È di nuovo lunedì…


Sveglia alle ore sei e venti del mattino, ma decidi che no, non te ne frega di arrivare in ritardo a scuola, tu dormirai finchè ne hai voglia perché la sera prima, da brava persona matura e responsabile sei andata a dormire alle tre di notte dopo una serata roleplay su Skype con la tua compare di disagio. Peccato che la tua sveglia del cellulare, impostata con metal a palla, non sia d’accordo con te. Problema risolvibilissimo: lo seppellisci sotto cuscini e coperte, bestemmiando come uno scaricatore di porto e maledicendo il giorno in cui hai deciso che il metal era un’ottima sveglia.

Alla fine il tuo senso civico –senso civico??– prende il sopravvento e, tra sbuffi e maledizioni a te stessa, il prossimo e le generazioni tutte, sia a passare che a venire, ti alzi giusto in tempo per darti una rinfrescata, vestirti -ovviamente i vestiti vai a cercarli al buio perché la sera prima mano po’ cazzo che t’è venuto in mente di prepararli-, lavarti i denti -e solo centrare la bocca con gli occhi ancora chiusi è un’impresa di dimensioni bibliche- e lanciarti verso la porta di casa, prima di ricordarti che sei a piedi nudi e senza zaino. Rewind: recuperi zaino e scarpe e poi ti lanci fuori dalla porta di casa, facendo un frontale con il cancelletto -porta di sicurezza, secondo tuo nonno e il fabbro (?) che l’ha montata, porta della galera secondo te-.

Torni indietro, peschi le chiavi -nel frattempo tua sorella sta ancora cercando di vestirsi- e, appena aperto il cancelletto, corri come se avessi il diavolo alle calcagna, scendi le scale saltando i gradini due a due -prevedi a breve l’ennesima storta alla caviglia-, apri il portone al volo prima di schiantartici e fai i due-trecento metri che ti separano dalla fermata realizzando un tempo da fare invidia a Bolt. Riesci perfino ad anticipare il bus di un paio di minuti -tua sorella, nel frattempo, ha perso l’autobus ed è ancora a casa a sistemarsi-. Sali sull’autobus, giusto per trovarlo strapieno, ma riesci a sederti sui gradini che portano ai posti infondo: i quaranta minuti seguenti sono un susseguirsi di alzarsi e sedersi a seconda della gente che passa, ma meglio di niente.

Como è affollata di studenti come al solito e i portici Maya sono un delirio… ci vuole troppo a capire che se occupate il passo la gente non passa e poi vi smadonna dietro? Per lo meno tiratevi da parte, no? No. Vabbé, lo slalom tra i ragazzi ormai è la tua specialità e se fosse prevista alle Olimpiadi, vinceresti. Anzi, occuperesti tutti e tre i posti del podio solo tu. Uscita dall’inferno dei portici ti fermi dal panettiere -ormai lo sanno pure le commesse che compri sempre due euro di panini dolci, che sono una miseria e saltuariamente un cornetto al cioccolato… maledette abitudini-, poi riprendi la scalata -in tutti i sensi, visto che via Milano è in salita- verso la succursale del Caio.

Ringrazi che lo zaino sia vuoto, almeno oggi, altrimenti sai che rotoleresti all’indietro, tanto sei stanca ed intanto il tuo cervello apre i battenti del tuo concerto personale: il brano di oggi è l’Ellens dritter Gesang di Schubert. Nel corso della giornata la canterai mentalmente a ripetizione fino a procurarti dei feroci mal di testa e a chiederti perché cazzo ascolti l’opera prima di andare a dormire. E, soprattutto, perché devi cantare in tedesco.

Arrivata a scuola passi il badge -ti senti sempre più un carcerato, mancano giusto gli allarmi alle porte e le sbarre alle finestre e l’idilliaco quadretto sarà completo-, vai a comprarti una bottiglietta d’acqua e sali in classe. Ovviamente dopo il suono della prima campanella, ché sennò la gente sale in classe a rubare, almeno secondo la preside. E poco importa che i vari casi di furto siano avvenuti in orario scolastico -classi in laboratorio o a ginnastica o in sede- e perfino nel pomeriggio: dovete accamparvi come barboni sulle scale fino alle sette e cinquantacinque.

Arrivata in classe, tiri fuori la tuta dallo zaino e ti ricordi che il prof aveva detto che non ci sarebbe stato. Okay, sei completamente cretina. Ti sistemi al banco ed inizi a lavorare tipo segretaria schiavizzata: fai compilare elenchi per le udienze generali, per le autorizzazioni e i soldi per l’uscita a Milano e per le stazioni dove saliranno i vari compagni. Nel frattempo la tua prof prova inutilmente a far funzionare il tablet che la scuola ha comprato al ribasso ad ogni docente e che puntualmente non funziona, si impalla o decide di avere idee lievemente differenti dalle tue riguardo al proprio compito. Quasi venti minuti per sistemare il tutto. Dai, ci ha messo pure poco.

E poi senti la prof iniziare a chiamare per le interrogazioni. Okay. Chiama alla “m“. Vorrai mai che sia così sfigata che chiami il tuo nome? Sei la seconda candidata all’interrogazione. Dovevi davvero rimanertene a letto. Radunate le quattro vittime sacrificali, di cui una si arrende subito dichiarando di non aver studiato, partono le domande. La prima è per te, su Parini. “Classicismo, Arcadia e sensismo nelle opere di Parini”… “Va bene, il classicismo lo so. L’Arcadia lo so… cosa cazzo è il sensismo?” Vabbé, la prof da finta di non sentire le cagate che spari. Grazie, dico sul serio. Certo, avrebbe potuto non chiamarti, ma era pretendere troppo dalla tua solita sfiga. Le altre domande sono più easy… se non fosse che non hai studiato nulla su Alfieri. Hai solo leggiucchiato qualche cazzata mentre la prof spiegava Metastasio, ergo vai molto a memoria. Oh, domanda con paragone a piacere tra Parini e Alfieri… lanciamoci sulla questione della purezza della lingua italiana!

Le domande finali sono su una sua poesia. Che tu, ovviamente, non hai letto perchè eri a casa malata e ti sei dimenticata di chiedere cosa hanno fatto. Che novità… Ti va di culo assai, parla di politica. La politica del Settecento la sappiamo, no? Bene. Domandone finale, ti stai giocando l’interrogazione: “La Natura, in questa poesia di Alfieri, cosa rappresenta e come mai è così diversa dalla Natura, ad esempio, dell’Arcadia e così vicina a quella del Romanticismo?“.

Prof, le ricordo che il Romanticismo ancora non l’abbiamo fatto…” vorresti dirle, ma improvvisamente raggiungi l’Illuminazione, altro che Shaka della Vergine e senti Foscolo e Leopardi impadronirsi di te -ecco, se Foscolo si impadronisse di te, si potrebbe fare, Leo, invece, è tanto puccioso e caro, ma non è fisicamente il tuo tipo- e parte il pippone sull’uso della Natura nelle poesie in Leopardi, in Alfieri e nei romanzi gotici, con lieve puntatina a lord Byron.

Nove. Ti ami profondamente. 

Seguono venti minuti di spiegazione di storia: Marx, l’amore della tua vita. Ogni volta che lo senti nominare ti parte l’ormone e può causarti un mezzo orgasmo con due parole in fila. Approvi la spiegazione della prof -anche se ti sarebbe piaciuto sentirla spendere due paroline in più sulla differenza tra le idee marxiane e quelle marxiste, ma non si può avere tutto dalla vita- che, ovviamente, ti consiglia di leggere le sue opere principali. Il Manifesto ce l’hai, ti manca il Capitale… ma la versione economica costa quattordici euro e qualcosa ed è un mattone alto una spanna, mentre quelle a volumi arrivano anche a quaranta euro. Il Barbone di Treviri si sta rivoltando nella tomba e ha fottutamente ragione.

Ora buca in compagnia di Maria Teresa d’Austria -moralista e bacchettona e quello che vuoi, ma questa donna ti piace assai- e dei tuoi panini, mentre rifletti sul profondo significato della vita e ti causi un’atroce emicrania con l’Ellens dritter Gesang. Li mortacci di Schubert…

Niente matematica: si va in sede a vedere uno spettacolo organizzato dal gruppo di teatro della scuola. “Droghe“. Un nome, un programma… ti aspetti lo sfacelo totale, in realtà rimani piacevolmente sorpresa, è un bello spettacolo. Solo che, una volta finito, capisci due cose: primo, lo scopo preventivo va a farsi fottere per la troppa comicità, perchè quando finisce, tu sei fermamente convinta di andare a farti una canna ad Amsterdam, due, faresti volentieri tanto sess… un’esperienza mistica col ragazzo che interpretava la mescalina. E non sei l’unica a pensarlo, in classe.

Gli ultimi venti minuti delle due ore di matematica le passate a far nulla, prima parlando dello spettacolo, poi delle discutibili politiche sull’istruzione della Regione, poi risolvendo un paio di derivate. Miracolosamente capisci quello che dice la prof… anche se prenderai comunque tre nella prossima verifica. Ormai hai l’abbonamento.

Ora di economia politica. Quando il demonio entra, ti prepari a sessanta minuti di stoica sopportazione -intanto la testa ti scoppia a causa di Schubert-. Sono tra i minuti più lunghi di sempre e riesce perfino a farti odiare l’inflazione. Capiamoci, cosa c’è di più bello dell’economia politica? Forse solo storia, il francese e le scienze. Ma lei riesce comunque a fartela odiare. “L’inflazione è figa, l’inflazione è figa, l’inflazione è figa… fanculo a lei e all’inflazione.

Il suono della campanella è una manna dal cielo. Passeggiatina, cielo azzurro, diciannove caldissimi gradi, gelato pistacchio-cocco con panna montata e breve attesa del bus. Quaranta minuti di pace e relax. Sul bus riprendi la lettura e Maria Teresa inizia a riformare la Lombardia. Era ora, cacchiarola. Ti basta solo che non spunti fuori il nome di Parini e poi va bene.

Il ritorno a casa è il solito: ci metti mezz’ora ad aprire il cancelletto, che, chissà come mai, non si apre solo quando ci provi tu -bastardo…-, poi lanci lo zaino e ti cambi, prima di abbuffarti come una belva. Ovviamente la calma è durata troppo –un’ora e venti, un record: tuo padre ti chiama, chiedendoti indicazioni stradali. Lui è in Francia. Ed è convinto che tu ne capisca qualcosa di dipartimentali e nazionali.

Sì, è proprio lunedì…

 

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6 risposte a È di nuovo lunedì…

  1. misterk3 ha detto:

    Bel post, complimenti!

  2. Lady from Uthgard ha detto:

    Romanticismo (con Lord Byron my love e Foscolino mio bello…quanto amo quel periodo!) e Marx. Adoro!

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