Informazione di servizio

Gli articoli che posto qua sono miei -a meno che non siano stati ribloggati-: li ho scritti io, perdendo anche ore di sonno, quindi, se voleste usarli, dovrete chiedere il permesso a me, non prenderli e farne ciò che volete senza il mio consenso. Non è detto che ve lo neghi, se voleste farne buon uso ve li presterei senza problemi -con l’obbligo di citarmi, perché, comunque, quel lavoro è mio, non vostro-, ma il permesso va chiesto: si tratta di miei proprietà intellettuali ed è anche un discorso di onestà.

Se scopro che a qualcuno ha preso “in prestito”, per non dire rubato, un mio lavoro senza dire nulla, lo svergogno davanti a tutti, quindi vi pregherei di essere corretti per evitare che io diventi cattiva.

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Le Perle Storiche: Charlotte, Princess Royal

Finalmente due giorni di pausa tra un esame e l’altro e quindi che c’è di meglio se non aggiornare le “Perle Storiche”?

Oggi vorrei presentarvi uno dei più grandi What If storici che non troverete mai nei testi di scuola, ma che, personalmente, trovo interessantissimo ed esemplificativo di come, anche nella Storia con la esse maiuscola, a volte basti pochissimo per cambiare il corso degli eventi.


Charlotte Augusta venne al mondo nel 1796, sotto i migliori auspici di questo mondo. Figlia di Giorgio del Galles, era la nipote ed unica erede legittima -dopo il padre- di re Giorgio III: alla morte del padre sarebbe quindi diventata regina.
La sua infanzia venne però funestata dai rapporti non troppo idilliaci tra i suoi genitori, il già citato Giorgio e Carolina di Brunswick: nonostante i due fossero cugini -Giorgio III e la madre di Carolina, Augusta, erano fratelli- arrivarono al matrimonio senza esseri mai conosciuti e addirittura lo sposo ben pensò di presentarsi ubriaco marcio, lasciando intendere a chiunque che sarebbe stata una relazione problematica.
In realtà Giorgio era già sposato con una certa Maria Fitzherbert, ma il matrimonio fu ritenuto non valido e quindi il figliolo ribelle venne probabilmente preso a pedate fino all’altare dai genitori; va da sé che Giorgio fosse profondamente disgustato da Carolina e che i due smisero di condividere il letto subito dopo l’annuncio del concepimento del tanto agoniato erede… che per la disperazione della Corona si rivelò essere un’adorabile, sana e paffuta bambina, Charlotte.

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Charlotte e sua madre Carolina

Nonostante le preghiere e le speranze, altri eredi non arrivarono mai e tra i due i rapporti non fecero che peggiorare. Probabilmente parte della colpa di cotanto odio era da imputare al testamento di Giorgio, che giusto il giorno dopo la nascita della sua “unicogenita” -secondo la linea di successione, unica figlia legittima secondo tutto il resto- venne cambiato, intestando tutti i beni del futuro -e se non fosse stato Principe del Galles, probabilmente anche a breve- defunto alla “prima moglie” Maria. Sai mai che ci fosse andato troppo leggero con la moglie legittima, insomma…
Alla richiesta di Carolina di essere trattata meglio -leggesi “come una persona, balordo ubriacone fedifrago”-, Giorgio le sottrasse la bambina, imponendole di vederla una sola volta al giorno e solo in presenza di balie e governanti per non più di pochi minuti ed escludendola da ogni decisione riguardo all’educazione e la cura di Charlotte; chiaramente diversi membri della servitù non si trovarono particolarmente d’accordo con tale, draconiana misura e quindi non era raro che questi mentissero al Principe, permettendo a sua moglie di passare più tempo, spesso in privato, con la bambina.
Ad un certo punto Carolina, in spregio al marito, trovò il coraggio di organizzare una gita per sé stessa e la figlia a Londra ed il passaggio della loro carrozza venne festeggiato da londinesi applaudenti… tanto per far capire che a ritenere Giorgio un completo coglione non fossero solo genitori, fratelli e moglie, ma anche i suoi futuri sudditi.
Nonostante il porcaio familiare in cui cresceva, Charlotte era una bambina sana, solare, avventurosa, piena di curiosità e un po’ maschiaccio ed era la beniamina del suo Paese, cosa che aveva contribuito a ridare un po’ di lustro alla monarchia inglese, che a quei tempi stava vivendo una lievissima crisi d’immagine -dato che Giorgio non era nemmeno il soggetto peggiore in famiglia, vi lascio immaginare che impressione avesse di loro l’opinione pubblica-; sfortunatamente si rivelò una studentessa indisciplinata, che si applicava solo a ciò che attraeva la sua attenzione e al pianoforte nonostante i grandi piani educativi fatti da suo nonno, che per lei stravedeva e che sperava di farne una delle più grandi Regine della storia, perfettamente in grado di difendere il proprio trono come prima di lei avevano dovuto fare moltissime altre monarche di proprio diritto.
La Charlotte adolescente era nota per le sue maniere candide e dirette, decisamente poco attente all’etichetta e a ciò che ci si aspettava da una giovane donna del suo rango; con l’aggravarsi delle condizioni mentali del nonno, però, manifestò anche un lato malinconico e a tratti depresso. 27973747_1563492313699493_7740580873461695648_n
Addirittura, quando suo padre diventò Principe reggente e abbandonò parzialmente le sue visioni liberali -le stesse che aveva trasmesso alla figlia-, la principessa lo bollò come un traditore e si diede da fare per fare ciò che fanno tutti gli adolescenti: rendere la vita del genitore un dannato inferno, dedicandosi ad una serie di cotte passeggere, tentando di sabotare l’alleanza matrimoniale con Guglielmo d’Orange -l’ennesimo, perché di altri nomi disponibili il giorno del battesimo non ce n’erano- e scappando di casa dopo aver rotto il suo fidanzamento per sposarsi con un anonimo principe tedesco che serviva da tenente nell’esercito russo.
Quando suo padre provò a rinchiuderla per farle capire con le buone che un matrimonio politico con l’erede olandese avrebbe giovato al Regno Unito, infatti, Charlotte scappò di casa e, aiutata da un inconsapevole passante che non l’aveva riconosciuta, riuscì a fermare una carrozza e a farsi portare a casa di sua madre -al momento assente-, dove richiamò praticamente il mondo per farsi consigliare -e mettere il padre alle strette, che si sa che il numero aiuta in questi casi balordi-.
Nel giro di sei mesi Giorgio, completamente logorato e con tutto il partito dei Whig a spalleggiare l’adorata prole, diede la sua benedizione al matrimonio e Charlotte sposò il suo amato Leopoldo -per il quale aveva rischiato 1) una crisi diplomatica di non poco conto e 2) di far impazzire il padre- con una costosissima cerimonia.

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Il matrimonio di Charlotte e Leopoldo.

Il matrimonio ebbe però un tragico epilogo: dopo un primo, traumatico aborto, Charlotte rimase incinta una seconda volta, riuscendo ad arrivare a termine. Dopo un travaglio di tre giorni -prolungato dal rifiuto del medico di usare il forcipe per estrarre il feto, che era rimasto incastrato per via delle considerevoli dimensioni-, la principessa mise al mondo un maschietto nato morto e spirò nel giro di poche ore, alla tenera età di ventun’anni. Leopoldo non poté mai dire addio all’amata moglie: subito dopo la nascita del bambino, dato che Charlotte venne considerata fuori pericolo, gli venne somministrata una massiccia dose di calmanti per farlo dormire e si svegliò solo quando era ormai troppo tardi. Il Paese e la famiglia reale caddero nella disperazione più profonda e persino i sudditi più poveri tentarono di recuperare fasce di tessuto nero per portare il lutto per l’amatissima principessa.
La morte dell’unica erede al trono diede il via ad una corsa disperata contro il tempo per generarne un altro ed evitare la crisi dinastica; i vincitori furono suo zio Edoardo e sua cognata Vittoria -sorella di Leopoldo-, che diciotto mesi dopo la tragica conclusione della breve vita di Charlotte diedero il benvenuto alla loro unica figlia: la piccola, paffuta, sana ed “erculea” -stando alle parole dello stesso Edoardo, che la definì “a pocket Hercules, rather than a pocket Venus”- Drina, meglio nota come la Regina Vittoria del Regno Unito.
Quanto a Leopoldo, lui giocò un ruolo importante nel matrimonio tra Vittoria ed Alberto e non dimenticò mai Charlotte: chiamò la figlia minore come la prima moglie e questa divenne la triste, sfortunata e mentalmente instabile Carlotta del Messico, moglie dell’Imperatore Massimiliano.

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Charlotte del Messico, il cui destino tragico non ha nulla da invidiare a quello della sua omonima, Charlotte del Galless

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Pagan Challenge- Pt.2

How do you protect and consecrate your book? [Come proteggi e consacri il libro?]

Per quanto riguarda la protezione fisica, non ne ho bisogno: prima di tutto, l’unico che può avere la pessima idea di toccare la mia roba al momento non sa ancora leggere -e comunque non è così stupido da toccare i miei libri e i miei quaderni, sa che rischia la morte-; inoltre… be’, a trovarlo il grimorio nel mio caos!

Per quanto riguarda la protezione spirituale e la consacrazione… sarò decisamente poco ortodossa, ma è un libro. Non ho mai ritenuto necessario proteggerlo, consacrarlo o altro; molti potrebbero ribattere che rischio assalti di vario genere o che abbia una “validità/efficacia” minore -giuro, lessi questa cosa anni fa in un forum in lingua inglese-, ma pur essendo neopagana mi riesce estremamente difficile credere che un oggetto possa arrecare del male in questo modo. Salvo che non sia il libro di Aristotele nella biblioteca dell’abbazia, in quel caso è meglio avere un paio di guanti.

Credo che la magia sia una forma di propiziazione -nel bene, nel male e in quello che ci sta di mezzo-, un modo per mettersi nello stato mentale giusto, nella disposizione d’animo adatta a perseverare rispetto a certi obiettivi, ma se vuoi qualcosa nella vita, compreso far del male a qualcun altro, non basta accendere una candela e maledirmi il grimorio, devi alzarti e far da te.

Inoltre, se le divinità esistono davvero e sono davvero gli esseri senzienti e quasi umani di alcune teorizzazioni -io non la penso così, ma è una possibilità da considerare-, non credo che si interessino di un ammasso di carta che serve a me per tenere il passo con l’evoluzione del mio pensiero e del mio modo di percepire le cose -alla fine il grimorio serve alla strega per poter avere sempre sottomano la teoria ed il proprio percorso- quindi no, mai consacrato il libro.

 

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30 Day Tv Show-Day 3

Day 3- Your Favorite Show Ever [Il tuo show preferito]

maxresdefaultLa domanda che più mi manda in crisi non è “Che piani hai per il futuro?” [Non ne ho, semplice]; no, le domande che più mi incasinano i neuroni sono quelle che implicano una scelta, soprattutto quelle sulla falsariga del “qual è la tua cosa X preferita?”.

La prima risposta che mi viene in mente -quella più sincera, per altro- è non lo so: ho tante cose che preferisco, vanno a periodi e a volte mi capita di rivederle dopo anni e trovarle orribili o odiose.

Fatta questa premessa e deciso di ignorare le mie very best of più “mainstream”, ho scelto Profilage, serie tv poliziesca francese.

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Serie tv che segue le peripezie di una squadra di poliziotti del 3° DPJ di Parigi e di una crimonologa, l’idea originaria prende palesemente molto da Criminal Minds e dal personaggio di Spencer Reid a cui la prima protagonista femminile, Chloé Saint-Laurent, si rifà in maniera abbastanza esplicita -almeno nella prima stagione e nella sfiga perenne.

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Cholé e Rocher

Come già detto, nelle prime sei stagioni la protagonista principale è Chloé, una giovane donna dal passato difficile -il padre, schizofrenico, ha ucciso sua madre durante una crisi psicotica-, bizzarra e spesso inappropriata che lavora come criminologa; inserita in una squadra già consolidata e disfunzionale -composta dal Comandante Pérac, dalla poliziotta scontrosa e cinica Frédérique “Fred” Kancel e dall’informatico di nobili origini Hyppolite de Courténe- dal proprio mentore, il Commissario Lamarck, la giovane donna si rivelerà una risorsa preziosa sia per i casi che per l’equilibrio della squinternata famiglia.

In seguito alla morte di Pérac, la squadra verrà guidata dal Comandante Rocher, un uomo duro e oppresso dal dolore per la perdita della moglie e dalla responsabilità di crescere da solo il proprio figlio che, dopo un’iniziale diffidenza verso la criminologa, stringerà con lei uno strettissimo rapporto.

Nel corso delle stagioni, tra addii e benvenuti di vario genere, si aggiungeranno alla squadra Emma, una giovane poliziotta che fin da subito pare nascondere qualcosa; Jessica, la sorella di Fred, una donna un po’ frivola e superficiale ma da cuore buono e Adèle, una criminologa e protetta di Chloé che prenderà il suo posto quando quest’ultima lascerà la squadra nella settima stagione.

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Adèle e Chloé

Tra Chloé ed Adèle ci sono innumerevoli parallelismi: entrambe “diverse” e spesso isolate dagli altri, hanno dovuto crescere in fretta tutte e due e nel corso della serie dovranno interfacciarsi con maternità atipiche e rapporti familiari complicati.

Cholé, infatti, adotterà una bambina, mentre Adèle crescerà suo nipote Ulysse, figlio della sorella gemella a lungo perduta -Camille- e dell’uomo che le ha rapite da bambine per poi rilasciarla a diciannove anni, tenendo però in ostaggio per più di altri dieci anni Camille…

 

 

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Pagan Challenge- Pt. 1

Show and tell – your grimoires, notebooks, journals etc. What type of book do you
prefer? [Mostra e racconta: i tuoi grimori, blocchi degli appunti, diari, ecc… Che tipo di libro preferisci?]

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Il mio mitico grimorio è in realtà un quaderno ad anelli verde ed ha un paio di anni circa; in passato ho provato ad usare quaderni con copertine e fogli particolari, un po’ bellini e rilegati bene, ma era un problema enorme modificare le informazioni e togliere/aggiungere pagine nuove, alla fine mi ritrovavo con tremila fogli volanti che andavano puntualmente persi oppure riniziavo la stesura di tutto il libro, anche delle parti che andavano bene…

Il quaderno ad anelli è sicuramente una soluzione più pratica, per quanto mi riguarda: posso aggiungere, togliere, modificare l’ordine senza dover riscrivere tutto da capo, inserire schede all’interno di buste trasparenti e rimane sempre ordinato. L’estetica forse lascia un po’ a desiderare, ma per qualcuno che ha più voglia e manualità di me non è difficile foderare la copertina con del tessuto o del cuoio o decorarla in vario modo -io sono secoli che mi riprometto di rendergli giustizia, ma non lo faccio mai, penso sia destinato a rimanere così vita natural durante-.

Inoltre, avendo io una calligrafia indecifrabile e molto piccola ed essendo terribilmente miope, con questo sistema mi è anche possibile battere tutto a computer con caratteri abbastanza grandi da non richiedermi di appiccicarmi le pagine al naso; forse non è un sistema tradizionale, ma di sicuro è efficace.

Magari esteticamente poco bello, ma pratico.

Insomma, viva i quaderni ad anelli ❤

 

 

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30 Day Tv Show- Day 3

Day 3: Your favorite new show (aired this TV season) [Il tuo nuovo show preferito- uscito in questa stagione]

So che la challenge prevede -tecnicamente- una sola serie, ma sinceramente mi vengono in mente due show che per me sono a pari merito: The Gifted e Philip K. Dick’s Electric Dreams.

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The Gifted

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Serie tv basta sui fumetti della Marvel e che si colloca da qualche parte dopo i primi tre film sugli X-Men; questi ultimi, prima di svanire nel nulla -non viene ben chiarito cosa sia successo o dove siano andati-, hanno affidato ad alcuni giovani mutanti la salvaguardia della loro specie. Johnny (a.k.a. Thunderbird), Lorna (a.k.a. Polaris) e Sonia (a.k.a. Dreamer) formano quindi una rete clandestina che si occupa di portare in salvo i mutanti, che vengono braccati dal Governo americano e dai Servizi Sentinella -viene lasciato trasparire più volte che non vengano cercati solo mutanti “manifesti”, ma anche bambini che potrebbero manifestare la mutazione in futuro e addirittura neonati-.

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The Mutant Underground: Polaris, Eclipse, Blink e Thunderbird.

Proprio per il Governo lavora Reed Strucker, un procuratore distrettuale che si occupa di “difendere” i mutanti colpevoli di aver utilizzato i proprio poteri e, spesso inavvertitamente, aver causato danni o vere e proprie disgrazie. Reed e sua moglie Caitlin hanno due figli, Lauren e Andy e vivono come tutte le famiglie WASP che si rispettino… finché Andy, durante un pestaggio, non manifesta il suo distruttivo potere e diventa, assieme alla sorella -che da anni è segretamente a conoscenza della propria natura di mutante-, diventa un bersaglio del Governo.

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L’adolescenza: gli ormoni, i superpoteri, il Governo che ti insegue…

La rete clandestina e gli Strucker dovranno quindi decidere se unire le forze per difendersi da Jace Turner, un agente del Servizio Sentinella motivato dalla vendetta personale e salvare Lorna ed il bambino che porta in grembo…

 

Philip K. Dick’s Electric Dreams

electricdreamscalloutQuesta serie antologica sci-fi, basata sui racconti di Philip K. Dick, si compone di dieci episodi autoconclusivi; ogni episodio riprende un singolo racconto e lo sviluppa mantenendosi quanto più possibile fedele alla trama originale, pur apportando alcune modifiche -alcune necessarie alla trasposizione, altre per adattare le trame al gusto contemporaneo-.

Non ho avuto il piacere di leggere i racconti originali, ma chi l’ha fatto mi ha confermato che l’atmosfera si è mantenuta intatta; i temi trattati sono diversi, ma tutti strettamente collegati al mondo odierno: il rapporto con la tecnologia e con il “diverso”, quello tra coniugi quando l’ambizione ci mette lo zampino, la manipolazione della realtà, ecc…

Serie sicuramente di pregio e di spessore che merita di essere vista.

 

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Challenge attive

Lista delle challenge attive

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-30 Day Drawing Challenge

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-2017 YT Pagan Challenge (link ai prompt)

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30 DAYS TV SHOWS CHALLENGE- Day 2

Day 2- A show that you wish more people were watching [Uno show che spereresti fosse visto da più gente]

01-280972Ce ne sono tanti, lo ammetto e forse alcuni, a livello di qualità, meritano decisamente di più di quello che ho scelto, ma per me è Jordskott, serie tv svedese per ora composta da due stagioni abbastanza brevi.

La storia ruota attorno ad Eva, una poliziotta che sette anni prima dell’inizio della prima stagione ha tragicamente perso la figlia Josefine, morta annegata durante una gita al lago. A seguito di questo dramma, Eva ha tagliato i ponti col padre, un facoltoso imprenditore che ha fatto fortuna grazie alla segheria di proprietà della famiglia.

Ma la morte di Josefine è un boccone troppo amaro per rifarsi davvero una vita e quando il padre di Eva muore, la donna ritorna nella natia Silverhöjd, dove scoprirà che niente è come sembra e che la sua famiglia nasconde molti segreti, alcuni dei quali antichi come la foresta stessa…

E la comparsa improvvisa di quella che pare essere proprio la figlia defunta, ormai quasi adolescente e gravemente malata, catapulterà Eva ed il suo collega Tom nel mezzo di una vera e propria guerra.

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Sarà davvero Josefine o c’è qualcosa dietro?

Seguono spoiler. Io vi ho avvisato.

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Jordskott è decisamente una serie coi controcoglioni, per quanto mi riguarda: partendo dal peggior incubo di un genitore -un bambino che, in un minuto di distrazione, svanisce nel nulla-, la serie pian piano esplora sia i peggiori lati dell’essere umano -come la sete di ricchezza e potere, che nel corso delle due stagioni mieterà diverse vittime-, sia la mitologia svedese. Il tutto condito da una certa nota ambientalista tipica del Nord Europa.

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Tom, Eva e Goran.

Il travaglio interiore di Eva, che non ha mai davvero creduto nella morte della figlia e se la ritrova adolescente e molto malata, che scopre come il padre l’abbia “tradita” tentando di convincerla della sua colpevolezza nella morte di Josefine e che la perdita della bambina sia stata causata proprio dalla cupidigia del padre, che ha sterminato la versione svedese del Piccolo Popolo per puro profitto sono gli elementi cardine della prima stagione, che non manca però di raccontare le storie degli altri personaggi: di Ylva, la strega che si occupa dell’unico superstite della strage avvenuta decenni prima; Tom il poliziotto, il cui lavoro ed il divorzio dalla moglie non gli permettono di occuparsi della figlioletta autistica, la piccola Ida -personaggio centrale della seconda stagione-; Esmeralda, la trovatella che

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Esmeralda: lei, a differenza di Rey, non solo deve imparare ad usare i propri poteri. Lei causa pure disgrazie. Ode al realismo, praticamente.

scopre di non essere umana e deve fare i conti con poteri che non sa controllare mentre viene braccata da Harry, un cacciatore di taglie che perseguita le creature magiche per vendetta; Göran, un “poliziotto” che da subito appare essere tutto, fuori che ciò che afferma di essere ed infine Gerda, una madre disposta a qualsiasi cosa.

La seconda stagione non è da meno: Eva, che ha definitivamente perso la figlia e non sa darsi davvero pace, deve fare i conti con la madre mentalmente instabile e con qualcuno che sta rapendo ed uccidendo delle ragazzine… e che potrebbe prendersela anche con Ida che, forse, non è poi autistica, ma qualcosa di più antico e potente.

 

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Le Perle Storiche: Ramiro II il Monaco

Una delle mie grandi passioni è la storia, ma quella con la esse minuscola, quella che non finisce nei libri, quella che parla delle singole persone e di aspetti a volte poco conosciuti, altre volte semplicemente curiosi di personaggi più o meno noti che hanno contribuito a creare la Storia.

E quindi ho deciso di aprire questa rubrica, “Le Perle Storiche”, dove raccontarvi alcuni di questi aneddoti, ma sempre con lo stile di Lizzie.


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Ramiro il Monaco

Nato nel 1086, Ramiro era il figlio minore di Sancho Ramirez di Aragona e come buona parte dei figli minori dei nobili dell’epoca, venne avviato alla carriera ecclesiastica fin da giovane -qui inteso come “più o meno da quando non ebbe più bisogno della balia”-.
Chiaramente, quando venne presa questa decisione nessuno si aspettava che suo fratello maggiore, Alfonso il Battagliero, ben pensasse di morire -male, per altro- senza eredi legittimi; men che meno qualcuno si aspettava di avere tra le mani una crisi dinastica per l’assenza di eredi diretti.
Ma nel 1134, Alfonso, che a sessant’anni e passa era ancora un gagliardo guerrafondaio, venne traforato come un pezzo di noce in battaglia e morì dopo mesi di agonia. Dal suo matrimonio con Urraca di Leon e Castiglia non nacquero eredi maschi e anche se la sposa aveva già un figlio nato dal precedente matrimonio, il bambino era già erede di Leon e Castiglia e perché facilitare il lavoro ad Isabella e Ferdinando tre secoli dopo?
Scattò l’isteria di massa: l’erede non c’era e maremma maiala, c’era il rischio che parenti più o meno prossimi e nobili ambiziosi facessero di tutto e di più per ricoprire il posto vacante.
Alla fine i nobili aragonesi ebbero l’idea geniale del secolo: il re aveva pur sempre un fratello, probabilmente dotato di pene funzionante. Sarebbe diventato il nuovo re!
Il problema era che il suddetto fratello non solo era un monaco, ma era pure particolarmente contento della sua vita in monastero.
Il suddetto problema venne scavalcato chiedendo una speciale dispensa papale, che avrebbe permesso a Ramiro di “sospendere i voti”, sposarsi, figliare e poi fare il cazzo che voleva. Ramiro accettò -non ci è dato sapere quanto fosse effettivamente felice della cosa- e sposò Agnese di Poitou.
Matrimonio lampo iniziato nel 1135 e probabilmente conclusosi nel 1136/1137, poco dopo la nascita della loro unica figlia, Petronella. 

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Petronella di Aragona


Non si sa cosa successe di preciso, ma Agnese scomparve dalle cronache spagnole, quindi, molto probabilmente, se ne tornò a casa, lasciando Petronella alle cure della casata di Aragona. Poco dopo anche Ramiro abbandonò il palazzo, tornando al suo monastero e continuando a regnare da lì per venti anni, riuscendo a mantenere con successo il potere per la figlia, che era ancora troppo piccola per poter regnare autonomamente.
E’ certo che nel 1157 Ramiro abdicò in nome della figlia, che a quattordici anni aveva consumato il matrimonio con Ramon Berenguer -il contratto era stato firmato quando Petronella aveva un anno, ma il diritto canonico imponeva di aspettare che la ragazzina avesse per lo meno il menarca- e che morì nello stesso anno.

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30 DAYS TV SHOWS CHALLENGE- Day 1

Ho deciso di festeggiare il mio ritorno seguendo una challenge sui telefilm. Prima di tutto, perché ne ho seguiti una marea nell’ultimo periodo ed inoltre, perché mi piace l’idea di poter condividere delle piccole perle poco conosciute con voi o scambiare le mie opinioni.

La challenge in questione è la seguente -mi scuso per la qualità dell’immagine-.

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Day 1- A show that should have never been canceled [Uno show che non avrebbe mai dovuto essere cancellato]

Sicuramente, tra i tanti, bellissimi show cancellati, Raised by Wolves è uno di quelli per cui ci sono rimasta peggio.

La trama è semplice, ma allo stesso tempo incasinata e parzialmente basata sulla storia vera delle sceneggiatrici: Della Garry, madre giovane, ribelle, complottista e tendente al MILF di sei figli, deve destreggiarsi tra lavoretti di basso profilo, un padre ubriacone in rotta con la moglie -e odiatissima madre di Della- e una mandria di ragazzini in fase di crescita ma che già promettono di essere vere e proprie forze della natura.

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La famiglia Derry

La prole della numerosa famiglia Garry è composta, in ordine, da Germaine, una ragazza grassoccia, tv-dipendente, non particolarmente sveglia e alla ricerca del suo grande amore da telenovela; da Aretha, la secondogenita, cinica, studiosa, brillante ma estremamente incapace nelle relazioni sociali e da Yoko, appena entrata nell’adolescenza, turbata dal cambiamento nel proprio corpo e dai cambiamenti che stanno devastando gli ecosistemi della Terra e che causano la morte dei suoi amati animali. Seguono Wyatt, l’unico maschietto della famiglia, oppresso dalle donne di casa e palesemente pieno di problemi; Mariah, una bimbetta di circa sei anni, manipolatrice e scaltra e Cher, la neonata della famiglia.

“Istruiti” a casa a suon di tv, di libri recuperati qua e là e delle massime di mamma e nonno, abituati a cavarsela alla meno peggio e lasciati allo stato brado, le ragazze più grandi dovranno fare i conti con l’adolescenza, la voglia di crescere, i loro timori, i loro desideri… e con i metodi educativi di Della e Grampy, il nonno.

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Da sinistra: Germaine, Della e Aretha.

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I’m back…

Dopo secoli di assenza, sono finalmente tornata.

Ho deciso di prendermi una vacanza dagli impegni e di tornare a scrivere sul blog, soprattutto di argomenti leggeri, tanto per svagarmi. Ciò non significa che non compariranno MAI argomenti più seri e/o di attualità, ma ora come ora preferisco non lanciarmi in progetti che mi porterebbero via tempo che non ho.

Ho deciso, quindi, di seguire qualche challenge -comprese quelle artistiche e quelle di scrittura, che verranno pubblicate sul blog gemello-, un modo tutto sommato easy di riprendere la mano con la scrittura ed il blogging.

Baci,

Ophelia

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