Bullismo sul Web e ragazzini suicidi: chiudere Ask è davvero una soluzione?


È di questi giorni l’ultimo caso di ragazzini che, abbattuti dagli insulti sui social network, decidono di suicidarsi, sollevando un vero polverone sul bullismo in rete e, soprattutto, sull’opportunità o meno di lasciare aperti certi siti. In questi due giorni sul Web ho letto tanti di quei commenti sulla falsariga del “ceh, poverina!!! Chiudete Ask!!! Ceh” e attacchi a chiunque osasse dire qualcosa di diverso, che mi è salita la nausea e ho deciso di dire la mia.

Per fare ciò, però, bisogna partire da tre presupposti: io, di ciò che effettivamente è successo a questa ragazzina e ad altri come lei, so solo ciò che viene detto in TV, quindi mi posso basare solo su quello. Se esistono retroscena oscuri che vengono taciuti, io non posso conoscerli, ma solo ipotizzarli.

Secondo, le persone “forti” di natura sono pochissime: la gente che voi definite forte al 90% è passata per vari problemi che l’hanno resa più dura. Ciò non significa che questa gente non soffra o non si abbatta, significa, invece, che queste persone, invece di darla vinta alla sorte avversa, continuano a combattere.

Terzo, niente di ciò che dirò deve essere inteso come un insulto alla memoria di questi adolescenti né verso le loro famiglie, ma come un mio pensiero alla luce di ciò che sta accadendo e delle mie esperienze personali. Ergo, prendetelo per quello che è: un pensiero legittimo. E’ inutile che veniate poi ad insultarmi o a fare gli offesi dopo, perché io vi avverto ora: non ci sarà niente di politically correct, qua dentro, non troverete condoglianze, non troverete demagogia da strapazzo. Troverete una mia riflessione che si basa su certi fatti ed eventi. Se non siete in grado di accettare l’opinione altrui, levatevi dalle palle, visto che ho già visto gente insultata o segnalata per aver espresso opinioni poco benviste a riguardo.

Detto ciò, possiamo venire al succo della cosa. Pur dispiacendomi per questa ragazzina, perché, dopotutto, era giovanissima e aveva tutta la vita davanti, la cosa che mi lascia basita è che ci si possa ammazzare per degli insulti su Ask e, soprattutto, che si indichi questo come chissà quale dramma, situazione sconosciuta o altro.

Prima di tutto, sono su Ask da quasi un anno e posso affermare che è da quando è stato aperto che la gente, approfittando della possibilità di poter fare domande mantenendo l’anonimato o usando profili fake, scrive insulti. Quindi non è precisamente una novità e la gente fuori dal sito lo sa benissimo e anche su FB succede che volino insulti o arrivino mp minacciosi, offensivi o da parte di maniaci. Benvenuti nel mondo del web… cosa pensavate, che fosse tutto rose e fiori, con unicorni rosa, arcobaleni e cupcakes? La gente stronza esiste sul Web come esiste nella vita reale, mi dispiace distruggere le vostre illusioni.

Quindi gli insulti sono giustificati? No, nel modo più assoluto. Poi dipende però anche da cosa, per queste ragazze, sia cyberbullismo. No, perché io sono una cyberbulla solo perché distruggo le loro illusioni ed i loro ragionamenti scrausi. In compenso loro possono darmi della troia, dirlo a mia madre o minacciarmi di venirmi a prendere a casa –tesori, se state leggendo, sappiate che avreste una brutta sorpresa-. Capita la storia? Per molte ragazzine le semplici critiche sono cyberbullismo, perché, evidentemente, vivono in ambienti in cui non è stato insegnato loro che ognuno può avere le proprie idee, che la gente critica senza porsi troppi problemi, che il Web è mettersi in gioco e avere la consapevolezza che chiunque può visualizzare un dato contenuto ed esprimere un giudizio più o meno educato e, soprattutto, che il mondo non è formato da brave persone.

Senza essere consapevoli di ciò, è normale che anche la critica più leggera venga recepita come un insulto e presa di petto e si sa che i cybernauti sono bestie che, sentendo scorrere sangue, si precipitano subito sulla vittima: se ti dimostri una mocciosa immatura ed incapace di reagire correttamente agli altri, sta sicura che prima o poi sarai il momentaneo centro dello scherno altrui.

Capiamoci, non intendo dire che la gente faccia bene, ma di certo comportamenti tanto infantili, che magari si accompagnano a tematiche come i gusti musicali, la sessualità o altro, causano situazioni del genere, che, però, capitano anche a persone che mantengono comportamenti civili e maturi, che sono famose per il loro modo molto ponderato di rispondere e per la loro disponibilità, come ,Ragazza☆Banana彡, il cui unico crimine è essere di origini cinesi e donna. Ma il mondo è bello perché vario e pieno di cretini che si credono fighi insultando da perculare.

Bene, a questo punto, sappiamo che il cyberbullismo è anche oggetto di una percezione distorta tra i ragazzini e possiamo andare avanti: gli insulti su Ask sono il male? No. Qua entra però in gioco l’educazione ricevuta da queste persone ad opera di genitori ed educatori.

Ora, i quattordicenni di oggi sono, almeno in teoria, “nativi digitali”, quindi, di conseguenza, dovrebbero saper usare responsabilmente le tecnologie di cui dispongono e dovrebbero anche conoscere i pericoli della rete… ma vi pare? I ragazzini queste cose non le conosco. Non tutti, ovviamente, perché ce ne sono tanti con la testa sulle spalle e le conoscenze necessarie per evitarsi i problemi, ma per la maggior parte –e non si parla solo di ragazzini, ma anche di tanti adulti- non sanno assolutamente usare i mezzi che hanno a loro disposizione e ciò è estremamente pericoloso.

Prendiamo in considerazione Ask e Facebook. Bene, se c’è una cosa che ai tg non dicono, quando si fanno paladini della lotta contro il bullismo in rete, è che entrambi, anche se su piani diversi, offrono varie armi per difendersi da chi tiene comportamenti sbagliati ed offensivi. Non ci credete? Ebbene, ecco a voi le prove!

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Capito? E queste sono solo le impostazioni principali. Ergo: i siti vi offrono le armi per tutelarvi, se non sapete usarle o non volete farlo, diventano abbondantemente cazzi vostri e non potete lamentarvi se poi la gente si approfitta di questa mancanza. Ciò risolve il problema? Certamente no, non del tutto almeno, ma fidatevi che gli insulti su Ask, se non avete abilitato le domande anonime, che sono circa il 90% di quelle che giornalmente vengono spedite ai vari utenti, riceverete ben pochi insulti e solo da pochissimi coraggiosi o da profili fake.

Per cosa insultano, queste persone? Più o meno per tutto: vita sessuale attiva, aspetto fisico –qua vengono sfottuti indipendentemente i cessi a pedali e i fighi, state tranquilli, la cosa è molto democratica- diverse origini etniche, orientamenti sessuali percepiti come non canonici o sbagliati –per me è sbagliata la tua esistenza, ehmbé?- , orientamento politico, opinioni su temi di attualità –esempio, se sei pro-scelta per ciò che riguarda l’aborto o sei critica nei confronti di amore e matrimonio, preparati a quelli che non hanno un cazzo da fare nella vita oltre far la guerra a pensieri diversi dal loro con insulti degni dei bambini delle elementari-, gusti musicali, ecc… e poi ci sono anche i temi caldi di questo micro-mondo: anoressia, autolesionismo, sindrome bipolare.

Apriamo una parentesi a parte per questi argomenti: al 90% quelle che si dichiarano autolesioniste, anoressiche o bipolari sono delle bimbeminkia che basano la loro notorietà su questi problemi e sul dolore che ne consegue, beccandosi una fracca di insulti non solo da chi ha davvero questi problemi –me in primis, ma sinceramente non mi sbatto nemmeno ad insultarle, tanto basta postare loro un qualsiasi link ad un sito di psicologia per spegnerle-, ma anche da gente che capisce la loro falsità e –questi sono i migliori- da persone che fanno di tutta l’erba un fascio e come se la prendono con queste per la loro ipocrisia, se la prendono con chi sta davvero male perché sono “esibizioniste”. Sono sicurissima che questi siano i primi a piangere per i ragazzini che si sono suicidati… scommettiamo?

Bene, chiusa parentesi, direi di arrivare al punto che mi preme di più, ossia, perché, nonostante tutte le armi a disposizione delle vittime, queste continuano a lasciar fare i carnefici? Perché, sapendo che certi siti solo il covo di tanta brutta gente, vi si iscrivono?

Ora, io sono certa che, oltre ad un’evidente mancanza di educazione al Web, che è fondamentale per evitarsi le grane maggiori, molte di queste persone in fondo ci godano o diventino comunque dipendenti dagli insulti, perché altrimenti non è normale fare così da zerbini. Ci sono molte persone che ricevono insulti: alcune ribattono, altre chiudono i profili. Ci sono tanti ragazzini che sono consapevoli di non poter gestire situazioni del genere e non si iscrivono nemmeno sui vari social. E dunque? E non venite a dirmi che sono fragili, perché forte ci nasce ben poca gente: forte si diventa quando decidi di reagire alle cattiverie altrui e ti rialzi.

Non ditemi nemmeno che la faccio facile, perché io ho subito il caro, vecchio bullismo dell’epoca pre-social, quello fatto di insulti, botte, sputi, ostracismo e false accuse. E ne sono uscita a pezzi: depressione, attacchi d’ansia, autolesionismo, totale annullamento della mia autostima. Però mi sono rialzata, perché ho capito che nessuno, a questo mondo, ha il diritto di farmi sentire una merda senza il mio permesso, perché non posso buttar via la mia vita per dei poveracci. Avevo quattordici anni, non quaranta. E rialzarsi non è stato facile: sono ricaduta tante volte, spesso sono stata presa dallo sconforto e ancora oggi ho molti problemi irrisolti. Io, gli attacchi di panico, me li porterò fino alla tomba; e cicatrici rimarranno per sempre, sarò sempre più soggetta di altri a momenti di tristezza e abbattimento, però sono qua. Io, come gente che ha vissuto cose peggiori delle mie.

Come una mia cugina il cui padre si è suicidato mentre parlava al telefono con lei e questa poveraccia ha passato tutta la sua infanzia e la sua adolescenza da uno psicologo, come una ragazza che è stata quasi violentata da un suo parente, come un’altra che  è dovuta scappare dal paesino in cui è nata e cresciuta perché suo nonno ha ammazzato un uomo, come un ragazzo la cui madre l’ha abbandonato quando è finita in galera e poi è scappata negli Stati Uniti, come un ragazzo la cui madre, un giorno, ha fatto le valige e l’ha lasciato, ancora piccolo, solo in casa ad aspettare che qualcuno tornasse mentre lei andava a rifarsi una vita altrove, come una bambina che, a tre anni, incontra per strada per la prima volta suo padre e questo, schifato, gira la faccia dall’altra parte e le augura di morire, come una ragazza la cui madre, una donna instabile, è morta dopo il parto lasciandola, a tredici anni, a prendersi cura della sorellina. Eppure siamo tutti ancora qua: la vita con noi non è stata tenera, per niente, però ci siamo rialzati e abbiamo lottato. E queste storie sono comunque le meno peggio, perché ci sono situazioni tanto orribili che raccontarle non è possibile, eppure chi le vive si rialza e decide di andare avanti.

Perché tu, per degli insulti su Ask fatti da dei poveracci, ti devi suicidare? Tesoro, nessuno è nato forte e tutti, prima o poi, dobbiamo avere a che fare con le cattiverie altrui, da cui nessuno è esente. Però se tu permetti loro di farti sentire una merda e non ti difendi, allora, semplicemente, “c’avevi da morì”. Ricorda che nessuno e ripeto nessuno vale quanto la tua vita, che nessun insulto deve spingerti al suicidio o a rovinarti la vita, che queste persone sono delle poveracce che ci godono, col tuo dolore: non dar loro soddisfazione. Sì, ci saranno giorni davvero neri, in cui sarai giù, in cui vorrai uccidere qualcuno, ma è normale: l’importante è non arrendersi. Perché quando inizi a rovinare te stesso o ti ammazzi, non hai risolto nulla, hai solo dato la soddisfazione agli altri di esercitare il loro potere e la loro cattiveria su di te. Non ti dico che sarà facile, non ti dico che ti rialzerai come un grattacielo –non sono Demi Lovato e non sono così ottimista-, non dico che sarai un campione di forza, ma se ti lasci andare, ci rimetti soltanto tu. E basta.

Inoltre sono solo insulti degni dei bambini delle elementari, scritti spesso con un italiano talmente comico, che ti dovrebbe venir da ridere, altro che piangere. Forse sono senza cuore io, ma a queste situazioni puoi dire basta, le puoi arginare: basta un click e finisce tutto. Cosa che non è affatto vera per il bullismo nella vita reale e per certi casi di cyberbullismo talmente atroci da non poterli immaginare: siti web creati con lo scopo di denigrare, insultare e minacciare le vittime, diffusione di foto ritoccate ed offensive, di dati personali, indirizzi di casa, mail e numeri di telefono, tonnellate di mail e messaggini offensivi anche da parte di persone totalmente estranee alla vicenda, diffusione di video privati o ritoccati con lo scopo di distruggere la vita delle persone, intere cittadine che ostracizzano le vittime. No, non è una puntata di CSI: Las Vegas, è la triste realtà che va diffondendosi negli Stati Uniti ed in Canada, una realtà che, a differenza di quella di Ask, non puoi fermare con un click.

Per questo dico che questi suicidi sono Darwinismo sociale: se ti ammazzi per così poco, semplicemente non sei in grado di venire a patti col mondo reale. E hai bisogno di un supporto psicologico.

Oppure, diversamente da ciò di cui parlano i tg, i problemi erano a monte e allora il Web è stato solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

In qualsiasi caso, c’è una cosa che bisogna fare, ma che tutti, dalle autorità ai media ai singoli, sembrano essersi dimenticati: prevenire queste situazioni educando al Web. Perché quest’educazione non esiste e forse sarebbe il caso di iniziare a pensarci, prima del prossimo caso di suicidio.

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2 risposte a Bullismo sul Web e ragazzini suicidi: chiudere Ask è davvero una soluzione?

  1. D ha detto:

    L’ha ribloggato su L'Angolo Del Recensoree ha commentato:
    Condivido in pieno e su ogni punto.
    A mio parere servirebbe anche un maggior controllo genitoriale: di programmi che bloccano certi contenuti ce ne sono a bizzeffe, intuitivi di facile utilizzo. Ormai la vita sociale di un adolescente si svolge al 45% o più sui social network. Se non lo capisci e non intervieni, se non educhi e non ti educhi al web, ovvio che ti trovi con certe situazioni in mano.

    • lizzytempest ha detto:

      Il problema è che i primi a non saper usare il Web sono i genitori. Alcuni, ai loro tempi, hanno fatto corsi per imparare ad usare il computer ed il pacchetto Office, ma ben pochi sono aggiornati o conoscono le potenzialità del Web, per questo, secondo me, lo Stato o comunque enti pubblici e privati dovrebbero mettere a disposizione corsi di aggiornamento o tecnici pronti a spiegare come tutelare i figli. Poi lo sappiamo che i ragazzini usano Internet anche altrove, ma nel momento in cui insegni loro come usare la rete e come tutelarsi dai pericoli, sta a loro anche decidere se farlo e quello è un altro discorso.

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