Perché la coerenza è troppo mainstream: quando le femministe della domenica diventano sessiste.


Sappiamo tutti cosa sia il femminismo, no? Un movimento che si batte per dare alle donne gli stessi diritti civili degli uomini e per eliminare le disparità tra i sessi e combattere la discriminazione delle donne.

Ma avete presente quando, qualche articolo fa, vi dicevo che l’estremismo rovina anche le migliori famiglie? Ecco. Sì, perché, almeno secondo logica, se stai combattendo per i pari diritti e le pari opportunità, la cosa implica anche riconoscerli a chi c’è dall’altra parte –in questo caso il genere maschile- e aprire un dialogo, comprendere le differenze, incontrarsi a metà strada e, soprattutto, non fare “due pesi e due misure”… peccato che, per molte “femministe” non sia così.

Di chi e cosa parlo? Be’, per capirci, potremmo definire queste donne leoni da tastiera, pseudofemministe, frustrate in cerca di una giustificazione ideologica per sfogarsi sugli altri, ignoranti croniche, ecc… ma penso che le definizioni più calzanti siano “ipocrita” e “sessista” ed il “cosa” è subito spiegato: le donne valgono come l’oro, gli uomini sono feccia. Non gli uomini maschilisti e retrogradi, non gli stupratori, non i violenti: gli uomini in toto. Tutti gli esponenti del sesso maschile sono feccia su cui le donne devono, se non governare, per lo meno innalzarsi moralmente e, purtroppo, questo atteggiamento ha ampiamente danneggiato il movimento femminista, che ha perso di credibilità e non poco.

Ma è meglio analizzare le cose con calma, come al solito, o si finisce per fare pastrocchi.

Prima di tutto, dobbiamo individuare subito gli elementi di cui parliamo: di solito si tratta di donne statunitensi o del Nord Europa, ma la cosa si sta diffondendo anche in Italia. Non hanno un’età ben definita, vanno dalle giovani donne alle cinquantenni e si tratta di ragazze fidanzate o di donne sposate, con o senza figli. Più in generale, però, buona parte di loro non ha avuto gravi episodi di aggressione, stupro o maltrattamenti in famiglia che possano giustificare la tipica trasformazione da vittima a carnefice, a meno che non includiate in questo genere di cose atteggiamenti retrogradi dei familiari/amici o molestatori per strada che, per carità, a volte ti fanno odiare l’umanità, ma di sicuro non ti trasformano in un’estremista femminista.

Perché sono così? Mi piacerebbe avere una risposta, ma in realtà ho solo supposizioni –ragazzi, la mente ancora non la leggo-: presumo che per molte faccia figo definirsi femministe, mentre altre hanno una visione del mondo totalmente distorta e altre ancora vogliono semplicemente essere libere da qualsiasi genere di costrizione e morale per poter fare i cazzi propri senza renderne conto a nessuno, tantomeno a sé stesse; poi ce ne sono altre che sono semplicemente pazze, ma queste ve le presenterò poi.

Bene, dopo questo piccolo quadro di presentazione –che potete approfondire leggendo qua, soprattutto i commenti, ma spero che siate forti di stomaco-, direi di passare alla pratica: quali sono gli argomenti di tali signore?

Avvertenze: ciò che segue può causare epilessia, nausea, ulcera, depressione cronica, cardiomiopatie, infarti, colpi apoplettici, sanguinamento degli occhi e delle mucose, dissenteria, cecità, scompensi psichiatrici, insufficienza epatica meglio nota come “rodersi il fegato”, risate incontrollate, asfissia, fantasie omicide, abbattimento, pessimismo, misantropia, suicidio, omicidio premeditato.

Dicevamo, gli argomenti… be’, per spiegarli, prima dobbiamo fare un esempio d’obbligo. Avete presente quei piatti della nonna o etnici dove si riciclano tutti gli avanzi, tipo la torta di pane? Che magari, una volta cotti, non sono propriamente bellissimi, ma sono fragranti, buoni, saporiti e sostanziosi? Ecco, le argomentazioni delle “femministe da tastiera” applicano questo principio, ma visto che evidentemente sono pessime cuoche, il risultato è un pastone immondo, nauseabondo e che ti fa solo venir voglia di lanciare il pc dalla finestra o di prenderle a sberle fino a svegliar fuori i neuroni solitari in quelle belle scatole craniche. Ma perché non rendervi partecipi dello schifo? Massì, dai.

1-      Friendzone.

Per le pseudofemministe, la friendzone non esiste, è solo una balla inventata dai maschilisti per dar contro alle donne. Ora, è vero che tanti uomini su questa cosa ci marciano e che molti altri non hanno capito che essere gentili e amichevoli non significa che te la darò, quindi se mi fai schifo o se, semplicemente, per te non provo nulla nemmeno sforzandomi o pregando Erzulie, sono anche libera di mandarti al diavolo se ci provi, ma è anche vero che la friendzone, detta “la regola dell’amico” o “amico/a, tu ti vuoi male”, è una realtà: gli approfittatori esistono e trattano da schiavetti gli amici o le amiche che sanno essere innamorati da loro. Ma ovviamente questa non è una regola assoluta: se sei uomo e ti lamenti di qualcosa che dicono questi esempi di umanità, allora sei uno sfigato che è stato “zerbinato” da una donna. Capito la logica?

Corollario: la friendzone esiste, ma solo per le donne, perché gli uomini sono tutti cattivi e bastardi e “zerbinano” le donne, che, invece, sono delle sante. Mi esimo dai commenti.

2-      Molestie sessuali e stupri.

Le donne sono vittime di stupri e lo sappiamo. Sono vittime di molestie e, purtroppo, lo sappiamo. Cosa che la gente generalmente non sa, invece, è che anche gli uomini –e non solo bambini e ragazzini, ma anche adulti- sono vittime di molestie e stupri. Certo, in percentuale minore rispetto alle donne –se si calcolano gli adulti, se invece si guarda ai bambini, soprattutto quelli sfruttati dal mercato del sesso e dalla pedopornografia, c’è da mettersi le mani nei capelli e pregare che Apophis colpisca sul serio la Terra-, ma succede e questo è gravissimo, poiché si tratta di un atto di violenza talmente estremo da lasciare danni gravissimi sulla psiche della vittima. Il problema è che gli uomini, che per la mentalità maschilista tradizionale non devono essere deboli e, soprattutto, non possono subire questo genere di violenze, non denunciano e, nei rari casi in cui lo fanno, si trovano davanti a persone che ridono loro in faccia, perché sono uomini e gli uomini non possono essere stuprati o molestati, semmai è il contrario. Tenete ben in mente che questo è il pensiero maschilista.

Ma le nostre Wonder Woman? Eeeeh, le nostre WonderWoman… loro sono femministe, cioè, ma proprio le “tru femministe, ceh!!!111!!!”, ma talmente tanto femministe… che secondo loro un uomo non può essere stuprato in quanto uomo e, se succede, ci gode perché uomo, anche se si tratta di un bambino. Vi ricordano qualcuno? Appunto.

Corollario: alcune possono affermare che stia loro bene, perché hanno oppresso le donne per secoli. Stendiamo un velo, anzi, un plaid pietoso, che è meglio.

3-      Pedofilia

Prima di tutto, che cos’è la pedofilia? Per dirla con paroloni, “[…] in ambito psichiatrico la pedofilia è catalogata nel gruppo delle parafilie, ovvero tra i disturbi del desiderio sessuale, e consiste nella preferenza erotica da parte di un soggetto giunto alla maturità genitale per soggetti che invece non lo sono ancora, cioè in età pre-puberale. Il limite di riferimento di età varia da persona a persona -poiché ogni individuo raggiunge la maturità sessuale in tempi diversi-, ma oscilla generalmente tra gli 11 e 13 anni. […] L’attrazione sessuale – in qualche misura – verso i bambini non è sufficiente per la diagnosi di pedofilia. La psichiatria -secondo il criterio DSM IV-TR- definisce pedofili solo quelle persone, aventi più di 16 anni, per le quali i bambini o le bambine costituiscono l’oggetto sessuale preferenziale, o unico. Occorre inoltre che il sintomo persista in modo continuativo per almeno 6 mesi. Non si considera pedofilia il caso in cui la differenza di età tra gli individui sia minore di circa 7 anni. Non sono da considerare pedofili i soggetti attratti principalmente da persone in fasce di età pari o superiori ai 12 anni circa, purché abbiano già raggiunto lo sviluppo puberale: l’attrazione per gli adolescenti è definita con i termini poco usati efebofilia e ninfofilia o «sindrome di Lolita».

Il criterio psichiatrico DSM prevede diverse specificazioni, la pedofilia può essere: di Tipo Esclusivo -attratto solo da bambini/e- oppure di Tipo Non Esclusivo -persona attratta anche da persone adulte-; di Tipo Differenziato –attrazione solo per uno dei due sessi– oppure di Tipo Indifferenziato. L’attrazione per bambini maschi risulta mediamente più resistente fra i child molester: il tasso di recidiva dei soggetti attratti da bambini è circa doppio di quelli attratti da bambine. […] Il Tipo Indifferenziato inoltre sembra essere mediamente più grave del Tipo Differenziato. Vi è inoltre una forma di pedofilia limitata all’incesto -interesse rivolto solo a figli/e o a fratelli/sorelle-.

D’altra parte, il criterio categoriale del DSM non considera l’aspetto dimensionale del disturbo: vale a dire che nell’ambito della stessa diagnosi esistono svariate manifestazioni di gravità della stessa che solamente un accurato esame della psicopatologia sessuale è in grado di definire con precisione.” (da Wikipedia)

Ora osservate attentamente le frasi che ho evidenziato e ragioniamo. Un pedofilo è una persona che soffre di un problema psichiatrico e che come oggetto erotico preferenziale o unico, ha i bambini dagli zero agli undici/tredici anni. I pedofili possono essere attratti sia dai maschi che dalle femmine e la recidiva –ossia la ricaduta dopo il trattamento, perché sì, i pedofili li puoi curare ma è una storia simile a quella del cancro: a volte ritorna- è maggiore in quelli attratti dai bambini che in quelli attratte dalle bambine.

Sì, okay, lo so, a voi di queste cose, al momento, non interessa e questa non è la specialistica in Psichiatria, ma questa introduzione era necessaria per parlarvi dei soggetti dello studio di oggi. Perché? Semplice: se l’oggetto delle molestie è una bambina, allora il pedofilo –il, badiamo bene, perché per le femministe solo un uomo può essere un pedofilo quando invece ci sono anche casi di pedofile- è un mostro, gli uomini sono dei bastardi, degli schifosi, ecc… e la povera creatura è una vittima innocente del patriarcato –notiamo che la pedofilia è un problema psichiatrico, non culturale e che l’argomento “spose bambine” prima ancora che con la pedofilia, c’entra con la cultura, la struttura sociale e la storia del luogo in cui ciò avviene-.

Se invece la vittima è un maschio… be’, mi è capitato di leggere cose come “di sicuro ci ha goduto, è un uomo”. È vero, in questo caso non tutte reagiscono così, ma è significativo notare che molte delle più agguerrite usano la giustificazione morale più diffusa tra gli stupratori e nella cultura machista per giustificare un abuso sessuale su un minorenne, quando poi si battono per cancellare la violenza sessuale sulle donne. Cos’è, noi siamo le più belle?

4-      Violenze domestiche e omicidi “di genere”

Le donne sono vittime di violenze fisiche, psicologiche, sessuali ed economiche e omicidi di genere, lo sappiamo tutti. E tutti sappiamo che, quasi sempre, l’assassino è uno dei parenti stretti –padre, fratelli o zii- o il compagno/coniuge/ex e, giustamente, sono state proposte leggi che cerchino di tutelare le donne come categoria “debole”, cosa che le femministe da tastiera hanno accolto positivamente.

Meno positivamente accolgono anche un appunto dovuto: anche gli uomini possono essere vittime di violenze domestiche e di omicidi di genere. È già successo e, purtroppo continuerà a succedere –Lorena Bobbit vi dice qualcosa?-, ma la risposta delle soavi fanciulle è: “sono uomini, non può succedere” o “se la cercano”. Certo, come Stefano merita una padellata dalla moglie perché questa sospetta che lui abbia guardato una tipa per strada, anche Martina merita una sberla dal marito perché non ha sprimacciato bene i guanciali, giusto? Ah, no, aspetta, lei è una donna e per la legge delle pari opportunità, lei ha diritto ad essere compresa a difesa, lui, invece, è un bugiardo e sua moglie è del tutto giustificata.

5-      Predatori sessuali in età infantile.

Sì, i bambini possono diventare predatori sessuali: capita quando vengono esposti ad ambienti non consoni al loro sviluppo e subiscono o sono testimoni di abusi di vario genere oppure vengono pesantemente esposti a pornografia e/o ad atti sessuali dal vivo –capiamoci: non è vostro figlio che, a tradimento, entra in camera mentre mamma e papà fanno cose, è un bambino costretto ad assistere ad atti sessuali tra adulti- Non succede a tutti i bambini, sia chiaro, ma succede e, in questi casi, questi ragazzini predano altri ragazzini –spesso di tratta dei fratelli-, costringendoli a rapporti sessuali –non il gioco del dottore, normalissimo e propedeutico, ma veri e propri rapporti che possono comprendere il sesso orale o la penetrazione, anche con oggetti-. Si tratta di bambini che hanno seriamente bisogno di sostegno psicologico, di cure adatte e, soprattutto, di essere affidati agli assistenti sociali, a strutture adatte o a famiglie affidatarie che li mantengano in ambienti sicuri e adatti alla loro riabilitazione quando hanno appreso questo comportamento nel contesto familiare.

Se sono femmine, però. Se si tratta di maschi, allora bisogna ricordarsi che, per lo appunto, hanno un pene e non importa che siano malapena in età scolare: sono uomini e tutti gli uomini sono schifosi, capito? È questo il “vero” femminismo… Nobel per la Medicina, mi dicono.

6-      Infedeltà e adulterio.

Luigi tradisce Carola. Luigi è un porco infedele. Il ragionamento vi quadra? Ecco, così quadra anche a me, almeno in parte. E se fosse il contrario? Per me sarebbe “Carola tradisce Luigi. Carola potenzialmente è una stronza”, per le nostre paladine della giustizia “Carola tradisce Luigi. Carola fa bene, perché è emancipata dalle imposizioni del patriarcato e Luigi di sicuro è un porco/le ha fatto qualcosa/non la soddisfa”. Non so voi, ma a me qualcosa non quadra.

Allora, riepiloghiamo: se un uomo tradisce –o se esiste anche solo il dubbio-, allora per forza di cose è figlio di cagna. Non esiste la minima possibilità che l’abbia fatto quando nel rapporto con la compagna, comunque, si è spenta la scintilla della passione o ci sono problemi o si vive come separati in casa o che, semplicemente, si sia innamorato della tizia ma non abbia il fegato per lasciare la donna che fino al giorno prima diceva di amare. Perché, ehy, sono cose che succedono, purtroppo: l’amore non è eterno. Certo, sarebbe meglio essere sinceri con sé stessi e gli altri, soprattutto quando, in ballo, ci sono sentimenti e possibili figli, ma succedono, non è che chi tradisce lo fa sempre e solo perché non ha di meglio da fare.

Ma se è la donna a tradire, allora lei non è stronza, perché la fedeltà femminile è un’imposizione del patriarcato e di sicuro è vittima di un uomo che magari non la soddisfa sessualmente o che l’ha a sua volta tradita o che la tratta male. Non esiste la minima possibilità che lui sia un magutt bergamasco o un camionista o uno scaricatore di porto genovese che si spacca la schiena ogni santo giorno per portare a casa la pagnotta e che, quando rientra ha tutto, fuori che voglia di fare altra ginnastica o che, dopo anni di “stasera no, caro, ho mal di testa” alla fine abbia rinunciato o se ne vada con altre donne. No, se tradisci o è perché lui ce l’ha piccolo o è perché ti tratta male e devi essere lodata per aver infranto la dittatura del patriarcato. Fine.

Insomma, è un bel modo per giustificare moralmente un atto che si sa non essere proprio il massimo della correttezza, uscendone con la reputazione immacolata. Peccato che non funzioni così e che, anche se ci sono valide motivazioni al tradimento, uomini e donne siano uguali davanti alle loro responsabilità, anche perché, a meno di non essere sposati o fidanzati con uno che proprio se ne sbatte o con un violento, l’infedeltà è un tradimento dei sentimenti che l’altro prova per noi e della sua fiducia, quindi non è proprio il comportamento più onesto: vuoi farlo? Fallo. Ma visto che, fondamentalmente, si tratta di tuoi cazzi privati le cui ragioni le conosci solo tu, non cercare di farlo sembrare un atteggiamento da vera rivoluzionaria e attivista per i diritti delle donne, grazie.

7-      Apprezzamenti poco graditi.

Quante volte capita che, per strada, un uomo rivolga un apprezzamento, spesso poco gradito e volgare, ad una donna? Troppe volte e sono cose che mettono molte donne a disagio. Però, purtroppo, è normale: se vedi qualcosa che ti piace, apprezzi. Sì, educazione vuole che tu te lo tenga per te o che, se proprio senti il bisogno impellente di esprimerti, lo faccia in privato, quando la diretta interessata non sente o con un minimo di tatto, ma visto che le persone sono maleducate per definizione, a volte ti tocca stringere i denti o rispondere a tono. Per le femministe della domenica, questa è molestia. Ora, io non dubito che questo possa non fare piacere –e non è detto, perché ci sono donne a cui fa piacere sapere di essere desiderate. Capita, questione di priorità- e che, per persone molto timide o insicure, sia una situazione davvero triste, ma finché il demente di turno non ti importuna seriamente –richieste strane, inseguimenti, manine che s’allungano…-, purtroppo non ci si può far niente, oltre a consigliare un corso di buone maniere.

Ma cosa succede se sono le donne a fare apprezzamenti sugli uomini? Nulla. Fingere di non vedere un bel didietro è da patriarcato, sapete? E poi gli uomini apprezzando commentini sconci su di loro, sono dei porci, no? Capito? È ingiusto fare apprezzamenti sulle donne, è lecito e legittimo farlo con gli uomini, perché sono bestie e non persone che possono sentirsi offese o imbarazzate.

8-      Fat-shaming.

Le vere donne hanno le curve. E, preferibilmente, sono grasse o direttamente obese: ecco la filosofia delle pseudofemministe. Tutto ciò perché il patriarcato impone, storicamente, di essere magro e poco importa che fino a non molto tempo fa la donna in carne –non una balena piaggiata, eh, ma in carne- era considerata bella, mentre una magra, magari fino all’eccesso, era meno appetibile.

Cosa ne consegue? Semplice: le donne magre sono brutte e/o anoressiche –la parola “metabolismo” non dice niente a nessuno- e non vengono affatto discriminate per il loro peso, mentre tutte le donne grasse sono bellissime, giuste come sono e non devono essere discriminate dicendo come si devono vestire o che con certi vestiti sembrano ridicole, perché è un atteggiamento oppressivo e maschilista e, soprattutto, le donne grasse sono fantastiche e si accettano così come sono. Da ex-grassa e attuale-sovrappeso, rido.

Rido perché non è vero che tutte le donne con qualche kilo in più si accettano così come sono. Rido, perché guardarsi allo specchio e dire “questo vestito è fantastico ma su di me fa schifo” non significa essere oppresse, ma avere un minimo di autocritica, perché è vero, i vestiti non stanno sempre bene a tutti e capita che un abito che su una tua amica taglia 38 stia da favola a te stia da schifo e che un vestito che a te, taglia 46 con un culo enorme, sta benissimo, a lei stia male nonostante sembri una modella: è una questione di forme e di autocritica. Poi sei liberissima di girare anche conciata come un clown, se ne sei convinta, ma poi non piangere se la gente è cattiva, perché bisogna sempre essere consapevoli di sé stessi, per essere sicuri di sé.

Rido, perché se pesi cento kili più del tuo peso forma, non sei bellissima: sei malata e rischi complicazioni gravissime e la morte. Rido perché il buonismo va bene solo per chi è sovrappeso o obeso, ma chi è magro, perché ha un metabolismo che non gli fa metter su un kilo che sia uno o malato, non ne ha diritto, perché non possono essere discriminati: sono magri!

Rido, perché ho visto gente arrivare a dire che se una stronzetta che pesa cinquanta kili di troppo prende in giro una ragazza con una malattia genetica potenzialmente letale che le ha deformato le ossa, bisogna capirla, perché di sicuro qualcuno prendeva in giro lei e poi la vittima è magra e non può capire. No, non prendeva in giro perché è una stronza, ma perché la gente la trattava male. Rido, perché se ribatti a queste cazzate, diventi automaticamente un’”oppressa” che si è trasformata in un’aguzzina.

Rido, perché altrimenti ucciderei qualcuno.

9-      Questioni di percentuali.

Le pari opportunità e la lotta alla discriminazione, si sa, non sono una teoria: sono come la matematica, ossia una certezza. Per questo, per le femminare, la discriminazione verso gli uomini, verso i bianchi, verso i bisex, verso chi volete voi è meno grave di quella verso le donne, i neri  e i gay perché si tratta di percentuali minori. Perché, dopotutto, le pari opportunità vanno bene solo per determinate persone, gli altri si possono attaccare al tram.

10-   “Sul mio corpo comando io… e anche su quello delle altre.”

Quante volte si sente dire che sul corpo delle donne hanno diritto solo le donne? Tantissimo ed è un principio giustissimo: anche se, storicamente, siamo sempre state considerate come proprietà dello Stato e della famiglia, noi donne siamo esseri umani e, come tali, abbiamo il diritto di gestirci il nostro corpo. Il femminismo si è battuto per questo e, alla fine, dovremmo essere arrivate almeno al minimo sindacale.

Non ditelo alle divine fanciulle, però! Eh sì, perché non potete dimostrare la vostra ignoranza a questi pozzi di scienza! Una donna che non la da via come se non fosse sua (cit.) è una verginella frigidona e bigotta, mentre una la da a cani e porci è una puttana. Una donna che vuole essere madre e casalinga è oppressa dal patriarcato, una che si sposa per puro calcolo una stronza infame, una con una visione scientifica e cinica dell’amore è pazza; una che si veste da capo a piedi è oppressa dagli uomini, una che va in giro nuda è sfruttata dagli uomini. E quindi come deve essere una vera donna libera? Esattamente come loro: priva di pregiudizi e aperta alla sensibilità e alle aspirazioni altrui.

11-   La prole.

Biologicamente, nella specie umana sono le donne a partorire i piccoli e sono sempre loro ad avere l’istinto genitoriale più forte, cosa comune a moltissimi mammiferi: leonesse, cagne, elefanti, giraffe, tigri, mucche, orse… sono molte le specie di mammiferi dove le cure genitoriali provengono solo ed esclusivamente dalle madri. È la natura: se partoriamo, siamo anche dotate di un istinto che ci porta a voler crescere i piccoli per il bene della specie e i bambini nascono così fragili e sproporzionati, che finiamo per innamorarci di loro. Altro istinto, lo stesso che ci porta ad amare i cuccioli di cane o gatto. Quindi non c’è nulla di male nel volere sedici figli, come non c’è nulla di male nel non volerli, perché, a differenza degli animali, noi possiamo valutare le nostre capacità e tutto quel corollario che è importante per poter allevare correttamente un bambino. Si tratta di scelte legittime.

No, sia mai, per carità! La maternità è un’imposizione del patriarcato e quelle che buttano via la vita correndo dietro ai mocciosi sono oppresse, non capiscono come ci si senta realizzate a lavorare.  Forse però, care femministe da tastiera, queste donne si sentono realizzate nell’essere delle brave madri, nel dare amore e attenzione ai propri figli, nell’educarli e crescerli correttamente, nell’essere lì per loro quando ne hanno bisogno. O forse mi sbaglio io e sono semplicemente oppressa.

Corollario #1: l’istinto materno non esiste. Quindi tutti i testi di psicologia che parlano degli istinti genitoriali si sbagliano.

Corollario #2: allattare i figli maschi è sbagliato, perché si rendono troppo forti. I bambini si allattano col biberon, solo le bambine meritano gli anticorpi.

Corollario #3: un must è vantarsi di quanto si piantino i figli come pacchi di là o di qua. Capiamoci, far fare sport ad un bambino o portarlo dai nonni non è una cosa negativa in sé, ma se continui a mollare i tuoi pargoli in giro perché non li vuoi tra i piedi, allora c’è qualcosa che non va.

 

Vi avevo avvertiti, avreste letto cose da farvi venire gli incubi per anni. E le avete lette –queste sono solo una minima parte del loro disagio, perché ce n’è molto altro, che si estende dai lavori domestici, al matrimonio, alla politica, alla superiorità biologica delle donne sugli uomini, ecc…-, quindi a voi le vostre considerazioni: liberi di credermi o non credermi, di concordare con me o con loro, di informarvi e decidere poi. Io però vi sconsiglio di tentare di avere un dialogo con loro: se non concordate, finirete comunque per essere dalla parte del torto e quindi insultati, calunniati o bannati. Non è sempre così, ma succede spesso.

Comunque sia, ci terrei a concludere con le mie personalissime considerazioni. Per prima cosa, questo non è femminismo. E’ sessismo. E’ discriminazione. E’ maschilismo al contrario. Le donne e gli uomini sono uguali, se escludiamo le differenze fisiche dovute al dimorfismo sessuale e alla sfera sessuale ed affettiva: ci sono donne camioniste e muratrici e uomini maestri di asilo e infermieri che fanno il loro lavoro bene quanto i/le colleghi/colleghe del sesso opposto. Il femminismo non dice di lottare contro la discriminazione discriminando gli uomini e chi lo fa, è femminista quanto io sono leghista.

È vero, le donne godono di meno diritti, di minor considerazione e credibilità e hanno molte più difficoltà a fare carriera in molti campi, da quello accademico alla politica. Le donne sono state oppresse e sfruttate per secoli e spesso ancora accade ed in moltissimi casi sono la parte “debole”, quella con meno tutele e mezzi per difendersi. Ma nulla di tutto ciò giustifica la discriminazione degli uomini: non sono tutti dei mostri, anzi, ce ne sono tanti che potrebbero aiutarci e che trarrebbero giovamento dal femminismo.

Pari opportunità e diritti per tutti potrebbero unire uomini e donne contro il maschilismo che fa vittime su entrambi i fronti, perché anche gli uomini che non rientrano in certi schemi sono vittime di certi tipi di discriminazione di stampo maschilista. Ma queste donne non lo capiscono: per loro motivi personali, hanno iniziato una crociata contro tutto il genere maschile, diventando tali e quali agli aguzzini che tanto mettono alla berlina.

La cosa più preoccupante, però, è che non tutte sono senza figli ed intenzionate a non averne: moltissime ne hanno e, sfortunatamente, partoriscono anche dei maschi. Posto che sono sicura che molte di loro sarebbero d’accordo ad introdurre l’aborto selettivo, come cresceranno questi figli? Sentendosi dire ogni giorno quanto schifosi, bugiardi, amorali, porci, infami, violenti, cattivi siano gli uomini? Sentendosi sempre umiliare dalle proprie madri?

E le femmine? Cresceranno convinte di valere più degli uomini, di essere autorizzate a discriminarli e a privarli dei loro diritti e della loro dignità perché sono degli “infami maschilisti”?

Con questi metodi non si va da nessuna parte, se non nel baratro.

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7 risposte a Perché la coerenza è troppo mainstream: quando le femministe della domenica diventano sessiste.

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  4. Paolo ha detto:

    diciamo che essere magri non vuol dire necessariamente malattia così come non lo è avere qualche chilo di troppo (che non è obesità). Sul piano estetico direi che si dovrebbe accettare il fatto che Jude Law è in media esteticcamente più bello di danny de vito ma questo non significa che de vito va umiliato o soggettivamente non può piacere a qualcuno o non può andare al mare in costume da bagno come tutti

    • lizzytempest ha detto:

      Appunto. Ma è anche vero che essere eccessivamente magri è dannoso come essere obesi, in alcuni casi e che la gente fa bullismo sia sui magri che sui grassi. La gente insulta per tutto, a priori, quindi dire “ah, ma è più grave essere insultati perché si è grassi” rispetto al perché si è malati, mancini, occhialuti, stranieri e quello che vuoi è grave. Comunque sia, quella conversazione rimarrà nel mio cuore come una delle più assurde mai viste…

  5. Paolo ha detto:

    più che di istinto preferisco parlare di amore materno (o paterno) che certo ci può essere o no e ha lati chiari come oscuri

    • lizzytempest ha detto:

      Be’, l’istinto genitoriale è ciò che ci predispone a riservare le cure parentali alla prole -nostra o di terzi-, però, effettivamente, nell’essere umano il termine “amore” rende meglio e sì, può avere risvolti bellissimi o drammatici.

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