Assaporare la povertà… o forse farsi meno seghe mentali?


Come dire... la povertà è poetica.

 

Se c’è una cosa che non capirò mai, è la gente che sputa sul benessere di cui essi stessi beneficiano. Ora, capiamoci, io non appoggio il consumismo sfrenato che ha preso piede in Italia negli ultimi venti-trent’anni e di certo una vita più spartana, sotto certi aspetti, è meglio di una piena di comfort e oggetti fondamentalmente inutili, ma, detto ciò, bisogna dire che io non sputo sul benessere.

Prima di tutto, perché essendo cresciuta coi racconti di guerra dei miei nonni, so che poter comprare tutto il pane che voglio o delle scarpe nuove senza essere vincolata alle tessere annonarie è qualcosa di magnifico e straordinario, secondariamente, perché sono una pigra cronica e, nonostante il mio desiderio di vivere in una fattoria abbastanza isolata, so che non potrei fare a meno di tante, piccole comodità -computer in primis- che ci rendono la vita più semplice, terzo, perché la povertà l’ho vista da vicino -avete presente Haiti? Ecco, fatevi un paio di letture istruttive su come sia un Paese in miseria- e non sono così ipocrita da dire che il mio benessere mi fa schifo, anzi, forse dovrei ringraziare più spesso di non dover camminare per quindici kilometri solo per bermi un bicchiere d’acqua magari non depurata.

Insomma, il benessere, che deriva e da origini ad avanzamento tecnologico, maggior diritti civili, migliore alimentazione, migliori cure e condizioni igienico-sanitarie, diffusione dell’istruzione e maggiori possibilità di ascesa sociale e miglioramento delle proprie condizioni di vita, non mi pare così malaccio, quindi non capisco perché persone che al novanta per cento non hanno gravi problemi economici o sociali -non mi pare che siano perseguitati da regimi politici oppressivi né in fuga da guerre e carestie-, si lancino in invettive simil-hippie -però c’è da dire che gli hippie non erano così dementi- spinti da ipocrisia e da un umanitarismo falso quanto una banconota da 10.000 euro su quanto la povertà sia bella e su come il benessere faccia schifo.

Ora, finché dici che il consumismo sfrenato è una cosa negativa, ci sta, sono d’accordo anch’io. Finché mi dici che una vita più spartana sarebbe più raccomandabile, concordo. Quando però dipingi la povertà e la miseria come se fossero chissà quale esperienza esaltante allora tra noi iniziano i problemi e, per rimanere in tema, tu hai anche tanti problemi mentali oppure sei un monaco buddista. In quel caso sei giustificato, negli altri no, a meno che tu non decida di fare come San Francesco: dà i tuoi beni ai poveri e raggiungili nella loro miseria. Ne avete mai visti, di questi esaltatori della povertà, fare cose del genere? Io no.

Mettiamo in chiaro una cosa: la povertà NON è bella. E non importa che i bambini africani sorridano sempre in tv: si accontenteranno delle piccole cose, ma la loro situazione non è invidiabile e ciò che vivono o che sono destinati a vivere vi farebbe optare per una morte veloce, magari facendovi saltare il cervello. Rapido, indolore.

La povertà NON sono bambini straccioni e sorridenti, non è un’estasi mistica, non ti svela i misteri dell’universo, non ti rende realizzato e non è un’esperienza che vorreste fare, ma nemmeno a pagarvi. Non è quando vi lamentate di non poter comprare l’iPhone appena uscito o un vestito nuovo, non è quando dovete rinunciare alle vacanze, mangiare gli avanzi e tirare un po’ la cinghia. Sì, si tratta di situazioni difficili e seccanti, ma la vera povertà è altro.

È il non avere il pane da mettere in tavola, il vivere con il terrore di non avere un tetto sulla testa, dei vestiti per proteggersi, dell’acqua da bere e per lavarsi.
È il guardare i propri figli e non avere nulla da dare loro, né cibo, né giocattoli, né prospettive per il futuro.
È l’abbrutimento, la depressione, la sfiducia, il male di vivere.
È la povertà, l’alcolismo, l’abuso di droghe, il traffico di esseri umani, i viaggi della speranza in mano a veri mercanti di carne umana, il traffico di neonati, bambini e ragazzini, il traffico di donne da avviare alla prostituzione, di ragazze incinte da usare come incubatrici per famiglie facoltose che vogliono un bambino, di organi strapparti magari ad una persona giovanissima per darli a qualcuno che può pagarli profumatamente.
È il morire di malattie stupide e perfettamente curabili o facilmente prevenibili come il morbillo o la dissenteria, il non disporre di ospedali, di farmaci e nemmeno di vaccini.
È la disoccupazione o il lavoro sottopagato in condizioni da far invidia agli schiavi neri in una piantagione di tabacco del Sud Carolina nel 1700.
Sono le ragazzine che si sposano giovanissime e passano la vita a partorire, che muoiono di parto, che non dispongono di cure prenatali per i loro figli, che partoriscono in situazioni igienico-sanitarie squallide.
È il non avere un’istruzione né una possibilità per migliorare la propria situazione, l’essere analfabeti e non potersi difendere da chi, invece, sa leggere e scrivere e fa e disfa le cose a suo piacimento.
È il vendere i tuoi figli ad un mercante del sesso per pagarti i debiti o dar da mangiare agli altri, il rapire bambini da offrire a turisti o pedofili dall’altra parte del mondo e rovinarli per sempre per qualche dollaro, il far prostituire con la forza donne, uomini e bambini che si prestano a tutto per scappare la miseria o per non vedere le minacce diventare realtà.
È la guerra, l’instabilità politica, la corruzione, i soprusi, i bambini soldato, l’ assenza di diritti civili ed umani.

Ecco, questa è la povertà. E non è nemmeno così lontana: che queste persone che esaltano un mondo tanto misero e brutale vadano a Milano, alla Stazione Centrale, alle sei del mattino a vedere la gente che ci vive, in stazione. Che ci dorme. Vada a vedere se sono felici. vada a chiedere quanto è mistica la loro esperienza, quanto sono felici, quanto sorridono, quanto si sentono bene a condividere il nulla con gli altri.
E sì, è bellissimo vedere i sorrisi dei bambini poveri in pubblicità, ma forse la realtà è meno bella e voi non dovreste schifare quello che hai.

 

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