That’s why I don’t need “neo-femminism” –or better still “nazi-femminism”-…


I meriti del femminismo, lo sappiamo, sono stati molteplici per noi donne. Lo sappiamo quando possiamo votare o aspirare –per lo meno- a lavorare per lo stesso salario di un uomo o ereditare o divorziare o decidere di abortire o chiedere il divorzio.
I meriti del femminismo esistono, nonostante le basi teoriche di certi suoi esponenti che, oggi, ci farebbero forse storcere il naso –ma, signori miei, dobbiamo sempre ricordare che tutto e tutti son figli del proprio tempo e che pochi sono coloro che si esimono dall’esserlo-.
I meriti del femminismo, a volte, sono passati attraverso il sangue e sempre attraverso il sudore e le lacrime di chi ci ha creduto e ha lottato.
I meriti del femminismo hanno molto poco a che vedere con i meriti del nazi-femminismo.
Inutile che facciano le bambine offese: le nazi-femministe –o “pseudo-femministe” di cui parlavo qui– hanno ben poco a che vedere con le lotte femministe e molto di più col moralismo e l’estremismo da tastiera della donnetta annoiata che, deciso che i pettegolezzi non sono più abbastanza cool, si getta a capofitto nell’attivismo che, in poche, semplici mosse, si trasforma in un becero estremismo.
Ma direi di passare subito al punto centrale di quest’articolo, ossia l’interessante hashtag #idontneedfemminism, che sta spopolando in rete. Se ancora non l’avete visto, io direi di dargli un’occhiata, perché penso che chiarisca subito come le donnette isteriche della domenica, decidendo di lasciare il lavatoio per la tastiera –sì, cliché maschilisti gné gné, ma in effetti l’unica cosa che mi fanno venire in mente, dopo i talebani che si fanno riprende col mitra in una mano ed il Corano nell’altra ed il detto popolare “coda di paglia”, sono proprio le vecchiette del paesello. Sapete, quelle vestite di nero dei film sul Meridione, che sanno sempre tutto di tutti, perfino chi diamine sia io, che mi han vista solo due volte in vita loro, la prima quasi in fasce, la seconda che a momenti ancora la facevo nel letto e che son sempre pronte a dirsi malignità alle spalle-, abbiano mandato a puttane due secoli di donne che si son fatte un culo così –e di cui ignorano i nomi, spesso e volentieri- per dare alle donne quella libertà che nella nostra storia e cultura non è sempre stata così scontata.
Il femminismo è diventato, nella cultura popolare, sessismo, discriminazione, vittimismo, moralismo bigotto, giustificazione morale per ogni genere di schifezza, dalla promiscuità sessuale –zia, se vuoi darla via come se non fosse tua, fallo, ma non farti passare per un’eroina del femminismo, perché non lo sei- al succhiare come zecche dal portafoglio di mariti e compagni.
Il femminismo è diventano il nuovo nero: sta bene su tutto, va bene per giustificare tutto, va bene per sciacquarsi la coscienza da tutto e tutti, va bene per attaccare, colpevolizzare e discriminare tutti, esattamente come il razzismo scientifico fino agli anni Settanta del secolo scorso e allora il femminismo divento una pericolosa etichetta di cui non si ha più bisogno, perché è degenerato, perché è passato da movimento di liberazione a movimento di persecuzione e allora le donne si stancano e dicono basta. Lo dicono, forse, perché non hanno mai conosciuto un femminismo diverso, fatto di lotte per l’uguaglianza e non solo per la supremazia; lo dicono, forse, perché da femministe convinte hanno provato un profondo ribrezzo per le loro “compagne” e per il loro genere, ma, cosa importante, dicono basta e, nemmeno troppo sotto sotto, hanno ragione.
E allora addio anche alle belle conquiste delle femministe: pure il diritto di abortire o di non iniziare nemmeno una gravidanza viene dimenticato di fronte alla marea di letame che le nazi-femministe ci han spalato sopra ed è inutile che piangano e puntino il ditino come i bimbi dell’asilo contro i maschilisti, contro le donne oppresse, contro la società patriarcale -“patriarcato”, già, ma nemmeno ne conoscono il significato… ma chissene, dopotutto! È un parolone, suona bene, quindi usiamolo anche a cazzo di cane, no?-, contro Tizio, Caio e Sempronio: chi è causa del suo mal, pianga sé stesso. Tradotto per chi proprio vuol fingere di non capire: se ti sei fatto conoscere come movimento di oche senza cervello affette da misandria, analfabetismo funzionale, ignoranza gretta e boria, poi non dar la colpa agli altri, ma fatti un esamimo di coscienza e da la colpa al vero colpevole, ossia te stesso.
Comunque sia, torniamo all’hashtag e al titolo di quest’articolo… bene, forse sono stata un po’ troppo attratta da questo “I don’t need femminism”, ma, dopo aver letto quei fogli scritti a mano e riflettuto su ciò che volevano dire, sul perché l’hanno scritto, sul perché si è arrivati a questa situazione, sul perché, ormai, chi parla del femminismo come di un insieme di psicopatiche sessiste ha, in parte, ragione… be’, anche io ho deciso di scrivere la mia lista, ma con una piccola, ma sostanziale differenza: io ringrazio le femministe, perché prima di incontrare le nazi-femministe, mio padre –sì, signori, un uomo!- mi ha insegnato l’importanza di essere liberi, anche quando sei donna, che non devi farti mettere i piedi in testa da nessuno e anche quanto la libertà possa costare fatica e sacrifici e quindi, nonostante tutto, non voglio buttare via tutto ciò che stato fatto prima, anzi, voglio che quel prima continui ad essere ricordato, mentre l’adesso si trovi davanti alle proprie colpe, che, come conseguenza estremamente indesiderata, affossano la lotta per i diritti delle donne, facendoci passare per pazze quando reclamiamo una maggiore uguaglianza e giustizia e paiono quasi dare ragione a certi beceri machisti che ci definiscono troppo stupide per essere libere.
E quindi, ecco la mia lista sul perché io non ho bisogno di loro, delle “nuove femministe”.

  • Non ho bisogno di loro, perché sono una donna e voglio essere madre senza che mi si guardi con pietà perché “schiava” solo perché ho deciso di adempiere al mio dovere biologico e di ascoltare il mio cuore.
  • Non ho bisogno di loro, perché non voglio che i miei figli maschi vivano in un mondo in cui essere maschi è una colpa e una vergogna, perché NON è una vergogna.
  • Non ho bisogno di loro, perché non voglio che mio padre ed i miei figli siano colpevoli di crudeltà che non hanno inflitto, che debbano eternamente scusarsi per qualcosa in cui loro non c’entrano assolutamente nulla. Una persona non può essere colpevole di crimini che non ha commesso.
  • Non ho bisogno di loro, perché non ho bisogno che delle sessiste parlino a mio nome, discriminando gli uomini, quando io rispetto l’altro sesso e so benissimo che ci sono uomini e uomini, che non tutti sono santi ma nemmeno stupratori, esattamente come ci sono brave donne e cagne infami capaci di maltrattare fisicamente e psicologicamente i propri figli ed i propri mariti. Le cattive persone sono ovunque, non sono sesso, etnia o religione a renderle migliori o peggiori.
  • Non ho bisogno di loro, perché so perfettamente quanto valgo e non ho bisogno di assurde campagne sulla superiorità della donna per capirlo. Non sono meglio di un uomo perché ho le tette ed una vagina e loro non sono meglio di me perché hanno un pene, vedete di mettervelo bene in testa.
  • Non ho bisogno di loro, perché non voglio che uno stupro sia il loro strumento mediatico per attizzare la misandria. Uno stupratore è un porco, ma non tutti gli uomini sono stupratori e non tutti gli stupratori sono uomini.
  • Non ho bisogno di loro, perché non ho bisogno che mi psicanalizzino per dirmi che sono oppressa, se non la penso esattamente come loro. Io sono perfettamente in grado di capire quando dite cazzate e, in effetti, l’aggettivo che meglio mi descrive è “cagacazzi”.
  • Non ho bisogno di loro, perché non mi servono assurde campagne che inducano la gente a non giudicare, perché penso di essere dotata di abbastanza spirito critico e forza per essere in grado di capire quando hanno torto e quando ragione e prima o poi con la realtà ci si scontra sempre, non vedo perché le donne dovrebbero avere un tappeto rosso spianato davanti quando le stesse che promulgano questa robaccia sono le prime a calunniare gli uomini.
  • Non ho bisogno di loro, perché un uomo che mi tiene la porta mentre esco e vuole offrirmi la cena non è un molestatore. È solo qualcuno che cerca di essere gentile o entrare nelle mie grazie e sta a me decidere se mi sta bene o no, non al pubblico da casa, grazie.
  • Non ho bisogno di loro, perché se mi vendo, in un modo o nell’altro, per denaro, sono subito pronte ad additare la malvagità dei maschi, ma se una donna si comporta da zecca raccontando le proprie “pene” come una vittima, allora fa bene: no, non sei una santa se ammetti di stare con un uomo solo per il suo portafoglio dopo averlo dipinto come un mostro, quindi fammi un piacere e sii coerente con te stessa, ammetti i tuoi propositi e prima di criticare lui –a meno che non ti faccia davvero violenza-, pensa a ciò che stai facendo, perché non mi sembra giustissimo nemmeno il tuo comportamento.
  • Non ho bisogno di loro, perché se è sbagliato che un uomo fischi o faccia complimenti anche indesiderati ad una donna, allora deve essere sbagliato anche che una donna lo faccia con un uomo. Quindi eliminate le cartelle piene di uomini nudi dai pc e smettetela di sgrillettarvi davanti a Chris Hemsworth, siate coerenti con voi stesse.
  • Non ho bisogno di loro, perché le vittime di stupro, indipendentemente se uomini o donne, hanno diritto ad essere sempre considerate, ascoltate ed aiutate: le donne non hanno la corsia preferenziale, non sono le uniche a soffrire e a riportare gravi traumi ed è disgustoso dire che gli uomini ci godono o se la cercano, perché queste sono le stesse giustificazioni che usano gli stupratori. Sì, siete disgustose.
  • Non ho bisogno di loro, perché se una donna uccide un uomo per motivi passionali è reato tanto quanto un uomo che uccide una donna per le stesse ragioni e non merita nessun’attenuante. Lorena Bobbitt non è un’eroina, è una psicopatica.
  • Non ho bisogno di loro, perché una violenza è sempre violenza, che sia su uomini o su donne e non serve a nulla negare o giustificare atti così deprecabili, a maggior ragione quando sono perpetrati su dei bambini. No, un ragazzino non gode nell’essere stuprato, esattamente come tu non ci godresti. Vale la proprietà commutativa, hai presente?
  • Non ho bisogno di loro, perché se la scienza dice che uomini e donne sono diversi, non è maschilismo: è vero. Come un senegalese e un inglese hanno delle differenze dal punto di vista fisico, come la media di battiti al minuto, la lunghezza delle ossa lunghe della gamba o una maggiore predisposizione a certi tipi di disturbi, anche uomo e donna ne hanno. Non significa valere meno o più dell’altro, ma solo che siamo diversi e che dobbiamo sempre considerare i nostri limiti. Capita, nessuno è mai morto ad essere troppo realista.
  • Non ho bisogno di loro, perché non ho bisogno di essere rappresentata da gente che si piange addosso per ogni singola cosa. Per andare avanti nella vita bisogna spesso ingoiare rospi amari e, soprattutto, armarsi di buona pazienza e tanta, tanta forza, perché nessuno ottiene qualcosa schioccando le dita, tranne i figli degli industriali e forse nemmeno loro, quindi, fanciulle, meno piagnistei e più fatti.
  • Non ho bisogno di loro, perché affermare che una visita ginecologica sia violenza significa che possono benissimo consegnare le tessere del sistema sanitario naturale e schiattare. Mi raccomando, se è così violenza, siate coerenti: niente tamponi per le malattie veneree, niente Pap test e, soprattutto, quando partorirete non fatevi controllare la dilatazione e fatelo come si faceva nel Milleduecento. Quando schiatterete di sifilide o cancro o quando partorirete bambini morti o handicappati a causa dell’ipossia, però, non date la colpa al medico, perché avrete fatto tutto da voi.
  • Non ho bisogno di loro, perché affermare che le mucche vengano stuprate dai tori, quando gli allevatori le fanno coprire, significa essere completamente idiote e non voglio essere mescolata a gente simile. Gli animali non sono persone, prima lo imparate, meglio vivremo tutti quanti.
  • Non ho bisogno di loro, perché se io, un domani, volessi starmene a casa ad accudire i miei figli mentre il mio compagno guadagna la pagnotta, non è che sono una povera oppressa: voglio solo essere presente per i miei bambini come so che non potrei esserlo se lavorassi per sbarcare il lunario. Anche fare la madre è un lavoro e farlo bene è difficile quanto costruire un grattacielo o un reattore nucleare e basta guardarsi attorno per capire quanta gente non sia in grado di fare il genitore, quindi abbiate un po’ di rispetto se decido di sacrificarmi per la mia prole. Mia scelta, nessuno vi ha chiamate in causa.
  • Non ho bisogno di loro, perché se voglio usare gli assorbenti al posto della coppetta, sono libera di farlo. E, tanto per dirlo, nemmeno la coppetta è così igienica –la microbiologia non è una qualche disciplina esoterica, eh-, quindi non vedo perché dobbiate scartavetrare le cosidette a tutto il mondo quando il vostro dio sceso in terra non ha significativi lati positivi.
  • Non ho bisogno di loro, perché rasarmi o non rasarmi è una mia scelta che riguarda il mio senso estetico ed il mio senso pratico, quindi non sono un’eroina del femminismo se vado in giro peggio delle scimmie e non sono una povera oppressa se mi raso la patata, okay?
  • Non ho bisogno di loro, perché, scusate se ve lo dico, ma una donna che non si lava o vive con sei metri di polvere in casa non è una paladina della libertà femminile, ma solo una sozzona che non ha ben chiara l’importanza dell’igiene. Nemmeno io sono la quintessenza del pulito, ma cazzarola, ho letto di quelle cose disgustose che mi hanno seriamente tolto il sonno.
  • Non ho bisogno di loro, perché se mi passa davanti un uomo con più capacità e referenze di me, non è maschilismo, ma meritocrazia, quindi è inutile che piangiate se un ometto con dieci anni più di voi, sedici master e anni di esperienze sul campo, che per di più ha pubblicato degli articoli e parla quattro lingue, è stato preferito al vostro scarno curriculum. E non dite che non vi lagnate per cose così tirando in ballo il maschilismo, perché lo fareste sapendo di mentire.
  • Non ho bisogno di loro, perché non mi serve che gente senza nessuna qualifica parli di argomenti che non competono loro facendo pastoni inutili. Okay che questo è il Paese dei mediocri, ma se non sai nulla di sociologia, non ti metti a parlare di sociologia, se non sai nulla di medicina, non parli di medicina e se non sai nulla di psicologia, non parli di psicologia. Ergo, se state parlando di prostitute, prima di attaccarvi a luoghi comuni potreste fare la fatica di alzare il culo e andare in Ticino, nelle case chiuse, a parlare con loro. Esperienze illuminanti, mi dicono: scoprirete che il mondo è bello perché vario e accanto a ragazze costrette a vendersi e a ragazze che lo fanno a seguito di traumi infantili presunti o reali, ce ne sono molte che lo fanno perché avevano necessità e altre che amano il loro lavoro. Incredibile, vero? Di sicuro sono leggende metropolitane! No, in realtà ne ho conosciute un paio, quindi c’è qualcosa che non va, nelle vostre teorie.
  • Non ho bisogno di loro, perché se mi appassiono alle cose che piacciono al mio ragazzo, non mi serve che il pubblico da casa mi giudichi oppressa: avrò il diritto di innamorarmi del rugby per qualcosa che non siano i giocatori o no?
  • Non ho bisogno di loro, perché è seccante sentire continuamente dire “se le donne qua”, “se le donne là”, “se le donne su”, “se le donne giù”. A me sembra che la regina Elisabetta e la regina Vittoria o Cleopatra o Hatshepsut o Boadicea non fossero esempi di umanità, perfezione, rettitudine, intelligenza superiore, pacifismo o altro: erano semplici persone che, avendo l’opportunità di governare o di esercitare un grande potere sugli altri, hanno agito come meglio credevano, quindi o mi presentate le prove della superiorità morale delle donne, o tacete.
  • Non ho bisogno di loro, perché, semplicemente, io voglio l’uguaglianza, non la disparità. Io voglio essere Nelson Mandela, non Adolf Hitler.

Questi sono solo alcuni dei miei “I don’t need”, perché, in realtà, me ne sono venuti in mente molti altri, ma credo che il quadro della situazione sia abbastanza chiaro.
Rimane da chiedersi soltanto una cosa: prima o poi queste pagliacce capiranno i gravi danni che hanno arrecato al loro stesso sesso, o continueranno a definirmi maschilista e oppressa, andando avanti con ragionamenti talmente cretini, che perfino mia nonna, con la quinta elementare, si sentirebbe offesa ad essere paragonata a loro?
Ai posteri l’ardua sentenza.
Azz… ho citato Manzoni! Sono maschilista!

(N.B.: nelle situazioni presentate sopra, io faccio riferimento solo a quelle in cui, palesemente, non vi sono forzature o violenze. Se ti rasi la patata o fai la casalinga perché ci sei costretta dal tuo compagno, quella è violenza, ma presumo che tutti quelli che hanno letto e hanno un Q.I. nella media, abbiano capito. La precisazione è per le nazi-femministe, perché conosco la loro capacità di distorcere ciò che leggono o vedono per giustificarsi e darsi ragione.)

 

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4 risposte a That’s why I don’t need “neo-femminism” –or better still “nazi-femminism”-…

  1. Lo sai vero che COMUNQUE diranno che non sai niente del femminismo e che è colpa di donne come te che esiste ancora il patriarcato vero? 😀

    • lizzytempest ha detto:

      Probabile. Io però posso dire la stessa cosa prove alla mano o chiedere chi era Marie Gouze e perché venne condannata alla ghigliottina o chi era Mary Wollstonecraft Godwin. Prevedo che difficilmente risponderanno

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