarti in alto. Tu hai fatto ben poco.

Ora, non dubito che, magari, ci saresti potuto riuscire anche da solo, ma così non è stato: hai ricevuto una tale spintarella che vederti ringraziare i social lasciando sottintendere che, comunque, tu abbia fatto tutto da te, è un insulto verso chi, con tanta fatica, ogni giorno cerca di farsi conoscere. Tu sei un disonesto, un mascalzone e quel faccino soddisfatto dovresti nasconderlo, soprattutto in vista di ciò che stai per dire e che abbassa ancora di più la tua reputazione.

Dopo spezzoni random dei video in cui le “star” di Youtube, come vengono definite dal genio che ha montato il video, criticano Sole –ovviamente niente audio originale, niente riassunto delle critiche, ma solo una musichetta patetica e dei sottotitoli che dicono tutto e niente, perché si sa che il dovere di cronaca ultimamente è il grande assente del giornalismo più o meno professionale di questo Paese e quindi chissene di spiegare il punto della questione-, Sole si dichiara dispiaciuto. No, ehi, fermi, non festeggiate! Ho detto dispiaciuto, ma non ho ancora spiegato il perché.

“[…] perché cercare di costruire qualcosa di collettivo in una community… l’invidia, insomma, porta un po’ a… che poi, vabbé, non so neanche come parlare. Sì, ho visto qualche video di questi, tra virgolette, colleghi, ma… io non penso di essere più bravo di nessuno (questa segnatevela, perché il prossimo spezzone di audio la dice lunga su questo personaggio), se loro sono… se questa community di Youtubers è più brava, è giusto che lo dimostri, che vada avanti. L’unica cosa è che io credo che per dimostrare di essere più bravi dobbiamo farlo vedere, non parlare e basta e quindi credo che sia più giusto fare qualcosa, non criticare gli altri.”

Vi ricordate quando dicevo che gli tirerei volentieri un cartone? Ecco, adesso siamo passati direttamente al “mo’ lo impicco e risolviamo il problema”. Ora, secondo Sole tutto si riduce a mera invidia: gli youtuber sono invidiosi di lui, chi lo ha criticato è invidioso di lui. Povero, il mondo lo odia!

No, dai, siamo seri… posto anche che ci possa essere gente invidiosa di lui –e chi lo nega? L’invidia esiste, non è che sia precisamente una novità-, sembra che il ragazzo qua abbia volontariamente ignorato il reale contenuto delle critiche: da una parte l’inconsistenza del suo lavoro –e le ripetute accuse di plagio, ma presumo che questo sia un altro come Berlusconi: innocente sempre e comunque, sono i magistrati comunisti mangia-bambini o, in questo caso, gli youtuber cattivi e invidiosi, che lo accusano sempre e comunque-, dall’altra il fatto che, dopo aver finto di essere uno acqua e sapone e, dopotutto, di aver dato un minimo di speranza anche a noi poveri mortali, si è rivelato un venduto. Né più, né meno. Fine. La questione è questa: perché noi poveri diavoli dobbiamo sputare sangue e comunque trovarci a sbattere il muso contro una porta, mentre lui, al massimo della disonestà, si è fatto passare per un self-made man quando, in realtà, aveva dietro gente di un certo calibro all’interno del mondo dell’editoria?

Non è invidia, Sole: è scazzo. Scazzo perché c’è gente che passa la vita a sperare di essere notata e che sgobba notte e dì per avere almeno una possibilità e poi arrivi tu e, mentendo a destra e a manca, confermi che per avere successo contano solo imbeccate e contatti. Scazzo perché il web è la nostra Merica e nessuno di noi vuole che gli stessi meccanismi che regolano l’editoria insozzino questa terra delle opportunità –nonostante forme più o meno organizzate di “mafia” e “clientelismo” già esistano, ad esempio, nel mio mondo, ossia quello della scrittura amatoriale e del fan writing-, facendo emergere solo quelli disposti a piegarsi in tutto e per tutto alle esigenze del mercato e non chi lo merita davvero.

E no, Sole, non è facile emergere. Non lo è nemmeno per chi ha pagine con millemila like, perché sì, anche loro hanno difficoltà a raggiungere editori, registi, produttori, dato che, molto semplicemente, questi sono interessati a ciò che può portare profitti –cosa giustissima, un’impresa di sicuro non va avanti a cuoricini e cupcake-, non al talento. Puoi anche essere il nuovo Tupac -ditemi quello che volete, ma questo è vero rap- o un redivivo Flaubert, ma se non corrispondi alle esigenze di mercato, generalmente ti preferiranno Moreno o Moccia, fine del discorso. Gli affari sono affari, il talento è ben altro e non sempre le due cose vanno a braccetto. Quanti youtuber italiani sono effettivamente arrivati al successo? Che a me risulti tre: tu, i Pantellas –che sono scomparsi anche velocemente dalla tv- e Favj. Fine. Quanti sono gli youtuber italiani? Più di tre, decisamente molti più di tre e a volte molto più dotati di talento o di arguzia.

Tu hai avuto la botta di culo? Bene, ora sei famoso… vuoi un applauso? Tesoro, non sei diverso da Justin Bieber o da gente della sua risma: la Premiata Teleditta ti ha usato perché ha capito che avresti potuto vendere. Sei una gallina dalle uova d’oro. Ma non ti credere, appena smetterai di essere utile, farai la fine dei Backstreet Boys o delle Spice

Se siete nati prima del 1995, le Spice Girls e “Wannabe” le ricorderete di sicuro.

Girls: finirai nel dimenticatoio. Ogni tanto, in qualche programma che parla di vecchie “star” verrai intervistato, forse proveranno a rilanciarli, ma un prodotto che non funziona più viene ritirato dal mercato: vale per i telefonini, per le auto, per i jeans e anche per le persone. Non fare il galletto, perché ancora non hai dimostrato niente a nessuno: hai talento? Bene, lo spero per te, ma ancora dobbiamo vederlo questo tuo grande dono. Allora, e solo allora, avrai il permesso di farci il predicozzo sul darsi da fare, anche perché buona parte della gente che hai preso in giro –disegnatori, scrittori, poeti, fumettisti, ecc…- si fa il culo molto più di quanto non te lo sia fatto tu, credimi.

“Io stimo chi fa qualcosa… chi critica… non lo so, gli posso offrir una cena… ma più di quello… non gli posso applaudire, perché non è sempre bello affrontare le critiche, non è facile e… però penso che… insomma, sono tutte un po’ delle stronzate, quindi cerco di lasciarmele scivolare addosso […] anche perché lo zio di Spiderman (lo zio Ben, santa Frigg!)diceva: “Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.” e quindi, nel mio piccolo, avendo questo superpotere che in tasca ho un cellulare che posso condividere pensieri […] a un milione e passa di persone e questo, secondo me, è un superpotere… l’ho acquisito grazie a molte persone che credono in me (sì, la Lucarelli, Scotto e Facchinetti, coff, coff…) e che hanno cliccato mi piace […]e quindi cerco di concentrarmi su questo […]”

Lo sai, vero, che c’è gente che fa il critico di professione o a livello amatoriale, vero? No, giusto perché tu ti metta nell’ottica corretta: la critica è un diritto della gente e, forse, dovresti anche prestare un minimo di attenzione ai pareri negativi che circolano sul tuo conto, perché anche da quelli si impara e pure tanto… e lo sapresti se tu scrivessi veramente, perché sul web c’è gente pronta a mangiarti vivo per una virgola sbagliata o una consecutio temporum traballante, altro che per la tua patetica ed evidente ipocrisia.

No, aspetta, ho dimenticato che tu sei la povera vittima di tutta questa storia. Niente, dimentichiamo tutto quello che ho appena scritto.

Segue il toccante racconto dei suoi inizi, ma su questo non mi dilungo.

“E al di là delle critiche […], Facchinetti non è neanche mio parente.”

Ehmbé? Non è che il fatto di non essere parenti possa attenuare quello che è successo. Ripeto: vendersi è un conto. Non è una cosa esaltante, ma nemmeno il male assoluto e può anche essere un modo ingegnoso per aprirsi le porte del mondo dell’editoria piuttosto che del cinema o di quello che si vuole, ove ci siano la furbizia ed il talento necessari a sfruttare la situazione e a non farsi usare come una marionetta, ma nel momento stesso in cui vengono fuori non solo uscite del genere, ma accuse fondate di plagio, allora la storia cambia.

Sei un disonesto, punto. Ti senti realizzato? Bene, ma non farti passare né per eroe, né per miracolato.

Non commento gli ultimi secondi, che sono un messaggio di speranza –e che siamo, a messa?!- per tutti noi poveri disgraziati che triboliamo anche solo per ottenere una recensione sul web, figuriamoci per farci notare, perché davvero, ho solo bestemmie e insulti.

Voglio concludere con delle considerazioni personali: ho visto gente mediocre e non poco riuscire ad arrivare alla pubblicazione. Gente che, rispetto ad altri che operavano nello stesso settore, non aveva assolutamente nulla di particolare, era perfettamente nella media sia nello stile che nelle trame proposte, ma che aveva avuto la botta di culo di piacere ai lettori e quindi di avere un ottimo riscontro da parte del pubblico, a differenza di veri e propri capolavori –e quando dico capolavori, intendo che darei tutti e due i reni e anche la milza per scrivere così- bellamente snobbati dalle lettrici, perché, molto semplicemente, non erano storie che “vendevano”, pur essendo ad un passo dalla perfezione: non riscontravano i favori delle lettrici a volte per la sintassi troppo curata,  a volte per l’assenza di quelle trame che vanno di moda –certo che se le trame di moda sono quelle che girano sul fandom delle directioner, io mi rallegrerei nel non essere stata notata, dico

Artemisia Gentileschi: questa donna non era solo una brava pittrice, ma aveva anche due palle così, eppure è stata rivalutata solo negli ultimi decenni.

davvero, ma pensiamo positivo: a volte nemmeno ai grandi scrittori e artisti è stato dato il giusto merito, come è successo per I Malavoglia di Verga o Van Gogh e sono stati rivalutati solo dopo la loro morte o moltissimi anni, se non addirittura secoli dopo, come la Gentileschi-.

Il gusto del lettore o del cliente non indica forzatamente una qualità migliore e quindi voglio ricordare a tutti, sia a certi fenomeni da baraccone che a chi ormai non ha davvero più la forza di tentare di farsi strada, che è il fattore C –che possiamo molto tranquillamente chiamare “fattore profitto”- a determinare chi, alla fine, riesce e chi non riesce.

È inutile raccontarci balle: le imprese vendono solo prodotti che possono piazzare sul mercato per conseguire un utile e l’utile dipende dal cliente. Se il cliente medio si accontenta di Moccia, di Justin Bieber, di Kristen Stewart, non ci si può fare molto: si può continuare a tentare aspettando tempi migliori, ma non c’è la garanzia che il talento venga giustamente ripagato.

Dopotutto non è nemmeno colpa degli imprenditori e dei dirigenti: dai, quanti di noi andrebbero a lavorare a gratis? Nessuno e lo stesso è per loro: non lavorano per andare in perdita.

Ma ricordatevi comunque una cosa: un libro pubblicato non significa essere bravi. Se poi minimo metà del libro è un plagio, men che meno.

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3 risposte a Il Caso “Francesco Sole”: quando la gente viene presa per il culo

  1. D ha detto:

    L’ha ribloggato su L'Angolo Del Recensoree ha commentato:
    Non c’è altro da aggiungere sulla vicenda.
    Anzi, una cosa c’è, in realtà: non smettete MAI di provare a realizzare i vostri sogni, col duro lavoro o con la raccomandazione che sia.
    Perché c’è una cosa che si è persa in tutto il casino di #SelvaggiaNonMentire, ed è che al popolo del web non ha dato fastidio la raccomandazione in sé. Quella esiste credo da quando è stata costituita la prima società ante litteram, ed è abbastanza naturale come meccanismo per assicurarsi un futuro roseo e possibilmente remunerativo.
    Quel che ha dato fastidio è la poca trasparenza e la disonestà di un sistema (quello di Facchinetti & co.) prima e di un individuo (Sole) poi. Quel che ha dato fastidio è stata la tentata presa per il culo agli altri artisti del web, che, sentendosi paragonare a Dotti, hanno giustamente posto le mani avanti -in modi più o meno drastici e/o educati- e posto una distanza tra loro, individui che si rompono il culo ogni giorno, e Sole, prodotto creato a tavolino per vendere ad un determinato target.
    E non me la prendo con lui, il povero ragazzo è praticamente una vittima, me la prendo con chi cerca costantemente di distruggere i sogni di noi esordienti, illudendoci che possiamo farcela quando in realtà preferiranno sempre gente così a chi ha davvero talento.
    Complimenti, Lizzy, ottimo articolo, come sempre ❤ ❤ ❤ sai che ti amo, vero? :3

  2. Calamity John ha detto:

    Complimentissimi. E’ bello vedere che esistono blogger così toste e sensate. Complimenti anche per il post sulle femminarde. XD

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