Quando si arriva al fondo, lo si gratta: cronache da EFP


Ciò che segue è la recensione mai pubblicata -purtroppo- ad una storia su EFP, Her Daughter, scritta da SophieDrew. Il tema della storia è molto comprensibile e lascio a voi i commenti.

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Recensione negativa e non c’è nemmeno da chiedersi perché: oltre al fatto che dal punto di vista sia dello stile, sia dell’italiano sei davvero scarsa -spazi dopo le virgole che mancano, punteggiatura che, in generale, si è data alla fuga, congiuntivi e condizionali che hanno evidentemente chiesto ed ottenuto il pensionamento anticipato, lessico povero e davvero avvilente-, oltre al fatto che, evidentemente, narrazione e descrizione ti sono sconosciuti -no, una foto NON equivale ad una descrizione, ma nel modo più assoluto: se leggi un libro, attendi di trovarti delle parole o delle immagini? A meno che non sia un libro per bambini, ovviamente, di solito si trovano delle parole e più raramente delle illustrazioni-, evidentemente non sei nemmeno in grado di caratterizzare un personaggio e di mettere giù una trama sensata. La brutale verità, l’unica cosa che ti salva è l’assenza di faccine o abbreviazioni del messaggese, ma, insomma, hai poco di cui gioire.
Ma andiamo con ordine, che è decisamente meglio.
Ci introduci la nostra protagonista, Ashley -insomma, la classica Mary Sue della sezione-, facendo sì che lei ci racconti della sua nascita -complimenti ai precoci genitori-, cosa su cui voglio tornare dopo, perché merita un discorso a sé e che ci dice che ha avuto un’infanzia di merda.
Motivi? Ha ucciso sua madre durante il parto -tesoro mio, tu non hai ucciso nessuno, massimo è stato tuo padre-, mentre il padre se n’è andato dopo averla vista, lasciandola coi genitori della fu Ellen. Per tua norma e regola, non mi sembra un dramma: un bambino di sette anni ha tutto, fuori che l’istinto genitoriale e fidati, che se dovesse mai succedere una cosa così, probabilmente il padre-bambino non verrebbe nemmeno coinvolto. Anzi, dal modo in cui la racconti, sembra quasi un abbandono normale, ma mettiamo in conto che questo poveretto aveva sette anni: secondo te un bambino abbandona con la cognizione di causa di farlo? Guarda un neonato e poi se ne va così? Massimo è incuriosito, cerca di toccarlo, oppure, se geloso, si lagna e dice che è brutto. Tu, evidentemente, di bambini non ne hai mai visti e si vede.
Appunto… il padre-bambino, tale Justin –Bieber, mi urlano dalla regia- ha pregato di nonni di Ashley di tenere la bambina… torniamo al punto in cui ti dicevo che un bambino, per quanto intelligente, a certe cose non ci arriva? Tesoro, questo ha sette anni, non venti, indi per cui un bambino di sette anni si comporterà sempre come tale, per quanto possa essere intelligente o maturo per la propria età e sta sicura che, a quell’età, non esiste che faccia il “padre responsabile” pregando due adulti di non dare via la bambina… come se un bambino normale sappia cos’è l’abbandono. Così, per conoscenza: i bambini imparano cos’è l’abbandono solo quando lo vivono in prima persona e si tratta di un trauma talmente immenso, che difficilmente lo supereranno mai.
Torniamo ad Ashley, che, poverina, a quindici anni vive tutta sola, perché i nonni la lasciano sempre sola o, al massimo, con i domestici. Tu lo sai, vero, che se succedesse una cosa simile e qualcuno ne venisse a conoscenza, nonni e domestici rischierebbero non solo di essere denunciati per abbandono e maltrattamento di minore, ma di finire direttamente in galera? Anche perché, da come hai scritto, presumo che sia stata abbandonata a sé stessa fin dalla più tenera età e un bambino piccolo non è autosufficiente, ergo ha bisogno di continue cure ed attenzioni.
Senza contare che questi due nonni, poveracci, avevano una figlia che, a cinque anni, è rimasta incinta ed è morta di parto: la vedo durissima che se la siano sentita di tenere una bambina nata in condizioni simili e che, probabilmente, percepiscono come la causa della morte della loro bambina, più probabilmente, come capita spesso in caso di stupro, il pargolo viene dato via. Insomma, seriamente, io non credo che riuscirei a guardarlo in faccia, anche perché vedrei per sempre, prima ancora di un bambino, il simbolo del mio fallimento come madre e tutto ciò che ne è scaturito e che si è concluso con la morte della creatura che io stessa ho messo al mondo. Una cosa simile annienterebbe qualsiasi madre, probabilmente.
Andando avanti -e dopo aver notato che i nonni spariscono così e la nipote nemmeno se ne accorge, se non a cena-, veniamo informate che, molto presto, Ashley andrà con una sua amica ad un concerto di Justin Bieber. Faccio una previsione così, a freddo: incontra Bieber e ci va a letto assieme. Fa conto che sto recensendo mentre leggo, quindi le cose sono due: o sono veggente, o è la solita trama priva di suspense e piena di cliché e “già visto“. Io opto per la seconda e tu? Certo, leggo la mano e i tarocchi anche bene, ma dubito di essere diventata abbastanza brava a poter prevedere, senza leggere, i finali di storie scritte bene o di libri di un certo calibro.
Bene, dopo averci ragguagliati sul fatto che Ashley è a metà tra una tumblr girl, una hipster e una mignotta -e del fatto che, ovviamente, lei è una delle più popolari della scuola… no, seria? Guarda, anche se vivesse in città delle proporzioni di Milano, con una storia familiare come la sua, probabilmente, sarebbe più un’emarginata sociale, altro che l’ape regina della storia-, lei e la sua amica Sharon vanno al concerto -in moto, perché, ovviamente, a quindici anni lei ha la moto. Immagino che ne abbia una di grossa cilindrata, ovviamente e chissene frega della legislazione americana sulle patenti. E dire che basterebbe aprire Wikipedia-. Ovviamente Sharon è più (s)vestita di lei e ha i tacchi a spillo per andare ad un concerto.. attimo zen: la sto immaginando al Gods of Metal con un tacco quindici e sto per sputarmi un polmone dal ridere.
Ah, arcano svelato: sono in Italia. E, ovviamente, fregano i bodyguard come se fossero bambini. Okay, piccoli ragguagli di natura tecnica:
-in Italia non guidi una moto a quindici anni. Al massimo lo fai a sedici e non puoi comunque guidare roba di cilindrata superiore ai 125 e che io mi ricordi, Vespa a parte, gli Aprilia, le Yamaha e Suzuki 125 sono scomodissime per starci in due;
-i bodyguard si occupano esclusivamente della sicurezza della personalità che li ingaggia, non di sedare delle bimbeminkia impazzite che se le danno di santa ragione. Per quello c’è la sicurezza. Inoltre molti bodyguard hanno carriere di tutto rispetto e possono aver lavorato anche per politici e multimiliardari, quindi figurati se si fan mettere nel sacco da due mocciosette, ma concediamoti la licenza poetica.
Stavo dicendo? Ah, sì, Ashley e Sharon driblano questi poveracci -che a breve saranno disoccupati- ed entrano subito nel camerino di Justin Bieber. Aspetta che faccio il calcolo di quante probabilità ci siano… forse sono di più quelle che Apophis si schianti sulla Terra o di vincere al Lotto. E, capiamoci, per avere probabilità apprezzabili di vincere al Lotto, dovresti giocarci per due o tre miliardi di anni, quindi immagina le probabilità che due ragazzine driblino così i bodyguard e facciano due passi per riuscire ad arrivare al camerino. Ovviamente -ormai sto diventando ripetitiva- lì trovano un armadio gigante e ci si nascondono –seriamente?-, mentre Gianni e Pinotto le cercano e pensano come due gorilla lobotomizzati. Ah, i cliché.
Sappi che “inspirando a bassa” voce mi ha stesa, ma andiamo avanti: ovviamente i bodyguard entrano –era ora!- ma vengono fermati da Justin Bieber, cafone come pochi, che li tratta peggio di come si trattavano gli schiavi neri nelle piantagioni di cotone. Ora, fossi stata in Ashley sarei uscita per cambiargli i connotati, ma si sa che io non sono una fan girl e che le Mary Sue non ragionano secondo logica, quindi sorvoliamo.

Ashley apre l’armadio –e ci avrei scommesso che lo prendeva in pieno-, salta fuori e quasi schiatta per l’asma –però ha il tempo di pensare che Justin Bieber è carino, eh, sia mai-, mentre l’amica le chiede se sta bene –no, guarda, sta respirando come se dovesse morire da lì a tre secondi per sport…-.

Ora, come logica vuole, Ashley, che è asmatica e sa benissimo di esserlo, è uscita da casa senza spray –e sia mai!- e, ovviamente, Sharon va in panico. Ma interviene Super Justin, che la salva in extremis mentre la cara amica scatta delle foto –chiamare aiuto faceva troppo schifo, vero?- e… ci avrei scommesso un rene che arrivava il bacio, ed infatti… così, a titolo informativo: in caso di attacchi d’asma gravi o hai il broncodilatatore o devi chiamare un’ambulanza, con la respirazione bocca-bocca non ci fai un cazzo. Così, giusto per evitare che qualche tua fan, un giorno, faccia l’errore bestiale di fare una manovra inutile su una persona con un attacco d’asma e causarne il decesso per stupidità.

Okay, bene, io vedo il futuro, perché sapevo che ci sarebbe stata la toccante scena in cui l’aspetto di Bieber le avrebbe ricordato qualcosa. Così, a tua norma e regola, non esiste un solo essere umano che ricordi la propria vita prima dei quattro, cinque anni, tre nei casi precoci, quindi se Ashley ha vaghi ricordi di suo padre, hai scritto una boiata colossale e smentita dalla letteratura medica.

La sequenza successiva è il maldestro racconto di come una belieber –“come non esserlo?” Avendo delle orecchie, Sharon, ma non sindachiamo sui tuoi gusti, che sono il meno del male in tutta questa storia- incontrò il suo cantante preferito e di come Ashley si fece prendere tra tremila seghe mentali su uno appena conosciuto. Sento la voce di Elsa nelle mie orecchie che dice “non puoi sposarti con uno che hai appena conosciuto”… quanta verità.

Come da copione, Ashley spiattella a Bieber di non avere genitori –cliché assoluto: se hai un problema e sei la Hope della situazione, spiattellalo come se nulla fosse- e finisce per raccontargli la storia della sua nascita –complimenti per il tatto di Bieber nel chiedere il perché a una che ti dice di essere orfana. Davvero, un monumento al ragazzo prima di subito!- e, ovviamente, ecco che vengono svelati gli altarini: Ashley è la figlia di Bieber. Oppure al mondo esistono altri coglioni simili.

Fine primo atto, cala il sipario.

Inizio atto secondo.

Scena commovente in cui Ashley spiattella i cazzi suoi al primo che passa –no, capiamoci, chi non farebbe una cosa del genere, se fosse al posto di Ashley? Di certo è una botta di salute ammettere che sei uscita da un rapporto consumato non si sa bene come tra due bambinetti e che tua madre è schiattata mentre tuo padre se l’è data a gambe dall’alto della maturità dei suoi sette anni…-  seguita da Justin Bieber che inizia a fantasticare sulle grazie della figlia appena ritrovata dopo quindici anni e che, quindi, si autoconvince che non sia sua figlia e le chiede di rivedersi.

Ashley –prime avvisaglie del possesso di un cervello- applica la lezione che Cappuccetto Rosso ha imparato a sue spese facendosi mangiare dal lupo –e nella versione originale, nessun cacciatore è andato a salvarla-, ma Sharon, intelligente come un moscerino della frutta –non è vero, loro sanno contare fino a tre, ergo hanno un sistema nervoso funzionante, questo genio no- la invita a fare ciò che dice Justin dicendo che, al massimo, lei le farà da enciclopedia tascabile. Quanto possono essere patetiche le persone? E, soprattutto, perché a Bieber non viene un attimino paura? No, perché come uscita fa tanto stalker, sia mai che prima o poi se la trova dietro armata di coltello mentre si fa la doccia…

Non commento il viale dei ricordi in cui Bieber disquisisce delle labbra della povera Ellen, perché qua fa tanto “pedofilo impenitente” e vado avanti.

Saltiamo fino a quando Ashley viene indicata per salire sul palco. What a cliché! Scenetta melensa di strusciamenti, serenate che farebbero rivoltare nella tomba Casanova –ecco, lui sì che sapeva farci con le donne- e i due dicono “sayonara” ed escono di scena assieme.

So che sta per dirlo, so che sta per dirlo… ah, l’ha detto! Justin Bieber ha appena dichiarato di essersi preso una cotta per una perfetta sconosciuta. Ecco, la voce di Elsa torna a ripetere “non puoi sposare uno che hai appena conosciuto”: mai più vero di così, alla faccia di Hans e Anna.

Saltiamo la scena di sesso: è imbarazzante. No, dico davvero, ho visto hentai con scene di sesso più verosimili. Focalizziamoci sul fatto che questo è pedofilo e incestuoso e lo sa pure. Non so, che faccio? Rido, piango, vomito, che faccio?! E non tanto per l’incesto in sé, ma per il bel modo che hai da raccontarlo… no, davvero, un applauso e una statua a te!

Finito il tutto, Ashley è in preda a crisi mistiche profonde –potevi pensarci prima, e che diamine!-, mentre Justin Bieber va a cercare informazioni sulla ragazza che si è appena fatto, nonché sua probabile figlia: chiama un certo Scooter che nel giro di sei secondi gli dice che è la figlia di Ellen, la bambina che ha partorito a cinque anni, che la madre è morta nel parto e che i nonni non vivono più con lei.

Okay, facciamo il punto della situazione: un cantantuncolo qualsiasi chiama X personaggio, a cui chiede delle informazioni su Ellen, una bambina che ha partorito all’età di cinque anni. Okay, fino qua pure io sarei in grado di cercare su Google gli articoli di giornale che parlano della vicenda: salta fuori che la bambina è morta di parto e Justin afferma di averlo sospettato –ma come?! Ma se era lì il giorno in cui sua figlia è nata?-. Poi, però, Scooter tira fuori anche notizie relative alla vita privata, ossia i dettagli sui nonni di Ashley… domanda, ma questo fa l’analista per l’FBI? No, perché queste non sono cose che, generalmente, trovi sul Web. Ma ormai ho capito che hai un’idea molto distorta della realtà, quindi non dovrei nemmeno più chiedermi secondo quale logica scrivi certe vaccate.

Ovviamente il capitolo si conclude con Justin Bieber che si chiede ancora se la ragazza sia sua figlia… cosa ti serve, una dichiarazione in carta bollata del Padre Eterno per arrivarci?!

Insomma, cronache dello sfacelo, proprio. Perché? Be’, analizziamo una per una le motivazioni che mi portano a pensare che tu fossi momentaneamente incapace di intendere e di volere mentre scrivevi tutto ciò:

  • Qualsiasi cosa attinente alla realtà è travisata, sbagliata o inventata di sana pianta. Insomma, visto che pubblichi su EFP, hai la possibilità di accedere ad Internet, quindi perché non lo usi, invece che scrivere vaccate che non stanno né in cielo, né in terra?
  • Justin Bieber è cretino. Sì, già quello vero ha dimostrato di non essere sano di mente, ma questo è davvero cretino: più che praticamente ha tutte le prove fuori che il test di paternità su chi sia Ashley, ancora si chiede se sia sua figlia?! Ma ha sbattuto la testa da piccolo?
  • La caratterizzazione dei pg non esiste, il che è tutto dire, visto che è una delle cose più importanti. Tu vai avanti a cliché e basta, di tuo c’è ben poco.
  • La storia non è solo già vista: è talmente ripetitiva che potrei tranquillamente saltare tutti i prossimi capitoli e leggermi il finale e non mi perderei nulla.
  • Descrivendo Justin Bieber come lo hai descritto, hai violato il regolamento e infranto la legge. Complimenti, piccola ribelle.
  • La trama ha più buchi di un groviera. E non è perché siamo al secondo capitolo, ma perché, di per sé, non ha senso.
  • La storia di Ellen. E questo analizziamolo a parte.
Lina Medina

La piccola Lina Medina, la bambina peruviana diventata mamma a cinque anni -la più giovane di tutta la letteratura medica-. Il padre del bambino, probabilmente, era il padre stesso di Lina, che venne accusato di stupro ma rilasciato per insufficienza di prove.

Dici di esserti ispirata a quella povera creatura di Lina Medina, no? Allora dovresti sapere che il padre di suo figlio è rimasto sconosciuto, anche se si sospetta che fosse proprio il padre della bambina, che probabilmente l’aveva stuprata. L’uomo fu arrestato ma rilasciato per insufficienza di prove. Bella storia, vero? Ma guardiamo anche quelle delle altre mamme-bambine; non tutte, giusto qualcuna. Immagino che tu sappia l’inglese, no? Allora iniziamo:

  • Yelizaveta “Liza” Gryshchenko was 5 years old when her 70-year-old maternal grandfather raped her. She had her 6th birthday several days before giving birth. Gryshchenko’s parents did not want the obstetricians to perform a cesarean section, as it was considered dangerous at the time. She gave birth in Kharkov, Ukraine. She gave birth with the aid of forceps and retractors. The 3 kg (6.6 lb), 52 cm (20 in) infant girl died during labor due to an earlyplacental tear; she had been born at full term and apparently of good constitution, and, according to doctors, would have survived if she had been extracted more quickly, reanimated, and oxygenated. After the incident, the family immigrated to Vladivostok, taking the girl’s grandfather with them.

Russia, 1934: Liza, sei anni, partorisce una bambina morta durante il parto. Il padre èl nonno sessantanovenne che l’ha stuprata. Dopo la storia, la famiglia si trasferisce portando lo stupratore con sé.

  • Anna Mummenthaler of Lauperswil, Canton of Bern gave birth to a stillborn girl when she was 8 years old.

Svizzera, 1759: Anna, otto anni, partorisce una bambina nata morta.

  • “Mum-Zi was a member of Chief Akkiri’s harem on the island of Calabar. Her daughter also gave birth extremely early, making Mum-Zi a grandmother at age 17.”

Nigeria, 1883: Mum-Zi, otto anni, partorisce una bambina avuta con il capo Akkiri, di cui è concubina. Sua figlia Zi partorirà un bambino nove anni dopo, all’età di otto anni.

  • “An unidentified 8-year-old girl in Kashmir reportedly died in labor along with her child. The girl’s mother, a destitute widow, said she had been forced to accept an offer of marriage for her daughter.”

India, 1933: una bambina sconosciuta di otto anni muore di parto col figlio. La madre afferma di essere stata costretta ad accettare un offerta di matrimonio per la bambina.

  • Hilda Trujillo gave birth to a girl named María del Rosario, who was over 6 lb (2.7 kg), at a hospital in Lima.[1]Contrary to what was reported in Time on December 16, 1957 and many other sources, she was not 9 years old, but rather one year younger.[13] The rapist was a 22-year-old cousin who had been staying in her family’s one-room residence. He was later arrested.”

Peru, 1957: Hilda, otto anni, partorisce una bambina. Il padre è il cugino ventiduenne, che l’ha stuprata. L’uomo viene arrestato.

  • “Zulma Guadalupe Morales, age 8. Her uncle raped her.[14] She gave birth by cesarean section to a boy weighing 7.04 lb (3.19 kg) at a hospital in Guadalajara, Jalisco.”

Messico, 1993: Zulma, otto anni, partorisce il figlio avuto dallo zio, che l’ha stuprata. Io e il ragazzino abbiamo la stessa età, ma sua madre aveva otto anni, la mia ventiquattro.

  • “Anya reached puberty at 7. A 13-year-old neighbor raped her. She gave birth in Rostov-on-Don to a girl.”

Russia, 2000: Anya, otto anni, partorisce una bambina. Il padre è un vicino di casa tredicenne che l’ha stuprata.

  • “Henry Dodd of Rillington, Yorkshire reportedly delivered a baby weighing 7 lb (3.2 kg) to a nine-year-old girl in 1881. The baby was stated to have only three toes on its left foot and to have died of convulsions sometime after birth. The girl reportedly began menstruating at twelve months old.”

Regno Unito, 1881: una bambina sconosciuta di nove anni partorisce un bambino. Il neonato nasce malformato e muore poco tempo dopo di convulsioni.

  • “María Eulalia Allende, from a village in northern Córdoba Province, gave birth to a boy weighing 7 lb (3.2 kg) at a hospital in the city of Córdoba.[24][25] Ernesto Allende, both her cousin and the alleged father, disappeared two months before the birth and was sought by police.”

Argentina, 1967: Maria, nove anni, partorisce un bambino. Il presunto padre è il cugino, che scompare ed è ricercato dalla polizia.

  • “According to information gathered by Amnesty International Leyla Mafi, from Arak, Iran, had been prostituted by her mother starting from the age of 8. Leyla M. had a developmental delay (at the age of 19 she was assessed to have a mental age of 8 years old). Among the men who paid to rape the disabled child were several male relatives.[36] She had three children, the first at the of age 9 and then twins at age 14.[37] At age 19, she was condemned and faced the death penalty for the “moral offenses” of debauchery, incest, and illegitimate motherhood. Lawyer Shadi Sadr intervened on her behalf, and her sentence was reduced to public beating and imprisonment. After 2006, Ms. M was sent to a rehabilitation center and eventually came to reside in an apartment with a caretaker.”

Iran, 1994: Leyla, nove anni, partorisce un bambino. Partorirà due gemelli all’età di quattordici anni. La madre la costringe a prostituirsi da quando aveva otto anni e la bambina sviluppa un pesante ritardo dello sviluppo. Tra i suoi stupratori ci sono diversi parenti. A diciannove anni, scherzo del destino, viene condannata alla pena di morte per incesto, maternità illegittima e dissolutezza. La sentenza viene ridotta a pestaggio pubblico e imprigionamento.

  • “Wanwisa Janmuk, married at 8, gave birth to a girl when she was 9 at a hospital in Phetchabun.”

Tailandia, 2001: Wanwisa, nove anni, partorisce una bambina. E’ stata costretta al matrimonio a otto anni.

Continuo? No, è abbastanza.

Mi sai dire cos’hanno in comune queste storie? Te lo dico io: queste bambine soffrivano di una condizione medica chiamata pubertà precoce. Queste bambine sono state forzate a fare sesso da persone più grandi di loro contro cui non avevano possibilità di difendersi, spesso parenti di vario grado. Queste bambine hanno partorito, o hanno tentato di farlo, i loro figli. Alcuni sono nati sani, altri sono nati morti o sono nati malformati. I loro stupratori l’hanno spesso fatta franca, nel caso di Liza e Leyla il destino è stato peggio che crudele: una costretta a vivere col suo stupratore, l’altra condannata per reati di cui era la vittima.

E tu ci scherzi sopra. Tu osi usare queste storie per creare una trama banale e piena di stupidi cliché, per giustificare cosa? La tua mancanza di fantasia? L’ennesima storia idiota?

Complimenti vivissimi. E ancora più vivi complimenti per aver cancellato dopo essere stata colta in flagrante.

 

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